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Charles Manson e la strage di Bel Air

La terribile storia dell'efferata violenza di Charles Manson negli anni dei "figli dei fiori".

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di Athos Enrile

Come ogni anno l’arrivo del mese di agosto mi riporta a due eventi che hanno lasciato il segno, collegati tra loro dal legame temporale, ma nulla di più.

Mi riferisco al Festival di Woodstock, di cui parlerò nei prossimi giorni, e della strage di Bel Air, che cerco di riassumere oggi.

Due momenti che spesso sono stati accomunati, erroneamente, dalla tipologia dei protagonisti, ma il mondo hippes, ben rappresentato dalla popolazione musicale del festival, seppur condito da dimostrata ed elevata trasgressione, nulla aveva a che vedere con la ferocia dimostrata da Charles Manson e la su Family, una violenza gratuita celata dietro ad ideali folli e insostenibili. Di sicuro le filosofie di vita erano opposte e la non violenza dei figli dei fiori era anni luce lontana dalla ferocia della Manson’s Family, ma il semplice fatto che quella macabra tribù vivesse in piena comunione, favorì la similitudine.

Quando vennero a galla le gesta di Manson e dei suoi seguaci avevo 13 anni, e fui colpito dalle immagini e dalle storie di cui erano pieni i rotocalchi, stimolati dal fatto che tra le tanti morti ce ne fosse una celebre, l’attrice Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, incinta al momento della morte.

Era il 9 agosto del 1969, e di lì a poco i nomi di “personaggi” come Linda Kasabian, Susan Atkins o Charles «Tex» Watson sarebbero diventati familiari e avrebbero stimolato negli adolescenti dell’epoca una forte e morbosa curiosità.

Tutti i racconti evidenziano il percorso di vita drammatico che portò Manson a diventare una delle menti più “feroci” e assassine di tutti i tempi, e quella che può sembrare una sorta di tentativo di giustificazione credo sia in realtà la voglia di indagare e capire come si sia potuto arrivare a tanta barbarie, come si sia riuscito ad abusare e infierire sul corpo di una giovane donna prossima alla maternità, come sia stato possibile pensare di uccidere ed essere nel giusto.

Sintetizzo qualche informazione afferrata dalla rete.

Uno dei più famosi assassini della storia, lo psicopatico che ha dato adito a una serie innumerevole di leggende e di falsi resoconti sulla sua vita, Charles Manson, è il prodotto malato di quello che furono gli sconvolgenti e irrefrenabili anni ’60, il frutto marcio di una falsa idea di libertà partorito dalla frustrazione legata al non  avere un ruolo importante e di piena visibilità.

Seguace dei Beatles e dei Rolling Stones, voleva diventare famoso, ma scelse la strada più pericolosa per arrivare al suo obiettivo.

Nato il 12 novembre 1934 a Cincinnati, Ohio, all’età di trent’anni, dopo una vita passata fra vari riformatori, ha già un curriculum da record, completo di violazioni di libertà vigilata, furti d’auto, tentate fughe dalle carceri, aggressioni, stupri di donne e uomini.

Nel 1967, nel pieno della cultura hippy, fonda una comune, poi ribattezzata in seguito con il nome di “Famiglia Manson”, formata da membri soggiogati dal carisma violento e fanatico di Charles. Il gruppo presto si trasferisce in un ranch nella valle di Simi dove si dedica alle attività più varie, tra la musica dei Beatles (Manson era convinto di essere il quinto Beatle mancato), il consumo di LSD e altre droghe allucinogene. Essendo sostanzialmente un gruppo di sbandati, la Famiglia si dedica inoltre ai furti e agli scassi. Charles Manson intanto profetizza la cultura satanica e l’olocausto razziale che avrebbe dovuto portare la razza bianca al dominio totale su quella nera. E’ in questo periodo che si consumano i primi bagni di sangue.

La notte del 9 agosto 1969 avviene il primo massacro. Un gruppo di quattro dei ragazzi di Manson irrompe nella villa dei coniugi Polanski a “Cielo Drive“. Qui ha luogo la tristemente nota carneficina che vede coinvolta anche l’attrice Sharon Tate: la compagna del regista all’ottavo mese di gravidanza, viene accoltellata ed uccisa. Con lei vengono trucidate altre cinque persone, tutti amici di Polanski o semplici conoscenti. Roman Polanski si salva per puro caso perchè assente per impegni di lavoro. Il giorno dopo stessa sorte tocca ai coniugi La Bianca, anch’essi assassinati nella loro casa. E l’eccidio continua con l’uccisione di Gary Hinman, un insegnante di musica che precedentemente aveva ospitato Manson e la famiglia. Sono le scritte “morte ai maiali” e “Helter skelter” (nota canzone dei Beatles il cui significato simboleggiava la fine del mondo) tracciate con il sangue delle vittime sulle pareti della casa a condurre l’avvocato Vincent T. Bugliosi sulla pista di Charles Manson.

E’ l’avvocato stesso a portare avanti la maggior parte delle indagini che durano oltre due anni. Convinto che a tirare i fili di questi macabri delitti vi sia proprio Manson, Bugliosi visita più volte il ranch “comune” dove intervista i ragazzi per cercare di capire come dei giovani innocenti si siano potuti trasformare in assassini spietati.

A poco a poco il puzzle viene assemblato: gli omicidi Tate-La Bianca-Hinman, e gli altri fino a quel momento rimasti estranei alle piste di indagine seguite dall’avvocato, sono tutti collegati. Gli autori sono proprio questi ragazzi appena ventenni che agiscono sotto i poteri allucinogeni delle droghe e, soprattutto, sotto l’influsso di Charles Manson. Arrivano anche le confessioni che inchiodano il loro mandante supremo. E’ in particolare Linda Kasabian, un’adepta della Famiglia, la quale aveva fatto da palo all’omicidio di Sharon Tate, a divenire il più importante testimone d’accusa.

Nel giugno del 1970 comincia il processo contro Manson, poi ricordato come il più lungo mai svolto negli Stati Uniti, con oltre nove mesi di dibattimento. Il glaciale Manson, nella sua follia, confessa tutto e anche di più. Rivela che fra gli obiettivi della Famiglia, improntati alla sua filosofia malata, vi era quello di eliminare quanti più personaggi famosi possibile, fra cui emergono, tra i primi, i nome di Liz Taylor, Frank Sinatra, Richard Burton, Steve McQueen e Tom Jones.

Il 29 marzo 1971 Charles Manson e i suoi compagni di strage vengono condannati alla pena di morte. Nel 1972 lo stato della California abolisce la pena capitale e la condanna viene trasformata in carcere a vita. Tutt’oggi questo inquietante criminale è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza.

Nell’immaginario collettivo è divenuto la rappresentazione stessa del male, ma lui continua imperterrito a inoltrare richieste per la libertà vigilata.

 

Nei 25 minuti di filmato a seguire, le immagini e la storia risultano particolarmente interessanti…
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