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martedì, Gennaio 18, 2022

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Aldo Ascolese e… la sua città

di Athos Enrile

Aldo Ascolese non è più giovanissimo e credo abbia toccato il mezzo secolo. Domani è il suo compleanno e mi chiarirò le idee.

E’ nato nei vicoli genovesi e ha conosciuto quel mondo da vicino… le prostitute, i travestiti, gli artisti bohemien, i banditi, i contrabbandieri, le armi e la poesia di quei luoghi.
Pare nato con la chitarra in mano, e con una voce che, ironia del destino, è lo specchio di quella di Faber… lo specchio… non proprio la stessa… sfumature diverse, ma tanto basta per ottenere una patente per la vita.
E quella voce così… genovese, appare a volte come una condanna… con una timbrica così sarebbe un delitto non raccontare le storie di De Andrè! Eppure c’è molto altro.
La sua vita toccata dal dolore lo ha forgiato nel carattere, e forse quel suo “disordine apparente”, quell’etichetta di genio e sregolatezza è un’arma di difesa, o forse è ciò che resta delle vicissitudini passate. Racconta i vicoli dicevo, ma li racconta con autorevolezza dall’interno, e non con l’occhio del passante, spesso un borghese facile al giudizio.
Incredibile la sua capacità di coinvolgere il pubblico, sia da solo, con la sua chitarra, sia in veste di … “PFM canta De Andrè”, o con chiunque musicista decida di collaborare, per cinque  minuti… un’ora… un giorno.
Difficile credere che Aldo abbia scritto oltre 600 canzoni che sono ancora nel cassetto, alcune miscelate a quelle “dovute”, all’interno dei suoi set live. E che canzoni!
Ma Aldo pare sempre in attesa, con un fucile da mille colpi in canna che sembra non voglia decidersi a centrare i tanti bersagli a disposizione. Forse è sufficiente una sedia, una chitarra e uno dei suoi vicoli, perché basteranno poche note e la sua voce per raccogliere un folto e caloroso pubblico.
Questa è la sua Genova, da lui fotografata in tanti momenti di vita.
Lo vedo spesso Aldo, ma mi piace ricordarlo sul palco allestito in Piazzale Adriatico, a Genova, subito dopo l’alluvione, una delle tante, dove anche lui fu personalmente toccato dal dramma… ancora una volta.
Un palco tra palazzi disposti a 90 gradi, un pubblico tutto per lui, una famiglia riunita, così come accadeva nei vicoli, o in qualsiasi quartiere periferico negli anni 60 e 70.
E’ probabile che la realizzazione del suo sogno, del suo album non sia così lontana, ed è mio augurio che molto presto le sue storie genovesi, nuove e non riciclate, siano da tutti conosciute.

Un assaggio… 

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