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Il governo taglia i fondi e le orchestre chiudono

di Giuseppe Santoro
Questo è da sempre un Paese nel quale si potrebbe vivere quasi solo di cultura e turismo, ma purtroppo l’opinione comune dei politicanti è che con la cultura non si sfamino le famiglie.

In diverse forme d’arte possiamo considerarci ancora oggi i campioni mondiali e il nostro primato è riconosciuto in tutto il mondo. Ogni anno infatti, milioni di turisti visitano ogni parte d’Italia, dimostrando che se le risorse venissero gestite in maniera differente, la cultura e il conseguente turismo, potrebbero essere le colonne portanti dell’economia italiana.

Da troppo tempo invece, tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese, hanno tagliato al minimo i fondi per lo spettacolo e per la cultura, come se quest’ambito della nostra società non avesse un ruolo così determinante.

Non fa eccezione purtroppo nemmeno l’attuale governo, che ha appena approvato un taglio lineare che colpirà diverse realtà musicali, ragion per cui molte orchestre italiane (alcune con cento anni di storia alle spalle) saranno costrette a chiudere i battenti.

Oltre 60 movimenti musicali non riceveranno alcun contributo statale, viceversa i criteri con i quali i fondi sono stati assegnati ad altre realtà, non risultano ben chiari. Perché, ad esempio, l’orchestra siciliana è stata premiata con 750 mila euro in più e ne sono stati tolti invece 250 mila a quella di Parma? Meccanismi oscuri che mettono in risalto le contraddizioni della politica.

Se da un lato infatti si dice di voler puntare sull’arte come motore di rilancio per il Paese, dall’altro si procede a sforbiciate scriteriate e a un ricollocamento dei fondi ambiguo e senza chiari giudizi di merito.

Le mostre, i musei, la musica, il cinema, gli spettacoli teatrali e in generale le arti figurative, sono eccellenze tutte italiane. Un patrimonio inestimabile che racconta la nostra storia, un concentrato di bellezza totale che andrebbe protetto e valorizzato.

Dovremmo ricordarcelo ogni tanto.

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