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Voto Autore

di Giò Allegri

Le pagine ufficiali, tormento o estasi?
E’ di moda essere social: è di grandissima moda avere una pagina ufficiale su Facebook vivace, seguita e ricca.

Ma, spesso, si inciampa in disordinati elenchi di date, appuntamenti, impegni più o meno importanti, diari pseudo- personali corredati da fotografie inutili, selfies con la boccuccia arricciata, saluti superflui.

Quanto è importante, una pagina  ufficiale?

Una volta c’erano le cosiddette “Fanzine musicali“: riviste per gli iscritti ad un fan-club contenenti aggiornamenti, informazioni, scampoli di curiosità: alcune sono, oggi, autentici pezzi da collezione.

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Occorreva accontentarsi, aspettare  le uscite programmate e sospirare durante l’attesa. Ora, gli Spazi Ufficiali degli artisti hanno solitamente dei Siti Web e account su Facebook e Twitter, talvolta, propaggini su Instagram. La gestione di una quotidianità – che nel mondo musicale prevede anche lunghi tempi di pausa tra una pubblicazione e l’altra – può rivelarsi ardua. L’artista è maggiormente esposto, gli viene richiesta interazione, presenza ed attenzione.

Tanto per fare qualche nome a caso, alcuni hanno un eccellente rapporto con questi mezzi.
Vasco Rossi, ad esempio è un precursore, ha  sempre fatto ottimo uso di questi strumenti di comunicazione.
Jovanotti su Facebook ha un’ attività allegra e frequente, assai godibile.
Anche Nek ha una pagina fresca e colloquiale.
Fiorella Mannoia gestisce uno spazio, secondo me, eccessivamente impegnato, ma senza dubbio ben curato e piuttosto personalizzato.
Laura Pausini ha una presentazione efficiente, ma leggermente preconfezionata, salvo quando replica fatta personalmente, con ardore nell’autodifesa, come recentemente è accaduto con il critico musicale Michele Monina.

I fans, anche se non sempre  “fanatici”, amano moltissimo il rapporto stretto con l’oggetto della loro attenzione. E’ molto importante saper gestire questo “scambio“.

Alcuni soggetti rispondono con sollecitudine, affetto e simpatia: interagiscono, replicano e si palesano. Che importa se il tutto, ovviamente, viene gestito da uno staff? Il “simpatizzante” avverte una presenza fattiva ed attiva e ne rimane conquistato.
Altri, ahimè, si negano, non rispondono affatto (neppure a richieste,  e-mail inviate all’ufficio di comunicazione, commenti interrogativi che chiederebbero repliche, anche se di cortesia), dimostrando scarsa professionalità e tanta improvvisazione.

Per restare in attualità “Eventi musicali televisivi”, ho visionato le pagine Facebook di Claudio Baglioni e Gianni Morandi.
La Pagina di Claudio è asettica, didascalica e fredda, effetto bacheca, oppure effetto sermone, quando, con lunghissimi post, illustra pensieri un po’ prolissi.
Quella di Gianni, piaccia o meno, sembra un salotto di famiglia, dove si entra ed esce con leggerezza, simpatia e l’idea di essere ben accolti. Fra le due, è senza dubbio vincente.

Ci sono artisti che,  per scelta, non hanno neppure questo canale di comunicazione: si può fare benissimo. Lascio però, volutamente, fuori dalla mia argomentazione le pagine dei giovani cantanti e musicisti, molto seguiti, dei talent-show.
Nella grande maggioranza si tratta di mere e gelide esortazioni all’acquisto di prodotti musicali, con qualche autoscatto con invito ai “like”.

Fra tutte quelle che leggo e seguo, ho notato pochissimi esempi di cura del dettaglio. Si evince la gestione affidata a qualche gruppo di volenterosi con poca esperienza nel ramo comunicazione, o peggio fans, che operano come il memorabile “Clarinetto”, portavoce nel romanzo “La fattoria degli animali” di Orwell, ove il suddetto fungeva da strumento di propaganda forzata.

Fattoria-degli-animali
L’informazione e la pubblicità, in un mondo digitale, non permettono pressapochismo. Una divisa elegante, ben stirata e dignitosa, ha sempre maggior appeal rispetto ad un look trasandato e raffazzonato. Una casa in disordine, infatti, non agevola ingresso di alcuno: nè amico, nè curioso.

Pagine ufficiali? Mi permetto di offrire un semplice consiglio. Datevi una regola benedettina, inversa: “labora et ora”.
Ovvero, lavorate e pregate… che vi si segua per interesse e non per inerzia

 

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