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I Video -“Quando sogno sparisco”. INTERVISTA

Voto Autore

di Athos Enrile

Dietro al progetto I Video si nascondono i nomi di Cristiano Turato e Alberto Roveroni, la cui storia è difficile da sintetizzare, anche se è lo stesso Roveroni che viene in mio soccorso nello scambio di battute a seguire.

Per semplificare potremmo dire del primo che è l’attuale vocalist dei Nomadi mentre il secondo è produttore e fonico di molti artisti dal pedigree altisonante.

Ma il progetto “I Video” è completamente loro, una creatura nata forse per caso, dall’empatia conseguente ad una fortuita conoscenza, una di quelle alchimie che quando nascono lo si capisce al volo, perché fanno guardare oltre, e portano a idealizzare un futuro preciso, di cui forse non si conosce il dettaglio, ma di certo resta illuminato il macro obiettivo, in questo caso quello di creare in assoluta libertà.

E’ appena stato rilasciato il loro album di debutto, “Quando sogno sparisco“, 44 minuti di musica suddivisa su 10 tracce molto ampie, nel senso della varietà della proposta.

La scelta del termine “Video”, la cui traduzione porta a diversi significati, tutti riconducibili all’utilizzo dei sensi e alla conseguente trasformazione delle conoscenze – ed esperienze –  in rappresentazioni artistiche, è strettamente legata alla necessità di libertà espressiva che il duo dimostra, sintetizzata dallo spaziare nei campi sonori più disparati.

E questo bisogno primario trova il perfetto matrimonio nel coinvolgimento di fan e followers, partecipanti attivi delle clip dei I Video.

Non è un album concettuale racconta Alberto, ma a ben vedere un fil rouge esiste, perché le tracce musicali raccontano un percorso di vita nato tempo fa, e si annodano a creazioni più recenti, e va da sé che l’album diventa la proiezione di innumerevoli immagini, magari lontane tra loro dal punto di vista temporale, ma legate da precise situazioni di vita,  caratterizzate, anche, dal perseguire sogni, che a volte diventano realtà.

Ogni volta che si inizia una strada ci si guarda intorno straniti per capire dove ti può portare. La bellezza nel percorrerla sta nel cuore delle persone che insieme a te la vivono. Mentre i piedi cercano il ritmo giusto, non ci si accorge che passo dopo passo si cambia e si ritorna a vivere”.

 E’ questa la filosofia dichiarata che permea l’album in toto, condita da elementi di pop elettronico tipico degli anni ’80, atmosfere ambient, rock controllato e melodie più mediterranee, con maniacale cura del visual, almeno a giudicare dai filmati disponibili.

Propongo come esempio l’ultima realizzazione, “Solo l’amore”:

 

[youtube id=”n0ZH61E_iVQ”]

 

Il progetto potrebbe sembrare all’impatto un contenitore “studio”, ma ciò che i due artisti stanno preparando è una vera fase live, dove l’indole free potrebbe portare alla creazione di uno show oltre la musica, alla ricerca del pieno “dare /avere” che è alla base di ogni evento di qualità, se per qualità si intende sharing e trasporto.

Un album da ascoltare con attenzione, in cui ci si può facilmente riconoscere, e dove emerge la grande abilità dei due musicisti nel fornire la colonna sonora ai sentimenti importanti che regolano le nostre esistenze, nessuna esclusa.

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I pensieri di Alberto Roveroni, a volte in prima persona… a volte no!

Quando si decide di percorrere assieme un cammino artistico si è sempre spinti dall’aver trovato la giusta sintonia, magari non spiegabile a parole: qual è il collante che unisce Cristiano Turato e Alberto Roveroni?

La nostra storia parte da molto lontano, ci siamo conosciuti nel mio studio, all’epoca a Padova, si chiamava “La Fabbrica Del Suono”, era un posto magico, uno di quelli che nonostante fosse piccolissimo era riuscito a creare un via vai continuo di artisti, anche da molto lontano. Tra questi, un giorno si presentò Cristiano: penso fosse il ‘98.

