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Passaggi radiofonici e Classifiche di vendite: due mondi opposti

Voto Autore

di Marco Fioravanti

C’è una profonda discrepanza tra i dati di ascolto radio – o meglio dei passaggi dei brani – rispetto alle classifiche di vendita.

Nel 2015 il brano più passato fu “Buon viaggio” di Cremonini e al 2° posto “Senza fare sul serio” di Malika Ayane. Nella classifiche dei singoli più venduti/scaricati, invece, questi brani li trovavamo rispettivamente al 24° e 25° posto e i relativi album al 37° e 38° posto. Il singolo più venduto (e tutt’oggi ancora in classifica dopo 41 settimane!) era “Roma-Bangkok”, presente nella classifica dei più passati nelle radio, ma solo al 9° posto.

Si capisce che c’è una grossa schizofrenia tra chi ascolta e chi compra ed è evidente che chi troppo ascolta poi non compra il prodotto finale. Le case discografiche, naturalmente, cercano in tutti i modi di “convincere” la radio a trasmettere le canzoni per farle conoscere e quindi vendere… ma poi così vendono veramente?

Queste settimanae, il nuovo disco di Loredana Bertè “Amici non ne ho.. ma amiche si!” è al 2° posto tra i cd e addirittura al 1° posto tra i vinili. Nella classifica delle canzoni più passate dalle radio il nuovo singolo scritto per Loredana da Ligabue non è nemmeno tra le prime 20. Cosa possiamo intuire?

Si possono fare diverse ipotesi:
– Loredana è sicuramente un personaggio difficile da inquadrare (grande difetto!) e molte emittenti radiofoniche, avendo paura di perdere ascolto, non lo trasmettono. Ovvio che se lo stesso brano lo avesse cantato Liga stesso, lo si sarebbe sentito più e più volte al giorno.

– Non si considera Loredana un personaggio interessante a livello discografico. Lo stesso grave errore lo si è fatto con altri grandi nomi, come Mia Martini, Mango, Pino Daniele, che erano quasi banditi dalle radio, specialmente con i nuovi brani, per far spazio invece a proposte che venivano dall’estero (che nella maggior parte dei casi non brillano certo per qualità eccelsa) o a prodotti nostrani mediocri ma più remunerativi nel breve periodo.

– Si pensa che ai giovani alcuni nomi non possano piacere e quindi non ne comprano i dischi. Ma il più grosso errore è proprio questo! Se c’è qualcuno che considera il disco o il cd come oggetto di “valore” culturale e artistico non è certo il ragazzino che scarica come un forsennato qualunque cosa o che, peggio, ascolta tutto sulle varie piattaforme gratuite e non compra nulla. Gli adulti, che sono cresciuti con il mito del “nuovo disco da comprare”, quando il prodotto è interessante lo comprano ancora. Basta vedere che nell’ultimo Sanremo, tra i pochi che hanno venduto ci sono Patty Pravo e gli Stadio, che non mi sembra abbiano un target di giovanissimi!

Tra i dischi più venduti del 2015 abbiamo anche Adele e Il Volo, non proprio dei prodotti da quindicenni!
La miopia di chi gestisce il mercato musicale è lampante ormai. Quasi ogni settimana c’è una nuova “numero uno” nei cd e quasi mai corrisponde alla “numero uno” nei singoli. Come non capire che sono due mercati completamente diversi? Che forse il ragazzino si butta sul singolo e l’adulto invece sul cd? Che il nuovo idolo che spopola nel mercato dei singoli ha vita breve, se non continua a sfornare canzoncine facili al primo colpo, e chi invece confeziona un cd intero compie (o dovrebbe farlo) un lavoro di creazione completamente diverso?

Il grosso della vendita si concentra certamente nei primi giorni dall’uscita (periodo in cui viene sfruttato lo zoccolo duro dei fans club), ma se il disco è buono e lo si fa conoscere può rimanere nelle prime posizioni per diverso tempo.
Sicuramente i tempi in cui un disco restava mesi al primo posto sono finiti (ad esempio “La vita è adesso” di Baglioni nel 1985 restò al 1′ posto per ben 27 settimane). Ma buttare mesi di lavoro per confezionare un disco e bruciarlo in pochi giorni di classifica è veramente mortificante. Vero è che i capolavori sono sempre, ma sarebbe comunque giusto  trasmettere un buon disco italiano invece che contribuire a far dilagare l’esterofilia, brani che spesse volte peccano di poca qualità. Per non parlare poi degli artisti “sponsorizzati” in maniera martellante da alcune radio, artisti che spesse volte sono parte integrante del catalogo editoriale delle stesse radio, e che spesse volte vede in modo indirettamente proporzionale il rapporto tra quantità e qualità.

Ma qui partirebbe un altro discorso, lungo e tortuoso, che abbiamo già affrontato in altri articoli

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