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Rock “Shoes Addicted”. Recensione concerto di Carmen Consoli ad Asti

Recensione del concerto di Carmen Consoli, nel contesto di "Asti Musica", seconda tappa del suo tour estivo.

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di Brunella Vedani

Entri nella cornice meravigliosa di Piazza Cattedrale ad Asti e pensi a quanti artisti hanno avuto il privilegio (perchè lo è) di
esibirsi qui, durante i vent’anni della manifestazione musicale più singolare d’Italia, dove non esiste security, dove tutto ha il sapore del ritrovarsi con amici nel salotto “gotico” della città, ad ascoltare i suoni più variegati (dal jazz raffinato di Paolo Conte al trip hop dei Morcheeba) e godere della bellezza che ti circonda, con un cielo luminoso di stelle a fare da scenografia.

11713274_10204493628836939_937145621_oIeri sera, dopo un doppio open act di INDACO (progetto solista del giovane astigiano Andrea Cerrato) che ha lanciato, come un bouquet di fiori ai presenti, il messaggio “la musica è libera come l’amore” e di GIOVANNI CACCAMO, vincitore di di Sanremo Nuove proposte 2015, pupillo di Franco Battiato, è arrivata lei, la “cantantessaCARMEN CONSOLI.

Era salita sullo stesso palco nel 2004 ma, siccome ha “l’abitudine di tornare“, si è portata dietro Fiamma Cardani alla batteria e Luciana Lucchini al basso ed ha iniziato il suo viaggio musicale imbracciando la chitarra elettrica.

Capello sciolto sulle spalle, semplice tee shirt grigio antracite  (che nel bis ha abbandonato per indossare quella della onlus “L’accoglienza fa bene” con maniche sapientemente tagliate per il caldo), gonna a tubo aderente in pelle nera e grintosissime scarpe con cinturino alla caviglia munite di strepitoso e vertiginoso tacco borchiato (Ma chi l’ha detto che chi suona il rock debba per forza farlo con anfibi e jeans “smandrappato“?).

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Parole poche (pare che quest’anno usi così tra gli artisti), scaletta improntata sul repertorio più rock e tanta grinta, tra parole urlate e quel modo di cantare che solo lei possiede, a districarsi tra testi ebbri di parole e “frasi ingombranti in pieno agosto“, da rileggersi a casa per metabolizzarle meglio.

Concentrata ma con l’aria un po’ svogliata e stralunata che ti dà il caldo quando ti si appiccica alla pelle, ha cantato di storie maledette, di migranti disperati, di tragedie domestiche che si consumano al quinto piano delle nostre abitazioni, di femminismo e di femminicidio.

Dritta davanti all’asta del microfono, con i piedi in equilibrio sui tacchi sfavillanti ad inscenare un’inconsapevole danza sulla pedaliera della chitarra elettrica, ha lanciato plettri come cerini accesi che un prode aiutante solertemente andava a rimpiazzare.

11731405_10204493628276925_220187773_oChi si aspettava “L’ultimo bacio” sarà rimasto deluso, ma Carmen ha offerto la sua dimensione acustica migliore con l’intensa ballata “Oceani deserti“, scritta insieme all’amico Max Gazzè.

Tanti fan hanno atteso pazientemente che la cantante uscisse dal camerino per l’autografo e il selfie di rito e lei non si è negata, nonostante fosse oggettivamente provata dal gran caldo e dalla legittima stanchezza post concerto.

Buona continuazione di tour Carmen e, ovunque andrai, “mandaci una cartolina“.

Fonte e Copyright Foto Giulio Morra

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