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“Daria”, opera prima di Daria Biancardi: sei canzoni che nascono dall’anima. Intervista

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di Corrado Salemi
E’ uscito da qualche mese “Daria”, disco di esordio di Daria Biancardi, eccezionale cantante palermitana che vanta un’esperienza davvero di tutto rispetto.
Daria si è fatta conoscere dal grande pubblico italiano grazie alla sua partecipazione all’edizione 2014 di The Voice of Italy, il talent musicale targato Rai Due. In realtà quest’artista vanta un curriculum di tutto rispetto se si tiene conto che già all’età di 19 cantava in America e a New York ha fatto anche l’audizione all’Apollo Theater di Harlem. Il ritorno in Italia è solo legato al fatto che Daria aspettava una bimba e per questo voleva tornare in famiglia, in Sicilia.

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Il disco contiene sei brani inediti firmati dalla stessa Daria, da Massimiliano Cusumano e Gabriele Asaro. Gli arrangiamenti sono di Roberto Brusca e dai The Soul Caravan, alias Massimiliano Cusumano alle chitarre, Giuseppe Filippi al basso e Francesco Passannanti alla batteria, musicisti con cui Daria collabora ormai da molti anni.  Le registrazioni e il missaggio sono stati effettuali al Merlo Rec Studio di Partinico da Francesco Passannanti.  Il mastering è stato fatto a Roma da Marco Lecci.

I brani spaziano tra pop, funky, soul e rhythm&blues, sapientemente miscelati con assoluta efficacia. Su tutto emerge la voce di Daria caratterizzata da un timbro personalissimo e la cui potenza, tecnica ed espressività sono sempre dosate al meglio.

Siamo davanti ad un lavoro ben fatto sia sul piano tecnico, sia sul piano artistico, che merita davvero di essere ascoltato tutto d’un fiato.

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Ecco la track list di Daria:

Passion Fruit
Till the End
Your Queen
To Be with You
Gray
Alone

E’ possibile acquistare e ascoltare “Daria” sul suo SITO e sulle principali piattaforme digitali: iTunes  –  GooglePlay – Amazon e in Streaming su Spotify

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INTERVISTA

Parliamo del disco, dell’esperienza a The Voice 2014 e di tanto altro direttamente con Daria Biancardi, che ringraziamo per la gentile intervista.

Ciao Daria, innanzitutto ti ringrazio e complimenti per il disco. L’ho ascoltato più volte e mi è piaciuto molto: in particolare citerei il primo singolo “Alone” e poi “Till the end”, il brano che hai dedicato a tua figlia. Questo brano che mi ha colpito particolarmente per l’intensità della tua interpretazione. Ti va se partiamo da questo brano per parlare del tuo disco? Ho l’impressione che sia nata alla fine della composizione del disco: è così? “Till the end” è in realtà un brano vecchissimo che ho scritto quando è nata mia figlia, che adesso ha tredici anni.

Quindi uno dei primissimi brani.
Sì, è uno dei primissimi. Inizialmente aveva un’altra stesura armonica. Considera che lo registrai la prima volta solo voce e pianoforte quando ero incinta, quindi tredici anni fa. Poi insieme ad altri miei brani è finita nel cassetto. Adesso alcuni di questi brani sono rinati: è appunto il caso di “Till the end”, che non poteva mancare nel mio progetto discografico. Altro brano che ha avuto la stessa vicenda è “Your Queen”, scritto qualche anno fa e riarrangiato, con una veste completamente nuova, insieme ai The Soul Caravan. Questo disco è un mix di brani che ripercorrono ciò che ero, ciò che sono adesso e ciò che probabilmente diventerò, se diventerò qualcosa. E’ un po’ un riassunto delle puntate precedenti.

Si tratta allora di un lavoro che progettavate da tempo?
Sì. Io e i ragazzi… parlo sempre dei “ragazzi” riferendomi ai The Soul Caravan perché con loro la strada è già spianata: collaboro con loro da tanti anni, da prima della mia partecipazione a The Voice. Dicevo: io e i ragazzi ci siamo detti spesso che era necessario fissare su disco quello che stavamo facendo, creando delle nostre cose. C’era quindi una qualche pianificazione di un progetto discografico. Ma come accade nella maggior parte dei casi, la vita ti porta da altre parti e quindi per un motivo o per un altro (chi per lavoro, chi per motivi di famiglia) non siamo riusciti a mettere in pratica questa idea. Poi, dopo l’esperienza di The Voice, ci siamo detti “è il momento giusto”. Considera che anche lo staff di The Voice mi chiedeva se avessi degli inediti. In effetti avevo tante idee mie, ma erano come pezzi di marmo ancora da scolpire. C’erano le idee ma non il prodotto. Dopo il turbine legato a The Voice, e quindi dopo i concerti e le varie ospitate, ci siamo messi al lavoro. Mi sono accorta subito che avevo un assoluto bisogno di riprendere le cose che avevo conservato, soprattutto considerando che non si trattava di vecchie cose da ristampare ma di brani che mi appartengono, di mie creazioni, di miei figli in fondo. E quindi li abbiamo riportati al presente, rivisitati e corretti… abbiamo fatto dei nuovi arrangiamenti e cosi sono nate brani anche “Till The End” e “Your Queen”.

