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La marchetta mafiosa sul primo canale della televisione di stato

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di  Giuseppe Santoro

Vespa annuncia una puntata riparatrice di Porta a Porta in cui si parlerà di lotta alla Mafia. Tutto apposto quindi.

Come se ieri sera fosse andata in onda una versione dei fatti plausibile o peggio ancora, un punto di vista in qualche modo condivisibile.
Caro Vespa, la Mafia non è un’opinione che ha bisogno di contraddittorio o di una trasmissione successiva che ne faccia le pulci e ne parli male. La Mafia è merda e ad essa non va dato per nessun motivo uno spazio mediatico e meno che mai questo dovrebbe accadere nel servizio pubblico.

Se Mediaset produce e manda in onda “Il capo dei capi” è a mio parere una scelta diseducativa e di dubbia utilità, considerando soprattutto come viene mitizzata in quella serie la figura di Riina; che un evento simile o peggiore accada nella televisione di Stato però, è un fatto assolutamente inaccettabile. Non paghiamo il canone per vedere il figlio del boss più famoso di sempre presentare un libro su Rai1. Un libro di cui non voglio nemmeno citare il nome, che ha il carattere del titolo di copertina scritto nello stesso modo di quello de “Il Padrino” di Mario Puzo. Tanto per fare intuire ironicamente l’antifona già dalla prima pagina.
Tornando al salotto di Porta a porta, sappiamo bene come questo sia sempre stato considerato da molti un organo di propaganda del Governo e della maggioranza. E anche per questo, mentre è ancora in corso un processo sulla trattativa Stato-Mafia, il messaggio televisivo andato in onda ieri risulta ancora più inopportuno ed inquietante.

Chiariamoci, un’intervista al soggetto in questione poteva anche starci, magari con un giornalista diverso, magari con una serie di domande importanti e precise volte a mettere in difficoltà l’intervistato e magari non impostando il programma sulla presentazione di un libro nel quale Riina jr. incensa la figura del padre-boss. E’ questa la vergogna. Non si è trattato di un’ intervista ficcante, ma di una marchetta editoriale per riabilitare la figura di un mafioso. E non un mafioso qualunque purtroppo.

Con buona pace dei familiari delle vittime di Cosa Nostra, che hanno assistito a uno spettacolo ignobile sul primo canale, con la figura dei loro cari scomparsi indirettamente infangata e ridicolizzata.

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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