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L’OFFICINA…DA DENTRO

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di Elio Aldrighetti

Quando mi hanno proposto di scrivere  sull’Officina della Musica e delle Parole, confesso di essermi sentito un po’ spiazzato. Tutto quello che c’era da dire su cosa l’Officina è, cosa vuol diventare sempre di più, da chi è costituita, è già stato esaurientemente spiegato e precisato da chi se l’è inventata. Cosa avrei potuto aggiungere?

Ecco. Forse avrei potuto dire dell’aria che si percepisce stando dall’altra parte. Quella dei candidati come me piuttosto che quella dei formatori, professionisti del mondo della musica che mi preme sottolineare si prestano con passione mettendo a disposizione la loro esperienza sul campo gratuitamente. E qui scatta subito la prima contraddizione in termini. Si, perché la sensazione che ho avuto da subito è stata che “un’altra parte” non c’è. Non si pigiano bottoni, non si girano poltrone, non si grida al fenomeno. Né si piange o si ride o si fa il teatrino. Si lavora. Semplicemente. Tutti insieme, ciascuno per quello che gli compete. Lo spirito di squadra che va a sostituire lo spirito della competizione.

I candidati arrivano alla spicciolata. Molti da lontano, alcuni attraversano addirittura l’Italia. Con un filo di ritardo magari, trascinandosi dietro i piccoli trolley. Nelle sale del Massive Arts prendono posto giovani, meno giovani, non più giovani. A testimonianza di una trasversalità  della musica che non è mai appartenuta al mainstream nazionale.  Perché se c’è una cosa che salta all’occhio subito è che qui non si va alla ricerca del “carino” o della “carina” di turno con una voce che basta sia passabile e avanti marsch.

Non si confezionano pseudo-artisti laccati, lucidati da lanciare sul mercato come belle statuine pronte per essere abbattute o confinate nel sottobosco musicale all’arrivo di un nuovo stock di personaggi-prodotto. Le orecchie, l’attenzione, è tutta alle casse da cui esce la vera protagonista degli incontri. Potrebbe sembrare che stia dipingendo il Paradiso della Musica.  Una sorta di peana. Non è così.

Per quello che può contare il mio gusto personale, ho sentito anche cose poco interessanti, cose a volte contaminate dal diktat di quello che deve essere oggi una canzone secondo i dettami del mercato dell’usa e getta. Altre volte mi sono scoperto non in accordo con qualche considerazione. Ma l’importante, direi l’essenziale, è la disponibilità a rimettere in discussione il tutto. A rivedere, smontare, ricostruire con modalità diversa.

Mi vengono in mente certe piccole officine meccaniche auto/moto squisitamente artigianali dell’Emilia Romagna, regione cui mi sento di appartenere per via dei natali di mia madre, dove prima della gara, della sospirata vittoria (mica che vincere non conta. L’ Emilia Romagna è terra sanguigna) prima di tutto questo, c’è la grande passione per il Motore in sé. Punto. Dove si lima, si rettifica, si testa, si modifica, ci si sporca le mani di grasso. Passione. Con la maiuscola. Questo è quello che succede all’Officina. Ci si prende cura del Motore Musica.

Visti i tempi che corrono si va al contrario, come il treno di Paolo Conte. O meglio si va in controtendenza. Dove semmai  il mezzo giustifica il fine e non viceversa. E tutto quello che succede dopo si vedrà. Non ho usato il futuro a caso. Perché onestamente non possiamo sapere cosa ne sarà dell’Officina. Quello che so per certo è che si comincia a navigare. E la rotta è quella giusta.

Per quanto mi riguarda io sono qui con addosso la mia tuta da lavoro. Se c’è da fare gli straordinari eccomi. A disposizione.

 

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