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L’iperconnessione continua

Disamina sul mondo dei social, su quanto la gente stia diventando dipendente dal mondo "virtuale", e su come la rete stia cambiando costumi e cultura della società attuale.

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di Giuseppe Santoro

Secondo quanto ha scritto Mark Zuckerberg (e se lo dice lui ovviamente ci crediamo), lunedì scorso una persona su sette nel mondo è stata su Facebook.

Probabile che le altre quattro fossero su YouPorn e le restanti due aspettassero mercoledì per guardare su Twitter il primo “social omicidio“.

Ironia a parte, quello che mi chiedo è se tutto questo bombardamento di notizie, eventi, foto, video, articoli e musica di cattiva qualità, a lungo andare ci faccia davvero bene. Facebook (ma anche Twitter) rappresenta il desiderio continuo di novità che calamita le menti, una religione dove tutti possono essere profeti, un appuntamento fisso della giornata dove chi non ha molto da dire lo dice lo stesso, mettendo spesso in scena delle vere e proprie dimostrazioni di nullità.

Capiamoci io sono un nativo digitale e sarei sciocco a non definire Internet uno strumento strepitoso o Youtube un’invenzione magnifica, ma oggi vorrei riflettere su ciò che si è lasciato per strada in questi ultimi anni. Ho l’impressione che in Italia la cultura si stia perdendo in un Iphone, e la letteratura in una connessione 4g. Lo so, può essere brutale o banale, a seconda dei pareri, ma è quello che succede anche con l’arte e con la musica, forme ormai sempre più scadenti, perché vanno incontro a quello che la gente chiede, ovvero la semplicità a tutti i costi. La profondità è diventata del tutto fuori moda, per lasciare spazio all’immediatezza di cattivo gusto e alla voglia di piacere per forza.

D’altronde, soltanto per fare un ulteriore esempio di come sia cambiata la nostra ricezione delle immagini, al cinema, negli anni 70, 80 e forse anche 90, sbancavano i botteghini delle maschere che rappresentavano alla perfezione l’italiano medio, oggi avviene paradossalmente il contrario: al box office trionfano “i soliti idioti” e noi italiani, guardandoli, tendiamo miseramente a trasformarci nella loro copia meno famosa.

Succede anche con i social, a furia di pettinare la nostra identità digitale, finiremo per cercare di assomigliarle. Essa rappresenta per molti un rifugio dalla realtà che spesso delude e non soddisfa, portando all’iperconnessione continua.
Bisognerebbe quindi utilizzare il mezzo senza esagerare e farsi usare da esso. Il rischio sennò è quello di essere eternamente “felici e sfruttati”, per citare un bellissimo saggio del 2011 del mio professore Carlo Formenti.

Chiudo con una domanda: Avete mai fatto caso che nessuno invita più un amico o una ragazza a prendere un caffè se prima non si è diventati amici su Facebook?

A voi le considerazioni.

Fonte Immagine: Stampa.it

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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

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