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La riforma illusoria dal “Manuale del perfetto politicante”

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di Renato de Rosa
Potrà talvolta accadere che il nostro buon politicante si trovi in difficoltà, in balia del malcontento generale per una situazione economica disastrosa e per l’esistenza di diffuse e drammatiche disparità sociali.

In casi di questo genere, il profano potrebbe suggerire la soluzione più diretta: intervenire con misure che rimettano in sesto l’economia e rimuovano le cause di diseguaglianza.
Tale strategia, che indubbiamente potrebbe funzionare, non tiene conto tuttavia di un aspetto fondamentale: il politicante trae i maggiori vantaggi proprio da queste disparità e dunque, un intervento a favore della giustizia sociale comporterebbe inevitabilmente un danno per il suo interesse personale.

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Ciò è contrario al primo e fondamentale postulato su cui si basa la scienza politica moderna: l’interesse del politicante viene sempre prima di quello del paese. Da qui segue l’utilissimo corollario: operare per la giustizia sociale sarà sempre e comunque la strategia peggiore per il politicante.

Ben altre strade, astute e sagaci, il nostro amico potrà e saprà scegliere tra le numerose frecce di cui il suo arco dispone. Una di queste, tra le più sottili, diaboliche e infallibili è LA RIFORMA ILLUSORIA.

Il meccanismo, semplice e geniale, appartiene alla categoria denominata “ASSEGNO SCOPERTO” di cui è una interessante reinterpretazione. Vediamolo.

Il politicante annuncia e promulga una norma che, una volta tanto, non favorisce la casta ma va davvero nella direzione del bene del paese. Una di quelle riforme semplici ed efficaci che tutti i cittadini si attendono e che i politicanti, ovviamente, si guardano bene dal mettere in atto.

La prima reazione delle folle è evidentemente (e giustamente) quella di incredulità e sconcerto: possibile che questi farabutti abbiano fatto qualcosa di buono? Possibile che si siano convertiti ad una amministrazione se non illuminata quantomeno onesta?

I più diffidenti analizzeranno la legge con la lente di ingrandimento, senza trovarvi nessun trucco nascosto, nessun codicillo oscuro, nessun trabocchetto maligno. Ma il trabocchetto maligno c’è, eccome se c’è!

Dopo un anno infatti, proprio prima di entrare in vigore, la nuova legge si rivelerà del tutto inapplicabile in quanto in contrasto con qualche altra norma preesistente. Si tratterà talvolta di incostituzionalità, altre volte di mancanza di copertura finanziaria, altre ancora di incompatibilità con qualche arcaico codice medievale ancora misteriosamente vigente.

Così la legge viene, giocoforza, abrogata, tutto resta come prima ed è trascorso un altro anno, nel corso del quale lo status quo è rimasto granitico ed immutabile e il nostro bravo ed astuto politicante ha goduto dei favori del popolo senza alcun merito, se non quello derivante dalla sua subdola sagacia.

Se poi, abrogata la legge e apparsa evidente la beffa, qualcuno dovesse attribuirne a lui la responsabilità, egli, con la sua proverbiale loquela, saprà agevolmente riversare le colpe dell’accaduto sugli scellerati che hanno legiferato prima di lui, precisando con incrollabile faccia tosta: “La mia ottima legge si è scontrata contro l’ottusa burocrazia del paese guidata dalle forze dell’opposizione, ma non preoccupatevi: ho già pronto un nuovo decreto che rimetterà a posto le cose, ed assicurerà il progresso economico in un clima di vera equità!

E il gioco ricomincerà.
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