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venerdì, Ottobre 30, 2020

I 50 anni dalla morte di Janis Joplin in un concerto al Teatro del Buratto a Milano

"Janis, take another little piece of my heart" è uno spettacolo al Teatro del Buratto, di Milano, per i 50 anni dalla morte di Janis Joplin

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Expo: tra scontri e riscontri

Voto Autore

di Giuseppe Santoro
Mi lascia l’amaro in bocca tutto quello che è accaduto a Milano venerdì scorso, ma anche e soprattutto tutto ciò che si è scritto dopo gli scontri.

I vigliacchi che hanno colpito senza pietà la città, distruggendo vetrine e macchine di gente che non c’entrava nulla con l’organizzazione dell’evento, hanno messo inconsapevolmente in moto l’unica macchina che è sempre pronta a fare di tutta l’erba un fascio: la macchina del fango. Ed ecco che all’improvviso sulle pagine dei giornali italiani, con colpi di penna degni della migliore propaganda fascista, i no-expo diventano magicamente black bloc e di conseguenza tutti coloro che erano per le strade diventano delinquenti.

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A questo punto, occorre fare un passo indietro per capire le basi della protesta dei no-expo, in modo da tracciare una netta differenza tra questi ultimi e chi era lì col solo intento di distruggere tutto.

È inutile negare che Expo è stato pensato male e realizzato peggio; tante cose non sono state fatte per tempo, i lavori sono partiti tardi e ancora (incredibilmente) non sono stati completati, nonostante l’inaugurazione fosse fissata per il 1° Maggio.
Sappiamo come la sponsorizzazione dell’evento sia avvenuta grazie a due aziende che non rappresentano propriamente la sana e corretta alimentazione: McDonald’s e CocaCola. Più che “nutrire il pianeta, energia per la vita” come recita lo slogan, sarebbe stato più indicato: “nutrire le multinazionali, economia per la morte”.

È bene ricordare infine, quanto i politici di destra e di sinistra abbiano spinto affinché si realizzasse la manifestazione in Italia, consci che dietro di essa si potesse nascondere un’ enorme occasione di corruzione e malaffare. Nelle grandi opere infatti, girano da sempre miliardi di soldi pubblici e ogni volta tutto sembra organizzato perfettamente per poter rubare qualcosa. Il secondo slogan poteva essere quindi: “mangiare durante, ma soprattutto dietro l’esposizione mondiale del cibo”.

La reazione dei grandi giornali di fronte a queste anomalie tutte italiane, è sempre la medesima, prendersela con chi protesta.
I violenti che venerdì hanno messo a ferro e fuoco Milano, sono stati descritti dalla maggior parte della carta stampata come anarchici anticapitalisti, legati al movimento no-tav e antieuropeisti. Probabilmente durante gli scontri sono stati intervistati uno per uno per poter fare una disamina così accurata dei loro profili mentali e delle loro appartenenze politiche.

La verità è che si cerca ogni volta di quietare le coscienze, in modo da far arrivare il messaggio che sono sempre “gli stessi” a danneggiare l’Italia e che tutto comunque andrà bene, quando invece le cose che vanno per il verso giusto in questo Paese sono poche.

I black bloc, ignobili rappresentanti di un’insensata violenza, lanciano bottiglie incendiarie, colpiscono poliziotti che guadagnano 1200 euro al mese e distruggono finestre dove abita la gente comune, quindi non hanno niente a che fare con i manifestanti no-expo. Il dissenso non è soltanto quello distruttivo come ci vogliono far credere, ma anche quello costruttivo di chi manifesta pacificamente e si oppone a opere inutili e a volte dannose, che spesso servono solo a far arricchire il politico o l’imprenditore di turno.

L’augurio è che il 31 Ottobre, dopo la cerimonia di chiusura di Expo, potremo ricordare anche alcune cose positive di questo lungo evento.
Il tempo per farci apprezzare per ciò che valiamo c’è tutto, perché nel bene e nel male siamo comunque italiani. Di cibo ce ne intendiamo.

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