La qualità tecnica di questo disco, e in particolare la registrazione della tua voce, è davvero di alto livello. Hai curato personalmente la resa della tua voce su questo disco?
Per quanto riguarda la qualità del suono mi sono fidata ciecamente delle persone con le quali ho collaborato, cioè sempre i ragazzi [The Soul Caravan, N.d.R.]: io ho semplicemente cantato. Questo perché abbiamo registrato al Merlo Rec Studio a Partinico (TP), lo studio di Francesco Passannanti, il mio batterista: uno studio bellissimo, efficientissimo. Questo studio collabora con case discografiche internazionali di musica classica: in particolare Francesco si occupa di missaggi per la musica classica e quindi un lavoro notevole. A missaggio ultimato abbiamo fatto il mastering a Roma da Marco Lecci, che ha lavorato tra gli altri con Giorgia, Marco Mengoni, Ornella Vanoni, Nada, Paola Turci… Marco stesso si è complimentato per la qualità elevata del lavoro. Come ti dicevo io mi sono assolutamente fidata. Del resto ci conosciamo benissimo e loro sanno come il mio suono possa essere riprodotto al meglio. Ma ci tengo a precisare che è il lavoro di squadra che ha reso questo disco, a mio avviso, un prodotto di qualità dal punto di vista tecnico.

Ti confermo che anche dal mio punto di vista la qualità è davvero elevata.
Diciamo che ad oggi sia chi lo ha recensito o anche chi semplicemente ha dato un parere spontaneo (almeno spero) si espresso in termini molto positivi riguardo al sound engineering. Poi il gusto sul resto… vabbé… qualcosa piace…. qualcosa meno… ma questo lo accetto perché è giusto che sia così.

Sul nostro blog prestiamo molta attenzione ai Talent Show. Seguiamo The Voice, Amici e X-Factor. Spesso li commentiamo in diretta. E’ quindi importante per noi conoscere il tuo punto di vista e la tua esperienza.
The Voice è un’ottima vetrina che mi ha permesso di farmi ascoltare e conoscere a livello nazionale. In tal senso ovviamente il talent ti da un sacco di possibilità.

Quindi una vetrina rispetto al grande pubblico.
Non solo, perché naturalmente ci sono anche gli addetti ai lavori. Il mio parere sul talent è complessivamente positivo: devi però entrare nell’ottica che stai facendo un programma televisivo che ti da un’importante visibilità, ma che resta un programma televisivo. Questo è un aspetto fondamentale da non perdere mai di vista. Si potrebbe pensare che la partecipazione a The Voice ti debba definitivamente cambiare la vita, ed effettivamente potrebbe, ma può anche non cambiartela: se ti allontani da questo punto di vista, se non ti prepari dicendoti “io vado, provo, mi faccio questa esperienza, mi vivo questi giorni, queste esibizioni e come va va”, puoi restare schiacciato da quello che, come lo chiamo io, è l’aspetto “tritacarne” del talent. Ma ripeto, il talent show ti da un sacco di possibilità. Considera che non essendoci più i talent scout, perché oggettivamente non ci sono più, il Talent Show resta un’opzione importante a cui non ha senso dire di no.

Diventa un no ideologico, ma che sul piano pragmatico non ha nessun senso…
Assolutamente. Anche se mi chiedo: per quale motivo dire un no ideologico al talent? Cosa c’è di negativo? Proviamo a metterlo sul piatto della bilancia: è vero che sei gettato in pasto ai leoni, ma questo nel bene e nel male. Diventi un personaggio pubblico, anche famoso in certi casi, e la gente ti conosce in tutta Italia..  e quindi perché dire di no? Perché entri in un meccanismo televisivo, uno show? Perché ti ritrovi in un meccanismo che alle volte ti può schiacciare?  Ma se tu ti metti lì e persegui il tuo obiettivo, ne esci vincitrice comunque perché ti sei fatto vedere, e questo è già per tutti noi una vittoria.

Provo a fare l’avvocato del diavolo per un attimo: non pensi che i talent falsino ed appiattiscano il valore delle proposte in gioco e che facciano percepire l’artista che vi partecipa come qualcuno che ha trovato una scorciatoia, di conseguenza di scarso valore? Questo è talvolta il dubbio di chi tenta di dare un giudizio al fenomeno dei Talent Show.
Ma guarda, scorciatoia mica tanto. Ti parlo della mia esperienza personale ma non solo, perché con me c’erano persone di quaranta anni come Gianna Chillà, che è una mia amica con una gavetta importante e che si è fatta le ossa in Italia e in America anche lei. Ci sono persone talentuosissime come Giacomo Voli, che è stato una scoperta incredibile e che anche lui combatte tutti i santi giorni per cercare di sbarcare il lunario. Ti assicuro, non è per niente una scorciatoia, anzi. E ti dirò una cosa: è un continuo mettersi in gioco avendo il coraggio di farlo nel bene e nel male, perché ci stai mettendo la tua faccia.

