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L’impossibilità di capire

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di Athos Enrile

Poche righe di commento a quanto accaduto ieri a Parigi, un momento che ho quasi vissuto in diretta, casualmente, davanti alla TV, saltellando da un canale all’altro nella speranza che esistesse un format più… benevolo e positivo.

Sono queste le occasioni in cui tutti parlano, si scagliano contro entità precise, pontificano e contestano ma, lungi da me il voler trarre conclusioni su argomenti così complessi, mi è venuto spontaneo pensare a qualche aspetto del vivere quotidiano.

Inizio dalla nostra impotenza. Mi viene da chiedermi: cosa posso fare io come singolo cittadino? Che tipo di azione positiva potrei esercitare per poter dare un contributo minimo?

L’istinto mi porterebbe a usare la violenza elevata all’ennesima potenza, in risposta alla furia cieca di persone – sì, è di uomini e donne che stiamo parlando, anche se parrebbe il contrario – a cui è difficile prendere contromisure, perché capaci di immolarsi in nome di una causa incomprensibile ai più, decidendo di togliersi la vita, giovanissimi, pur di colpire duramente un obiettivo “nemico”.

Ad inizio anno, quando Parigi fu attaccata la prima volta alla sede di Charlie Hebdo, mi venne da pensare che il mio essere cristiano avrebbe provato fastidio di fronte ad un maltrattamento del mio Dio, magari bestemmiato, verbalmente e materialmente, ma mai sarei stato sfiorato dal pensiero della vendetta personale compensatrice, violenta e decisiva, e mai e poi mai avrei trovato il motivo ed il coraggio di buttare via la mia vita in nome di una religione.

Siamo mondi differenti, inutile negarlo, e mentre noi “occidentali” ci preoccupiamo di cancellare una gita scolastica in un luogo d’arte, perché le immagini potrebbero essere offensive per la cultura altrui, esistono “diversi” – e non ho ancora capito se siano pochi o tanti – che di fatto ci tolgono la libertà di scelta, perché per ogni aereo preso, per ogni luogo di vacanza o di lavoro bazzicato, per ogni momento semplice della nostra vita, esiste ormai un condizionamento certo, che ci rende fatalisti e speranzosi che oggi non sia il nostro giorno sfortunato, che venerdì 13 o 17 sia nero solo per chi ci crede.

Ieri sera lo stadio era pieno, il ristorante affollato e il concerto partecipato.

Ci metto insieme i treni che mia figlia prende ogni settimana e che non hanno nessun controllo, i centri commerciali dove si potrebbero fare facilmente migliaia di vittime, le tantissime situazioni in cui un pazzo qualsiasi potrebbe privarci della vita o, cosa ancor più insopportabile, di quella dei nostri cari.

In nome di cosa?

Lascio le conclusioni agli esperti che riempiono i Talk Show, ai giornalisti che non aspettano altro che realizzare la diretta di una notte che li renderà co-testimoni dell’evento.

Io mi limito a dire che non comprendo, che sono preoccupato, che non esiste niente al mondo che possa giustificare atti simili, che non ho soluzioni da fornire, che non ho mai sentito differenza tra me e chi ha cultura e religione differenti dalla mia, che non ho mai provato superiorità rispetto a chi ha un diverso colore della pelle.

Mi sento invece un genio, un illuminato, un essere migliore, un uomo fortunato, paragonandomi a chi colpisce un suo simile in modo così barbaro, e tutto questo “solo” perché a me non è mai passato per la mente di far valere le mie ragioni, qualunque esse siano, attraverso la soppressione del mio prossimo.

E forse la risposta alla mia domanda iniziale – cosa posso fare io… – risiede proprio nella mia normalità, per alcuni, forse, mediocrità: continuare nella routine, cercando sempre di essere un esempio positivo. Le strategie, le battaglie, i servizi segreti e i grandi progetti li lascio a chi ha le leve del comando, preoccupato però dell’effetto “elefanti nella cristalleria”.

Ho vissuto molto in Francia e ho tanti amici in quei luoghi, a tutti loro è rivolto il mio affetto sincero.

 

 

 

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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