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Giancarlo Bigazzi e la musica italiana

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di Giuseppe Santoro
Il suo nome, per chi bazzica dietro le quinte delle case discografiche e per chi vive di musica in Italia, è sicuramente molto conosciuto e apprezzato.
Ma a pensarci bene, soprattutto per i non addetti ai lavori, Giancarlo Bigazzi dovrebbe ricordare dei momenti davvero emozionanti.
Chi non ha mai voluto una donna a tutti i costi come Raf in “Ti pretendo”? Chi non ha mai cantato a squarciagola “Si può dare di più”? Chi non ha mai dedicato alla propria fidanzata “Ti amo” di Umberto Tozzi e magari, dopo un addio, “Bella stronza” di Marco Masini?

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Ecco, Bigazzi è stato l’autore (o il coautore) di tutte queste grandi canzoni che hanno fatto storia e che ancora a distanza di più di trent’anni, continuano ad essere ascoltate da tante generazioni. D’altronde si sa che la vera arte non passa mai di moda.

Eppure il grande paroliere e musicista fiorentino, che nel mondo ha venduto 200 milioni di dischi (alcuni anche come produttore), scrivendo pagine fondamentali della musica italiana, è stato sempre molto schivo di carattere e ha preferito mettere davanti la sua arte al puro spettacolo.

Non amava molto apparire nonostante fosse un tipo esuberante, tanto che per 25 anni ha fatto parte del gruppo musicale degli Squallor; con un’ironia dissacrante e un linguaggio volgare quanto spesso geniale, la band prendeva in giro la società e i suoi tabù rompendo gli schemi e facendo da apripista per tanti altri gruppi demenziali nati successivamente.

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La sua capacità di cambiare spesso genere, si può riscontrare anche all’interno della musica leggera; è lui l’autore di “Rose rosse”, ma anche di “Gloria” e de “Gli uomini non cambiano”, brano quest’ultimo, interpretato in maniera magnifica dall’indimenticabile Mia Martini.

La cosa ancora più incredibile però, è che di un genio di questa portata se ne sia parlato veramente poco, se non in occasione della sua scomparsa, nel Gennaio del 2012. Dovrebbe essere riconosciuto il suo valore e quello che ha donato alla musica italiana, oggi davvero troppo piccola in confronto ad artisti di questo tipo.
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Fonte Foto Sito GB Music di Giancarlo Bigazzi
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VIDEO- Mia Martini -Gli uomini non cambiano
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Giuseppe Santoro
Ricco, bello, dolce e simpatico nella vita precedente. In questa invece, nasco a Lecce il 18 luglio del 1989 da una famiglia di professori. Mia madre insegna Lettere in una Scuola Media di provincia e mio padre, adesso pensionato, era insegnante di Educazione Fisica. Dopo il diploma commerciale ho lavorato come impiegato in un Centro di Medicina Nucleare per un anno e mezzo, ma purtroppo in seguito ai tagli alla sanità pugliese, all’inizio del 2011 mi sono ritrovato disoccupato. Nel 2013 ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e adesso frequento la facoltà Magistrale di Lettere Moderne. Importante è stata per la mia formazione professionale, l’esperienza come responsabile comunicazione e social per il sito Cometiveste.it, di cui sono il fondatore con altri due ragazzi. Canto in una band da due anni e adesso ci stiamo dedicando anche allo sviluppo di alcuni progetti inediti. Ho sempre scritto testi musicali, poesie, ma anche saggi brevi sugli argomenti più disparati e nei miei articoli mi piace osservare la società con occhio critico. Oltre a un’ ipotetica carriera nell’ambito dell’insegnamento, molto difficile visti i tempi che corrono, mi piacerebbe continuare a dedicarmi alla critica musicale e sociale. Non amo molto dire cose ovvie e in generale, non mi piace stare dalla parte del più forte. Da un po’ di tempo collaboro con questo blog che credo stia diventando un punto di riferimento importante per chi ama la musica e i suoi retroscena. Spero di essere all’altezza del compito e poter interessare i lettori a quelle che sono le mie idee e i miei pensieri.

Commento su Faremusic.it

3 COMMENTS

  1. Giancarlo Bigazzi era un genio. Aldilà dei gusti. Per lui la musica era tutto e lui è l’artefice di tutto. Una grande perdita professionale e per me che ci ho lavorato anni anche umana. Geniale e dissacrante. Divertente e piacevole nonostante i suoi momenti di “follia” ma d’altronde confermavano il suo essere superiore.

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