Da quel momento siamo rimasti in contatto, le strade si sono separate poi riunite, e per un periodo Cristiano è stato assistente e collaboratore in studio, poi separate di nuovo e poi riunite per iniziare a sperimentare musicalmente insieme; passavamo i pomeriggi liberi in studio a sperimentare sulla vocalità, sui suoni, per trovare una chiave di lettura sul timbro e sulla musica da mettere intorno alla voce. Il nostro laboratorio ha radici lontane, siamo cresciuti molto durante quegli anni.

Poi Cristiano ha continuato con un gruppo e Alberto ha iniziato a lavorare all’estero su vari fronti musicali, sia in Inghilterra che in Germania.

Ci siamo riallontanati quindi… Alberto si è spostato a Milano e ha iniziato la sua collaborazione con vari artisti e produttori del panorama italiano e Cristiano la sua vita con i Nomadi. Il riavvicinamento è stato spontaneo come lo è stato ripartire con la maturità acquisita da dove eravamo rimasti.

 Possibile sintetizzare le vostre esperienze pregresse e i progetti paralleli a I Video?

Cristiano ha lavorato moltissimo sulla scrittura come autore, ha studiato moltissimo e ha avuto varie formazioni musicali, ha lavorato anche come fonico per un breve periodo  fino all’arrivo del mondo nomade. Alberto ha aperto il primo studio a Padova nel lontano 1996 e ha lavorato con molti artisti italiani, ha prodotto una infinità di band semisconosciute, poi successivamente a Londra ha fondato uno dei primi movimenti di Vj Live, dove musica e video andavano in tempo reale insieme in performance live; ha suonato e fatto installazione in giro per l’Europa per alcuni anni, incluso un remix live con le musiche date direttamente da Peter Gabriel. Poi per alcuni anni si è focalizzato insieme a un compositore tedesco, Gary Marlowe, alla realizzazione di colonne sonore per il cinema e TV tedeschi.

In Italia sono responsabile da 5 anni dello studio Q, lo studio dei Pooh, con Red Canzian, una persona che mi insegna moltissimo e che mi è sempre stata vicina; un’altra collaborazione molto importante per me è quella accanto a Mario Biondi – da ormai quasi 3 anni -, un altro gigante con cui condividiamo esperienze musicali.

Ora sto per aprire a Milano insieme a una ditta illuminata e all’avanguardia il primo spazio per musicisti del futuro…. non è un coworking, ma è un coworking, non è uno studio ma è anche uno studio…insomma è tante cose insieme ma nessuna di queste: a breve ne sentirete parlare.

Leggendo le vostre note si apprende come il nome che avete scelto sia assolutamente ricercato, e abbia a che fare con la necessità di vivere l’arte in modo sinestesico, stimolando i sensi, nessuno escluso: che potere ha la musica in tutto questo?

Il nome “I Video” è il senso, la radice della parola dal  latino: io vedo, percepisco, assimilo, era impossibile per noi non innamorarci di questo nome, anche se  difficile da sostenere! Per non parlare, problema correlato, della ricerca su google!

La musica ha un potere assoluto, da sempre potente in ogni suo genere espressivo, in ogni essere umano o continente planetario, ha a che fare con la percezione culturale, storica e soggettiva, ma sono cose che si influenzano costantemente a vicenda da sempre. Il potere evocativo ed emozionale della musica è fortissimo e mutevole nei vari contesti storici… è un gioco magico, la musica influenza l’uomo, ma la musica è fatta, dall’uomo… il creatore viene a sua volta ricreato dalla sua creatura; oggi la sensazione è che la percezione che si ha della musica, come viene proposta e incanalata, vada a volte in direzione lontana dall’essenza di essa, della ricerca, ma non è così. C’è lo “strato” principale, cioè il pop, l’industria che è più vista, ma sotto ci sono un sacco di substrati, c’è davvero tanta arte là fuori, a volte meno conosciuta. L’esigenza de I Video era quella di lavorare senza nessuna regola, seguendo il flusso del momento senza porsi domande, e così è stato; infatti alla fine lo abbiamo battezzato “laboratorio” I Video. Dovete immaginare la cosa come se le mattine libere entrassimo in uno scantinato, si apre la porta e dentro c’è un regno di ampolle, fiamme e scaffali pieno di esperimenti pazzi: questi siamo noi in modalità “video”.

