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domenica, Maggio 16, 2021

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Arrivano gli Gnac: per la band padovana il singolo di debutto è K2

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di Paola Maria Farina
Si affaccia nel panorama musicale italiano un nuovo gruppo, insolito e curioso fin dal nome, Gnac, una sequenza quasi onomatopeica di consonanti che aprono morbide e chiudono secche.

Il quartetto, dalle genesi un po’ turbolenta, nasce nel 2012 e, tra abbandoni e nuovi incontri, raggiunge la sua attuale formazione: Matteo Concolato (voce, chitarra e testi), Alberto Meggiorin (batteria e glockenspiel), Marco Cristofori (tastiere) e Fabio Gasparini (basso).

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Gli Gnac si presentano al grande pubblico con il singolo K2 (altro nome breve e singolare per una canzone), accompagnato da un videoclip online da qualche giorno. Il pezzo è una ballad ballabile che snocciola, tra ironia e schiettezza, luoghi comuni e modi d’essere della provincia italiana, ponendo sotto la lente d’ingrandimento la “generazione indie” dei trentenni d’oggi, musicisti ma non solo. Uno sfogo liberatorio, di fatto, che riesce a far sorridere e pensare supportato dalle immagini del videomaker Davide Pagin, che ha realizzato un’idea degli stessi Gnac, ponendo al centro le contraddizioni della società odierna.

Si alternano, così, le storie comuni di coppie tira e molla, di chi piange la crisi ma non rinuncia all’iPhone, di gestori che non pagano; ma ci sono anche gli studenti universitari mantenuti da papà e i cantanti indipendenti o radical chic. Su tutti cade la scure tagliente di una parodistica vendetta a parole degli Gnac. Musicalmente K2 miscela rock, folk, pop e prog con un accenno di jazz creando una melodia piena e rotonda, fatta di scanzonata saggezza.

Il brano anticipa il disco di debutto (autoprodotto) Adessouscita prevista a giugno 2015 –, con il suo cantautorato storto e a tratti beffardo intessuto di vita vissuta, di politica, amori e precarietà. Le canzoni rivelano un retrogusto amaro dietro abiti scherzosamente festosi e sgargianti, come in un carnevale di maschere dietro le quali si affaccia spesso una realtà di vuoto. E allora ben venga anche la festa, sì, quella colorita e chiassosa di un paesello di provincia, semplice e sincera, all’insegna di un positivismo con cui combattere il disincanto del reale. Per lasciarsi alle spalle (almeno per un po’) gli squilibri e le difficoltà. Perché la vita è tutta da vivere, Adesso.
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[youtube id=”VCQYjh8Im88&feature=youtu.be”]

 

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