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martedì, Aprile 20, 2021

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Arriva “Love & Mercy”, il Film su Brian Wilson

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di Victor Venturelli

È difficile raccontare in un’unica pellicola la storia di Brian Wilson, uno dei padri della musica pop-rock mondiale, che conosciamo per averci fatto ballare sulle note di canzoni come Fun Fun Fun, God Only Knows, Good Vibrations insieme ai suoi Beach Boys.

Nella pellicola di Bill Pohlad in uscita il 31 Marzo 2016 nelle sale italiane e intitolata Love & Mercy siamo di fronte alla ballata più importante del compositore americano: la sua vita.

Due momenti, due approcci alla musica diversi, dal periodo “California Sound“, tra spiagge infinite, surfisti che cavalcano le onde, all’oscurità e alla più o meno evidente depressione che caratterizzerà la sua produzione successiva.

Un genio tormentato, un’anima in pena Wilson che ha avuto bisogno di essere sostenuto, accudito nel corso della sua esistenza.

Spesso però la vita è beffarda e, a causa di una fiducia mal riposta e nonostante il successo musicale, il compositore (interpretato nel periodo giovanile da Paul Dano – 12 Anni Schiavo, Youth – è da John Cusack in età matura – di lui ricordiamo Il film musicale Alta Fedeltà) si è trovato vittima di una malattia mentale sempre più visibile (che lo ha portato a ritirarsi addirittura dalle scene musicali) e dell’abuso di droghe e farmaci capaci di condizionare la sua carriera e la sua vita.

Una delle cause dei suoi mali è senza ombra di dubbio il terapeuta Eugene Landy, che nella debolezza del musicista ha trovato un modo per arricchire se stesso rendendolo così impotente; anche da parte della famiglia, specialmente da parte del padre incapace di motivarlo nella maniera più giusta, sono arrivate le delusioni che lo hanno portato a soffrire di un deficit affettivo assai difficile da colmare.

Se da una parte la vita tormentata dell’artista lo ha portato ad un atteggiamento dimesso è vero anche che la luce fuori dal tunnel è stata raggiunta grazie ad una donna, Melinda Ledbetter (una pregevole Elizabeth Banks nel film), capace di guidarlo e fargli di nuovo “sentire” la musica della vita.

Un biopic sicuramente da premiare quello di Pohlad, grazie all’interpretazione mai scontata degli attori sullo schermo e alla coerenza biografica col quale è stata raccontata la carriera e la metodicità artistica di uno dei più grandi compositori internazionali.

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