Mi raccontate gli sviluppi musicali canalizzati sui vostri video e la voglia di coinvolgere chi vi segue, realizzando una sorta di rapporto osmotico con i fan?

La risposta a questa domanda nasce da due punti: il primo il voler realizzare al massimo le nostre idee con un budget minimo, il secondo dalla nostra ferma convinzione che le idee vincono su tutto. Abbiamo da sempre avuto il bisogno di raccontare storie e per farlo ci vuole qualcuno che abbia voglia di ascoltare, e così ci siamo detti: ma perché non coinvolgiamo direttamente le persone? Abbiamo deciso di provare ad agire da cassa di risonanza e da qui sono nati i due videoclip, in cui gli attori sono dei fans, delle persone invitate dal web. Per noi è uno scambio energetico costante imprescindibile. A volte in realtà la cosa è più faticosa del previsto per tutti, perché si tratta di conciliare molte esigenze, ma la ricompensa in termini di emozioni è tanta.

Diciamo che lo spirito con cui abbiamo affrontato questa prima avventura è stato quello di agire da cassa di risonanza.

Uno dei motivi, tra l’altro, per cui il disco ha richiesto due anni e mezzo per arrivare a compimento è la ricerca dell’armonia, non quella musicale, ma umana. Era un argomento delicato quello di portare due persone come noi, con una identità professionale ben definita, in un ambito esterno: primo per rispetto storico della tradizione che Cristiano sta portando avanti con i Nomadi, secondo perché per Alberto non sempre è facile conciliare in termini di professionalità queste due visibilità.

Ma alla fine i nostri partner artistici si sono rivelati super supportivi, infatti sono sempre le prime persone ad essere al corrente dei nostri passi… per noi è importante l’arricchimento personale, ma anche il riconoscimento dei ruoli e della storia che rispettiamo.

”Quando sogno sparisco” è il titolo dell’album appena rilasciato: qual è il messaggio che proponete?

Il titolo nasce da una serie di eventi personali: siamo entrambi papà e questi avvenimenti sono stati per noi radicali e intensi, soprattutto perché sono coincisi con il massimo delle nostre esperienza lavorative, Cristiano nei Nomadi e Alberto come fonico e produttore; in pratica ci sentivamo come degli adulti che facevano le cose “da adulti”, che quando si chiudevano nel loro laboratorio “pazzo” a suonare senza gli impegni lavorativi, familiari e gli obblighi e responsabilità che essi comportano… si sentivano come dei bambini in un corpo di adulti, che è poi un’altra parte dell’essere musicisti. Poi una mattina un nostro figlio appena sveglio ha detto: Papà, ma lo sai che quando sogno sparisco?

PERFETTO! avevamo il titolo perfetto, la sintesi del tutto.

Il messaggio che propone il titolo è questo: l’eterna lotta all’equilibrio tra le fasi della vita… sognare per sparire e poi tornare carico di cose, il sogno inteso come fiamma per crescere evolversi e restare vivi.

Lo si può considerare un disco concettuale?

Onestamente, ripensando alle risposte che ti stiamo dando, potrebbe anche sembrarlo, ma di fatto non lo è! Direi piuttosto che un disco “mashup”, uno stream of consciusness …davvero la regola qui è stata la non regola. E’ un disco del tutto e del contrario di tutto; in realtà occorre sapere che non voleva nemmeno diventare un disco, la cosa doveva restare nei nostri hard disk, intendevamo il tutto come un laboratorio dove poter imparare cose nuove da riproporre poi nelle nostre attività, ma poi la cosa è cresciuta ed è stato più forte di noi non metterla alla prova del pubblico, fare quello che abbiamo imparato dai nostri maestri, per cui ci siamo ritrovati artigiani a 360 gradi di tutto, abbiamo fatto tutto, dal disco, al management, alla realizzazione del live e del palco.

Ora lentamente si stanno affiancando a noi dei validi collaboratori che ci porteranno su terreni inattesi: vedremo!

Come si potrebbe definire la vostra musica, in un mondo che necessita sempre di qualche etichetta?

