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Robert Fripp e i King Crimson

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di Athos Enrile
Il calendario viene in mio aiuto, come sempre, e mi ricorda che oggi compie gli anni Robert Fripp, chitarrista, compositore, genio musicale che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello dei King Crimson.

La band nata nel 1969 e tuttora attiva, ha visto avvicendarsi una discreta serie di musicisti “giganteschi” che, da sempre, ruotano attorno al fulcro “Fripp”. Per i più giovani può risultare nome sconosciuto, ma l’importanza della sua opera è enorme e, convenzionalmente, ai suoi KC si riconosce l’avvio del movimento progressive, avvenuto con l’album di debutto, “In The Court Of Crimson King”, che ascoltato ai nostri giorni continua ad emozionare e a dare una visione davvero completa di una certa concezione della musica.

Fripp è un personaggio particolare, antidivo per eccellenza, sempre “nascosto”, anche sul palco, luogo in cui si esibisce da seduto. Considerato uno dei migliori chitarristi esistenti ed inventore di una tecnica particolare che abbina la tradizione strumentale alla tecnologia e all’elettronica (Frippertronics), è anche noto per un suo carattere non facile e per la sua rigidità musicale, intesa come “sacro principio” da cui non derogare.

Da sempre circondato da giganti del rock (Lake, Levin, Wetton, Bruford…), presenta una biografia e discografia impossibile da sintetizzare in poche righe, ma quando penso a lui – e lo faccio spesso! – mi vengono in mente due momenti particolari, uno che riguarda l’apertura del concerto di Hyde Park, nel 1969, occasione “sfruttata” dagli Stones per rendere omaggio a Brian Jones, appena mancato; la seconda mi riporta ad un mio concerto vissuto da adolescente, a Torino, dove ebbi la fortuna di vedere i King Crimson in uno dei loro momenti di massimo splendore: era il 12 novembre del 1973, e l’ascolto di “Larks’ Tongues in Aspic” dal vivo non lasciò indifferente un ragazzotto di diciassette anni.

Tanti auguri Bob!

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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