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Il compleanno di Tony Banks e il ricordo dei Genesis

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di Athos Enrile

Compie oggi 65 anni Tony Banks.

Possibile che il nome sia sconosciuto alle nuove generazioni, ma c’è sempre tempo per colmare le lacune, perché penso sia doveroso conoscere uno dei più creativi tastieristi degli anni ’70, capace di tessere trame memorabili all’interno della sua band, i… Genesis.
Impossibile in poche righe parlare di Tony, di quel gruppo, di quella musica e del movimento nato a inizio anni ’70, ma essendo io stato testimone di un concerto storico, quando non ero ancora diciottenne, mi sembra questa una buona occasione per rispolverarlo… era il 3 Febbraio 1974!

4-Ticket Genesis
Il concerto era previsto per le  ore 18, al Palasport di Torino. I miei 17 anni suonati mi davano la possibilità di una concessione, nonostante il giorno dopo mi aspettasse la scuola. Ripensando all’evento, non ricordavo esattamente quale giorno della settimana fosse, ma avevo ben nitido il monito dei miei genitori che mi esortavano a tornare velocemente a casa, perché la scuola mi aspettava.
Una rapida ricerca su internet mi ha dato la possibilità di sapere che era domenica. Conoscevo già molto bene Selling England by the Pound, “oggetto” promozionale del tour, uscito da pochi mesi.
Credo sia interessante mettere in rilievo come la musica “nobile” di quel tempo, anche se il fenomeno si sarebbe poi rivelato di vita breve, fosse una “fantastica” malattia contagiosa. I tempi sono cambiati e certe rappresentazioni si vivono con maggior distacco, perché rientrano nella sfera della normalità, ma in quei giorni era possibile una mobilitazione generale per un evento musicale che, nel mio caso, avveniva a 150 km di distanza da percorrere in treno, di sera, con ritorno notturno. Il quartiere in cui sono nato e in cui abitavo, si chiama Santa Rita, e avrà contato una trentina di persone con età simile alla mia. Non eravamo tutti amici, e non ci eravamo messi d’accordo, eppure ci ritrovammo tutti al Palasport di Torino. La stazione di Savona era poi il punto di riferimento in cui si raccoglievano i ragazzi che arrivavano dai paesi periferici e tra le immagini confuse rimaste in testa, una riguarda un gruppo molto nutrito di giovani anime, tutti visi conosciuti, magari amici degli amici, tutti con lo stesso obiettivo.
Non ricordo nulla dei discorsi dell’andata, ma posso immaginare l’argomento.
La picture che segue è relativa al palco e a un  fiume umano, che probabilmente mi parve tale perché messo in relazione al pubblico dei concerti pomeridiani.
Sicuramente lo spazio non era adeguato all’evento, perché ricordo molti ragazzi lamentarsi all’esterno per l’impossibilità di trovare un biglietto. Forse nacque anche qualche tafferuglio, ma non ne sono certo.
L’immagine successiva è quella di Peter Gabriel che compare con uno dei suoi abiti spettacolari, e presenta l’enorme vuoto di capelli nella parte centrale della testa, una sorta di “riga ampliata”, come era solito fare in quel periodo.
Non sono in grado di segnalare la set list, ma ricordo con estrema chiarezza un forte brivido che mi percorse la schiena, lo stesso che ho sentito poco tempo fa, quando ho rivisto Steve Hackett -il chitarrista- in concerto, e all’inizio di  “Firth or Fifth”, per un attimo, sono tornato a quel lontano ’74,
E poi mi appare il vuoto sugli elementi oggettivi, ma rimane l’eccitazione, la partecipazione, la sensazione, già allora, di aver preso parte  a qualcosa di storico. Negli anni a seguire quel tour sarà ricordato come l’ultimo, vero, dei Genesis targati Peter Gabriel.
Faccio estrema fatica ad andare oltre con la memoria, ma ho bene in mente  come, nei giorni a seguire, l’argomento principe di noi che vivevamo a pane e CIAO 2001, fosse la rivisitazione dell’esperienza vissuta”.

Oltre a Tony Banks, Steve Hackett, Peter Gabriel, già citati, la band si completava con altri due grandi musicisti, Phil Collins e Mike Rutherford.

Immagini di repertorio di quell’anno…

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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