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La morte di Scott Weiland…

Voto Autore

di Athos Enrile

E’ la sera del 3 dicembre quando Scott Weiland viene trovato privo di vita nel suo tour bus, fuori da un motel, a Bloomington, Minnesota; era lì per esibirsi con il suo nuovo gruppo, The Wildabouts, dopo essere stato il leader degli Stone Temple Pilots e aver fatto parte dei Velvet Revolver.

Morto nel sonno – dicono le fonti ufficiali – in attesa di esibirsi in un club di periferia, perché “ … i concerti sono l’unico modo per fare un po’ di soldi, ora che i dischi non si vendono più!”.

Eppure lui di album ne aveva venduti, più di due milioni con i Velvet Revolver, il progetto inventato da Slash!

Era nato in California e quindi atipico per il grunge di Seattle.

Pensi alla Seattle musicale e… non ti viene in mente Hendrix, sua città natale. Non pensi neanche alla pioggia che arriva due giorni su tre. Più facile parlare del grunge, un non genere, caratterizzato dalla mancanza di un comune denominatore tra i vari gruppi che ne hanno fatto parte, anche se è evidente la spaccatura rispetto al rock anni ’80, il ricorso al minimalismo espressivo, la rinuncia alla moda del momento, la spinta verso la denuncia politica e culturale.

I nomi che arrivano alla mente con rapidità sono quelli dei Nirvana di Kurt Kobain, dei Soundgarden di Chris Cornell, degli Alice in Chains di Layne Staley, dei Pearl Jam di Eddie Vedder, band caratterizzate da vicende umane drammatiche e da premature dipartite legate ad eccessi e a importanti problematiche esistenziali.

Weiland non sfugge a questa condizione, e tutta la sua “corta” vita sarà caratterizzata dalla dipendenza dalle droghe.

Un paio di mogli, un paio di figli, entra ed esce dal carcere e dai centri di recupero, senza trovare pace, incapace di calmare i suoi demoni che lo porteranno alla rapida distruzione.

E questi sono i fatti, tristi, che lo accosteranno per sempre agli artisti maledetti che hanno bazzicato nello stato di Washington, ma anche morire in età “matura” è un ulteriore fallimento per un musicista/mito di Seattle.

Ma la storia dell’uomo Weiland intenerisce, perché mette in risalto la continua difficoltà, l’abbandonamento frequente di chi decide di metterlo da parte perchè il limite della sopportazione è superato, e anche un giudice qualsiasi ci mette del suo, determinando la perdita della paternità del nome, Stone Temple Pilots, gruppo con cui vince un Grammy Award per la categoria Best Hard Rock Performance nel 1994, con il brano “Plush”, tratto dall’album d’esordio “Core”:

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Ma mi piace fornire un’altra immagine, che possa sottolineare gli aspetti positivi della sua personalità, pur essendo conscio che poche righe di articolo non serviranno a disegnare la complessità di un uomo sofferente, forse artista per caso.

Scott Weiland era anche un papà, e a un certo punto della sua storia dedica una canzone al piccolo Noah, di 18 mesi, e la intitola “A Song for Sleeping”: quanta semplicità e tenerezza… una ninna nanna!

Scrive Scott nel brano: “So will you tell me the little things? What does God look like? And angels’ wings?”, ovvero: “Allora dimmi le piccole cose… Che aspetto ha Dio? E le ali degli Angeli?”.

Ora non ci sono più domande fare, tutto sarà svelato e forse arriverà la serenità mai trovata su questa terra.

 

[youtube id=”eEkpZnc4dFc”]

 

 

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