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“50 Sfumature di grigio”: Un film che vuole andare oltre senza il coraggio necessario – RECENSIONE

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di Victor Venturelli

Amore, erotismo, passione da sempre sono stati temi “scottanti” nel mondo della settima arte e spesso oggetto di tabù nel corso della storia cinematografica; numerose infatti le censure a pellicole che, per quanto trasgressive, erano portatrici di una precisa visione dell’amore carnale e di una determinata intenzione di rompere con i canoni della tradizione precedente.

Tra i film italiani possiamo ricordare La Orca di Eriprando Visconti del 1976 con un giovanissimo Michele Placido, o ancora le produzioni del tanto criticato Tinto Brass, specchio del cinema erotico all’italiana (un esempio La Chiave del 1983 con protagonista Stefania Sandrelli).

Andando oltre oceano tra i film che fecero scalpore anche nel nostro Paese in epoca recente ricordiamo Velluto Blu del 1986 di David Lynch e 9 settimane e ½ di Adrian Lyne, con Mickey Rourke e la bellissima Kim Basinger.

Se la componente erotica ha da sempre fomentato clamore e fatto strizzare gli occhi a qualcuno, il cinema contemporaneo non è immune dalla censura e dalla critica (da ripescare il film del 1992 Il Danno di Louis Malle con Jeremy Irons e Juliette Binoche).

Se tutti i film citati potevano offendere in qualche modo il gusto estetico delle masse e degli “intellettuali” è vero anche che si cercava di dare voce ad un argomento di cui, fino ad allora, non se ne erano mai indagate le diverse sfumature, dal sadomasochismo a rapporti omosessuali (consiglio la visione di Cruising, un film che ha fatto molto discutere con un giovane Al Pacino), dalla semplice volontà di soddisfare il proprio istinto carnale.

In questi giorni, dopo essere stato proposto in prima serata su Canale 5, ha fatto molto discutere il primo film 50 sfumature di grigio tratto dall’omonimo romanzo della trilogia della scrittrice americana E. L. James.
La critica nei riguardi di Mediaset da parte del Moige (non favorevole alla scelta di mandarlo in onda ad un’ora non consona per la presenza di numerosi bambini come telespettatori) è specchio innanzitutto di una mancanza di eticità da parte delle emittenti televisive e, in più, di una poco accurata scelta della qualità del materiale audio-visivo da proporre sui nostri schermi.

Eggià, perchè il film non è assolutamente bello; e non si tratta della visione di contenuti più o meno espliciti che, a mio avviso, se ce ne fossero stati di palesi almeno avremmo saputo cosa guardare, ma è la mancanza di una precisa idea registica al riguardo.

Di per sé la materia narrativa da cui è stato tratto il film poteva presupporre una quantità infinita di modi in cui poter rappresentare il tutto, ma quello che ci è stato messo davanti agli occhi è un tentativo sterile di raccontare una storia d’amore e di mostrare una passione e un’attrazione fisica (del tutto possibile nella realtà) fuori dal comune.

Il film non esce positivo dalla critica, sebbene le nuove generazioni e i numeri al botteghino possano lasciar pensare il contrario: il film vuole raccontare la perversione senza però addentrarsi in ciò che la scaturisce, manca una precisa e forte caratterizzazione dei personaggi, il tutto sembra essere sminuito e addirittura superfluo da raccontare a scapito di un travolgente erotismo che però non trova compimento nelle scene, sfumate lasciate a sé stesse senza precisa intenzione di andare oltre.

Un film che vuole andare oltre senza il coraggio necessario, una pellicola sterile e senza base di fondo solo per il gusto di fare leva con tematiche “osè” di fronte ai giovani.
Non un minimo di pensiero dietro questo frutto di una società sempre più propensa verso il non riconoscimento di valori autentici; forse c’è bisogno di un po’ più di pensiero anche nell’arte che, sebbene diventata pura mercificazione, non può trascendere da un’ideologia di fondo capace di donare un significato a ciò che si produce.

Se questo può essere considerato cinema a tutti gli effetti forse bisognerebbe meditare sul concetto stesso della materia cinematografica

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