Home Cult Music Buona la prima? – L’interprete giusto per una canzone di successo

Buona la prima? – L’interprete giusto per una canzone di successo

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di Marco Fioravanti

Si è sempre cantato e ricantato le canzoni di altri. Capitava che il successo di un brano non avvenisse con il primo interprete, ma al secondo o terzo tentativo; un esempio su tutti, “Il paradiso”  di Mogol-Battisti, cantato dalla Ragazza 77 (Ambra Borelli), in inglese dagli Amen Corner centrando le classifiche in tutta Europa, ed infine ripreso in Italia con grande successo da Patty Pravo. Le canzoni di Sanremo erano tutte eseguite in coppia, e come spesso succedeva, era solo una delle due versioni a risaltare. Una fra tutte “Zingara”, punto fermo della carriera della Iva Zanicchi, che venne cantato anche da Bobby Solo, ma presto dimenticato. Altro esempio eclatante fu “E se domani”, di cui Mina fece uno dei suoi successi più grandi, ma pochi sanno che venne presentata al Festival di Sanremo del 1964 da Fausto Cigliano e Gene Pitney, piazzandosi penultima. Mina fece lo stesso miracolo con “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè e con altri brani durante la sua lunghissima carriera.

Non sempre si indovina a chi dare un brano, si fanno provini su provini. Si favoleggia addirittura che “Almeno tu nell’universo”, di Lauzi/Fabrizio, prima di approdare alla magistrale interpretazione di Mia Martini, passò attraverso moltissimi tentativi, tra cui Mietta e Paola Turci. “Grande, Grande, Grande”, scritto da Alberto Testa e Tony Renis, venne offerto, senza arrivare poi alla pubblicazione, a Ornella Vanoni, Rosanna Fratello, Milva e Orietta Berti. Ma è solo con Mina che il brano venne inciso acquistando la magia definitiva per diventare un grande successo.

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Con il passare degli anni, il ruolo del cantautore ha preso sempre più piede, relegando gli interpreti puri a “razza in via d’estinzione”, e ingrossando il gruppo degli autori che cantano i loro brani. Non sempre le qualità canore di chi scrive riescono però ad esaltare le qualità del brano stesso. Un esempio è il brano “Vivo per lei”, scritto e cantato da Gatto Panceri e dagli O.R.O., che nelle loro versioni ha avuto un tiepido risconto, ma quando lo ha cantato Andrea Bocelli in coppia con varie cantanti, in Italia con Giorgia, lo ha fatto diventare un successo internazionale.

Bisogna essere capaci di fare un passo indietro? Forse si, se uno ascoltasse bene negli album dei tanti cantautori italiani, ci sono molte canzoni che con un altro interprete avrebbe avuto miglior fortuna. E’ vero che in Italia mancano i talenti? Forse no, forse bisognerebbe semplicemente cercare di farli crescere, consigliandoli al meglio.

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