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Saviano ad Amici, ecco perché ha fatto bene a partecipare

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di Giuseppe Santoro
Roberto Saviano, scrittore che non ha bisogno di presentazioni, ieri ha partecipato alla prima puntata stagionale del serale di Amici, programma condotto da Ave Maria De Filippi da Mediaset e giunto alla quattordicesima edizione.
Roberto ha fatto benissimo ad accettare l’invito e con questo articolo voglio difenderlo dalle tante critiche degli internauti, che lo accusano di essersi venduto alla tv commerciale.
Intanto non capisco perché non avrebbe dovuto accettare, il suo lavoro è sempre stato quello di raccontare storie difficili, quindi trovo che essere ricompensato per aver fatto riflettere milioni di persone (soprattutto giovani) sui diritti e i non diritti dei migranti, sia una cosa buona e giusta.

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Ma per spiegarmi meglio voglio aprire una parentesi sulla televisione in generale.
Confesso che la mia tv ogni tanto si accende da sola e magicamente appare Salvini, allora provo a spegnerla, ma quando la riaccendo su un altro canale, c’è di nuovo lui. Come V nel film “V per vendetta”, parla a reti unificate, solo che il protagonista lo faceva per tre minuti, Salvini a tutte le ore.

Il leader leghista spesso propone soluzioni facili, come “rispedire tutti gli extracomunitari a casa loro” e agli italiani dice di tornare ad essere “padroni dell’Italia”. Ecco perché, in un contesto televisivo del genere, parlare della sofferenza dell’emigrazione come ha fatto ieri Saviano, risulta una boccata d’ossigeno.

Bisogna infatti capire cosa sta alla base di una partenza, cosa si è costretti a sopportare nel tragitto, prima di criticare l’arrivo finale a “casa nostra”. Certe volte il futuro si può costruire soltanto scappando e nessuno lo sa meglio di noi italiani, da sempre popolo di emigranti.

E’ vero, ieri Roberto non ha proposto soluzioni al problema, ma ha dato un’altra importante visione del fenomeno, rivolgendo le sue frasi a milioni di giovani che seguivano il programma. Lo ha fatto nella rete più importante della famiglia Berlusconi, dove di solito imperversano trasmissioni che portano il pubblico a non pensare.

Finito il suo monologo ho cambiato canale, ma intanto grazie per quei minuti “diversi” di riflessione.

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