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Recensione del nuovo progetto musicale di Carlo Mormile, “La Nascita”

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di Athos Enrile

Uno dei motivi per cui si tende a mantenere le distanze dalla musica colta, è che la si ritiene complicata.
La si ritiene poco adatta alla semplicità d’ascolto che caratterizza l’avvicinamento del neofita, dell’immacolato, dell’essere che trova giovamento – e risposta al dolore interiore – nel lasciarsi andare senza particolare concentrazione.
La musica a cui mi riferisco quando uso l’aggettivo “colta” è quella classica, lirica, da camera che, seppure immortale, alimenta la nicchia e non la massa.

Il mio approccio alla musica e al suo commento sarebbe molto diverso –e frustrante– se non fossi conscio dei miei limiti e se non avessi la convinzione che raccontare il sentimento post ascolto –che sia incisione o performance live– niente abbia a che vedere con la tecnica e la seriosità imposte da pseudo esperti.

Molto meglio lasciarsi andare, captare ciò che rientra nelle possibilità personali, e operare il rimbalzo, che non rappresenterà un valore assoluto, ma un punto di vista come tanti altri, sicuramente autentico.

Con questo spirito ho vissuto il primo ascolto di un album di cui, volutamente, non avevo letto alcun commento ne premessa; mi riferisco a La Nascita, di Carlo Mormile, realizzato con l’aiuto dell’Orchestra Collegium Philarmonicum diretta da Gennaro Cappabianca, con la voce di voce di Daniela Del Monaco e il contributo di Ciccio Merolla alle percussioni.

Questo spazio non potrebbe contenere le biografie dei protagonisti del disco, peraltro facilmente rintracciabili in rete, ma è bene spendere qualche parola sui fattori oggettivi, estratti dal booklet:
Il lavoro nasce dall’incontro di Carlo Mormile con Luigia Sorrentino; si tratta di 12 brani che tracciano un percorso tra musica e poesia, riprendendo versi di poeti contemporanei quali Carlo Bordini (Stasi), Pola Febbraro (Gennaio), Giulio Marziaoli (Crepe), Luigia Sorrentino (In quella vertebra), e Alberto Toni(Il fiume), con in più un testo di Novalis (Psso oltre il valico). La voce è quella molto comunicativa di Daniela Del Monaco, avvolta dai suoni dela prestigiosa Orchestra Collegium Philarmonicum, ottimamente diretta da Gennaro Cappabianca, cui si aggiunge la collaborazione eccellente del percussionista Ciccio Merolla: un’ottima compagine che sa presentare i suoni in maniera gradevole, mai spigolosa, vivace e partecipata”.

Mormile cerca e trova la contaminazione perfetta, quella che aggiunge il verbo alla sonorità, binomio a cui si potrebbero aggiungere evoluzioni successive, pescando oculatamente nel vasto campo artistico.

Daniela Del Monaco accresce il ruolo del vocalist, a cui solitamente si chiede una buona interpretazione -magari inusuale- quando i mezzi sono dati per scontati. Fine dicitrice, poetessa cantante, riesce a trasformare il suo strumento “vivo” in parte costituente l’orchestra, giocando spesso in prima linea, sino al lasciarsi avvolgere da trame che raggiungono ritmi più “moderni”, perché l’osare fa parte dell’evoluzione e porta a cercare strade inesplorate.

Arrivati alla fine del percorso sonoro, la sensazione sarà quella del viaggio, del superamento dei 12 passi, legati tra loro da un filato di vetro, pregiato nell’immaginario collettivo, ma dalle forti proprietà meccaniche che annodano paesaggi, musiche e parole. Resterà attivo uno stato quasi indefinibile, tra soddisfazione  e voglia di saperne di più, magari riprovando a intraprendere il viaggio appena terminato.

Ogni giorno, ogni album, ogni ensemble, mi regalano, giorno dopo giorno, esperienze che, lontano dalla razionalità, e vicino a cuore e istinto, diventano fonte di arricchimento, o forse solo di piacere. La Nascita è un “lavoro” che mi sento di suggerire, certo del risultato.

Ma meglio delle mie parole…

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