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Il Social-fanatismo contro l’orrore

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di Giuseppe Santoro

Leggo troppi pensieri automatici. Troppe spinte guerrafondaie. Troppi moti reazionari. Le ultime generazioni (compresa la mia) non hanno conosciuto la guerra vera e nemmeno un qualcosa che lontanamente la possa ricordare.

È forse per questo che con una facilità “armante” ma allo stesso tempo disarmante, invocano il conflitto. Ragazzi e uomini che mai si sono interessati di politica interna, si scoprono ora esperti e navigati statisti, pronti a comunicare la loro (preziosa?) opinione sul scontro economico-religioso che sta alla base del terrorismo del nuovo millennio.

Sempre pronti alla battaglia loro, anche se nei confronti di chi, non si ben capisce. In questi post o commenti su facebook si avverte più un fastidio inconfessabile verso una cultura che spaventa, una rabbia sopita verso il vicino-nemico che ci abita accanto, qualcosa che solo adesso che degli esseri umani hanno perso la vita, potrebbe apparire giusto o quanto meno giustificabile dalla pubblica opinione.

I commenti italiani sui social sono milioni, alcuni scrivono “attaccate il mondo islamico e fatelo scomparire”, altri inneggiano alla chiusura delle frontiere anche qui in Italia e altri ancora invocano il solito duce, un evergreen che neanche Sinatra con My Way.

Molti fratelli francesi, come sappiamo, hanno perso la vita mentre erano a divertirsi in un concerto, mentre mangiavano tranquillamente dentro un ristorante o mentre tifavano la nazionale allo stadio. Cose che abbiamo fatto tutti noi. Abitudini umane.

E a proposito di umanità segnalo che il bellissimo hashtag ‪#‎NotInMyName lo stanno utilizzando su Twitter la maggioranza dei musulmani, religione che comprende un miliardo e mezzo di seguaci.
Questi uomini e queste donne rappresentano altri esseri umani che in queste ore soffrono, attaccati violentemente da politicanti sciacalli e giornalai, per qualcosa di cui non hanno colpe.

Gli attentati terroristici sono opera di belve fanatiche, mostri che da sempre popolano questa terra. Bisognerebbe quindi riflettere sul modo migliore per combattere il fondamentalismo senza incitare all’odio verso il mondo islamico.

Sennò a perdere potrebbe non essere solo una città o una nazione ma tutta l’umanità.

 

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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