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La favola del giovane esordiente: chi è senza peccato scagli il primo talent

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di Alessandra M. Segneri

Leggevo le dichiarazioni di Alessandro Massara, presidente di Universal Music Italia al portale Adnkronos, secondo cui “Le radio e i giornali non ne vogliono sapere degli artisti giovani, per le nuove leve troviamo solo porte chiuse.
Questo è molto grave. Le classifiche degli altri paesi sono piene di popstar giovani. Faccio un esempio con un’artista che mette d’accordo tutti: Adele ha meno di 30 anni ed è al suo terzo album di successo, mentre tra le Nuove Proposte di Sanremo 2016 diverse sono ultratrentenni”.

Tutto ciò mi sembra un po’ pretestuoso. Per prima cosa mi fa sorridere il fatto che si citi “Adele” come esempio da raggiungere, quando i rappresentanti delle più importanti case discografiche italiane, Universal compresa, bazzicano l’ambiente dei vari talent (più che dei locali o delle piazze dove si fa musica vera…ovvero non fanno più scouting), talvolta giudicando le sfide e mandando avanti i prodotti ai quali sono maggiormente interessati e che hanno più visibilità in televisione grazie al talent stesso.

Lo stesso Massara è un assiduo frequentatore di “Amici di Maria de Filippi”, proprio in qualità di giudice esterno (ma guarda un po’!), e la stessa Universal è partner di un intero talent, il peggiore tra tutti, The Voice (ancora vivo nei ricordi è lo sfogo di Piero Pelù contro l’Universal-The Voice dell’anno scorso).

Quando prendi sotto contratto un ragazzo che ha partecipato a un talent, metà della promozione è già fatta, il ragazzo è un “verginello” della musica, ma di fatto è già un “noto” cantante perché i fruitori del “format talent” lo riconoscono come tale.

Inoltre la playlist delle grandi radio FM è notoriamente influenzata dai rapporti con le case discografiche, e qui non si scopre certo l’acqua calda.  Cito una frase illuminante di Linus: “Le case discografiche più che altro sono maestre nell’arte del baratto: -Ti do un disco importante in anteprima e tu mi spingi un po’ questo…-”.

Da una parte il pubblico, annoiato da tanta monotonia, si lamenta perché “in radio senti sempre le stesse canzoni”, dall’altro finiscono per odiare quei brani dai quali si sentono perseguitati o (più facilmente) si convincono che quel pezzo lo amano perché ormai “ce l’hanno in testa” a mo’ di lavaggio di cervello.

Allora, se tu, presidente di una Major come l’Universal, hai la possibilità, in qualche modo, di influenzare le scelte, le scalette e le playlist delle grandi radio FM, entrando di fatto nel circuito dei “pochi” che creano il monopolio, mi chiedo, in che modo queste FM ti boicottano gli artisti?
Per cui, chi è senza peccato…

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