Tu fai anche musical, mi riferisco in particolare a “Musicalesque”. Hai quindi anche un’esperienza teatrale. Che differenze trovi tra cantare con i tempi televisivi e con quel ritmo che, immagino, dietro le quinte sia molto frenetico, ed invece salire su un palco anche prestigioso con un musical?
“Musicalesque” è un prodotto che ci siamo fatti in casa, creato da Giada La Manna più che altro con la mia collaborazione, con quella di Davide Scibilia e con quella di Karima Monti. E’ una cosa che abbiamo vissuto fortemente: noi abbiamo fatto i costumi, abbiamo creato la scenografia, la sceneggiatura, abbiamo fatto tutto noi quindi è anche normale che occupi una parte speciale del mio cuore. La differenza con i tempi televisivi è abissale: la TV è una macchina che deve andare nonostante tutto quello che può succedere. Musicalesque è qualcosa che, in quanto creata da noi, è più gestibile.

Ritornando al disco, se non sbaglio si tratta di un progetto autoprodotto?
Sì, da me e dai The Soul Caravan.

E se ho capito bene non ha ancora un’etichetta che lo distribuisce. Su questo hai dei contatti, delle previsioni?Beh, stiamo lavorando, non è semplice ma ci stiamo lavorando.

Questo è un aspetto che ho discusso anche in una precedente intervista con i Tre Terzi, poiché anche loro non hanno ancora un’etichetta che abbia preso a cuore il loro disco. Pensi che quest’aspetto ti limiti in qualche modo?
L’etichetta ti da la possibilità di avere una rilevanza nazionale: ti posiziona, ti fa la promozione, ti da tutte quelle cose che da solo non riesci a fare. Anche soltanto le questioni logistiche e gestionali. Quindi è normale che l’etichetta, vuoi o non vuoi, cambi tutto, soprattutto se hai un’etichetta importante.

Una domanda che non mi hai fatto è “perché il disco è in inglese?”…me la fanno tutti…

Onestamente non pensavo di fartela perché non la trovano una stranezza. Tra l’altro non ricordo di averti mai sentito cantare in italiano.
Mai? In effetti forse solo a The Voice ho fatto qualcosa…

Confermo, ti ho mai sentito cantare in italiano, né dal vivo né su video. Ad ogni modo a questo punto te lo chiedo: perché il disco è in inglese?
Io sono stata in America per diversi anni per cui l’inglese è diventata la lingua con la quale riesco ad esprimermi al meglio, sia dal punto di vista della scrittura dei testi che dal punto di vista della vocalità. Penso che la mia vocalità si sposi bene proprio con l’inglese: è la lingua con cui mi esprimo meglio. Poi vedo che adesso ci sono molti prodotti discografici italiani in inglese, non ultimi i The Kolors che hanno vinto Amici, anche il loro progetto discografico è in inglese. Anche se devo ammettere che quando a The Voice ho detto che cantavo in inglese mi sono un po’ scontrata con questa cosa, perché mi si diceva ancora che in Italia si deve cantare in italiano.

Quindi la tua non è una scelta di “marketing” o di prospettiva internazionale, è proprio una scelta interiore.
Assolutamente si: non riesco a pensare a me come una cantante in italiano. Come dicevo c’è ancora chi mi si dice che essendo in Italia si debba cantare in Italiano. Poi vedo le cose nuove e mi chiedo “perché?”. Ad esempio: Mario Biondi canta in inglese, i The Kolors escono in inglese, ma anche i ragazzi di X-Factor hanno fatto gli inediti in inglese, anche a The Voice hanno fatto inediti in inglese, è il caso di Sarah Jane. Quindi da un lato c’è una forte propensione all’internazionalità, poi però di contro mi sono trovata davanti alla discussione “sei in Italia devi cantare in italiano”. Io ho fatto le mie scelte, perché sono quella che sono… e poi penso che a questa età e dopo tanti anni di musica ho il diritto di poter affermare “questo è quello che sono”, con la speranza di essere apprezzata ma con la consapevolezza di non poter piacere a tutti.

Chiudiamo con la classica domanda: progetti futuri?
Intanto ci sarà un grande concerto a Palermo che darà l’inizio della progettualità in giro per l’Italia. E poi stiamo pianificando tutto il lavoro di questa estate.

Quindi è previsto un tour nazionale?
Sì, assolutamente sì. Però ci stiamo ancora lavorando…

Quindi in questo momento non puoi farmi nessuna anticipazione?
No, posso solo dirti che abbiamo appena concluso con successo l’esperienza all’Expo di Milano. Il resto lo saprete presto.


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Video di “Alone”, primo singolo estratto da “Daria”
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