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DANGER! ACID

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di Brunella Vedani

C’era un tempo in cui l’acido serviva per rimuovere i residui calcarei dalle superfici sporche più ostinate.

Oggi andrebbe usato per ripulire le menti di quegli uomini che, non avendo più le capacità e gli attributi per gestire delle relazioni sentimentali, lo impiegano come arma di aggressione gettandolo in faccia alle donne colpevoli di ostacolare le loro nuove pulsioni sessuali.

 

E’ notizia di oggi che un operaio livornese di 30 anni abbia perso la testa e abbia gettato dell’acido muriatico in faccia ad una donna di 55 anni, responsabile di non averlo aiutato a convincere l’amica ad iniziare una relazione sentimentale con lui.

E non è la prima volta che succede: il “vitriolage” (aggressione con acido) è una pratica molto usata in Asia meridionale e noi abbiamo pensato bene di importarla, insieme al curry e all’hennè.

Le conseguenze di questo tipo di aggressione sono devastanti, sia fisicamente (cecità, ampie cicatrici permanenti) che psicologicamente (ansia, forte depressione e significativo abbassamento del proprio livello di autostima).

Il caso più eclatante fu quello dell’avv. Lucia Annibali (insignita Cav.dell’Ordine al Merito della Repubblica “per il coraggio, la determinazione, la dignità con cui ha reagito alle gravi conseguenze fisiche dell’ignobile aggressione subita“), che ha voluto raccontare i mesi bui e dolorosi che ha vissuto in un libro , “Io ci sono“, e testimoniare la sua volontà di rinascita a tutte le donne prigioniere di relazioni sbagliate (non chiamiamoli “amori” perchè non è di questo che si tratta).

Che cosa passa nella mente di questi uomini che commettono atti così violenti senza neanche pensare alla gravità dei loro gesti, considerandoli quasi normali? Perchè si trovano così impreparati a gestire le relazioni sentimentali, inabili al confronto e incapaci di accettare un rifiuto o un abbandono?

L’intento di questo articolo non è fornire spiegazioni psicologiche o sociologiche del fenomeno, ma cercare di sensibilizzare tutti sull’argomento.
Spingere gli uomini violenti a chiedere aiuto ai Centri appositi per “maltrattanti” (ce ne sono un po’ ovunque, sparsi sul territorio, basta scegliere quello più vicino a casa).

Convincere le donne a drizzare le antenne al primo segnale di violenza e a non sottovalutare i comportamenti brutali, sia fisici che psicologici. L’uomo violento non vi “ama” e difficilmente cambierà il modo di relazionarsi con voi.
Smettiamola di voler fare le crocerossine a tutti i costi e cerchiamo di amare noi stesse più di quegli uomini che ci stanno facendo soffrire.

Certo che i danni che hanno fatto alla mia generazione i cartoni animati giapponesi sono davvero devastanti.

Se becco quella lobotomizzata di Candy Candy che non ha saputo fare altro che reagire alle peggiori nefandezze con gridolini insulsi e pezze bagnate sulla fronte, la rimando a calci in culo alla Casa di Pony, a leggere il libro della psicologa americana Robin Norwood  “Donne che amano troppo“, evidenziandone i passaggi più importanti.

Con buona pace di Cristina D’Avena e della sua “Dolce Candy“.

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