Abbiamo una sola etichetta… non avere etichette!

Siamo difficili da seguire e da capire, ce ne stiamo rendendo conto ora che “esistiamo” in pubblico, passiamo con facilità dal pop al pezzo ambient, sfruttando l’orchestra (notevole il lavoro di arrangiamento di archi eseguito da Giovanni Dettori, che ringraziamo) arrivando alla musica elettronica; intendiamo procedere sempre di più in questa direzione e vedere cosa succede….

Che ruolo attribuite alla tecnologia, sia quella che influisce sulla composizione e interpretazione sia quella che ne facilita la divulgazione?

Siamo legatissimi alla tecnologia! Siamo dei nerds, davvero! Questo disco è nato su due portatili usati in ogni luogo immaginabile, dallo studio di registrazione iper professionale, al parco giochi con le cuffie del telefono, senza la tecnologia non sarebbe stato possibile, per cui la amiamo visceralmente.

Quando diciamo che è stato fatto con questi mezzi e persino mixato solo con il mio sistema (Alberto), cioè un laptop e qualche scheda dsp e poco di più, in pochi ci credono, ma anche questo fa parte della nostra convinzione che le idee devono vincere su tutto. Per cui iper tecnologici sì, ma sempre al servizio delle idee. Se ci accorgiamo che stiamo muovendo le mani sulla macchina o sullo strumento senza avere una idea da seguire, spegniamo tutto ed aspettiamo qualche motivo valido per riaccenderla

Come si comportano – e cosa suscitano  – i I Video dal vivo?

Questa è una domanda a cui posso rispondere solo marginalmente, perchè il live dei video è stato solo fatto in due occasioni, due prove in pubblico, perché le date vere e proprie le stiamo organizzando ora… diciamo che il feedback è stato superiore ad ogni aspettativa, le persone si aspettavano un concerto “normale” ma si sono trovate ad assistere ad un evento in costante mutazione. Ci sono quattro linee video, teli mobili, sceneggiature che cambiano… abbiamo lavorato tantissimo e posticipato l’uscita del disco e del live, proprio per poter regalare al pubblico un mini concerto evento. Per preparare il tutto al meglio… ma nei ritagli di tempo! Non volevamo, anche se potevamo benissimo, uscire tanto per farlo, con giusto quattro strumenti sul palco, volevamo un evento quasi teatrale, infatti alla fine il palco è così, un piccolo teatro, in quadrifonia, che cambia quattro atti, quattro momenti diversi durante la serata, inizia il disco, poi diventa acustico unplugged, poi ambient, edm e poi ritorna il disco, tutto con scenari che cambiano dal vivo.

Ovviamente pensato e costruito da noi e dal nostro collaboratore tecnico, Christian Galiazzo. Siamo in tre sul palco, più un tecnico ed un fonico che a volte non è necessario perché è tutto automatizzato.

Che tipo di obiettivo vi siete posti pensando al futuro prossimo?

Suonare dal vivo !

Nel live ci sono quattro atti musicali, i due centrali sono altri pezzi della nostra storia, che mancano all’appello del cd… stiamo seriamente pensando di fare altri due dischi per fine anno che racchiudano questi momenti, stiamo finendo gli ultimi dettagli del live… e vi garantisco che è una impresa notevole.

In più stiamo partecipando ad un progetto molto bello, contribuiremo con un brano al tributo/disco dei 50 anni dei Dik Dik con un pezzo che amiamo molto e che abbiamo fatto diventare nostro come sonorità… tra l’altro per noi è una esperienza strana. In pratica mettendo insieme le nostre esperienze ci siamo ritrovati a lavorare per tutte e tre le band italiane che hanno o stanno festeggiando i 50 anni di attività… Cristiano-Nomadi Alberto -Pooh- I Video -Dik Dik! Magie della vita… insomma abbiamo molto da fare e stiamo già pensando al secondo disco ufficiale!

 

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Tracklist

1-Foglia Su Foglia
2-Prima Di Me
3-Sogno
4-Lento
5 -Liberami
6 -Parlami Ancora
7-Solo L’amore
8-Aq
9-In Cerca Di Te
10-Le Cose Che Vorrei-ending

 

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