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Il mondo di Andy Warhol

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di Athos Enrile

Anche oggi la lista degli avvenimenti significativi del passato mi aiuta nel sottolineare l’importanza storica di un uomo, Andy Warhol, che ha lasciato traccia nel campo dell’arte, senza distinzione alcuna.

Pittore, scultore, regista, fotografo, attore, inventore di nuovi tipi di espressione, è legato, musicalmente parlando, a figure come Lou Reed e Nico – chi non conosce la “banana” dell’album dei Velvet Undeground! – ma riesce difficile sintetizzare la sua opera, davvero vasta.
Il 22 febbraio dei 1987, a soli 59 anni, Andy morì, a New York.
Una vita contrassegnata dall’innovazione la sua, controcorrente, sempre al limite e certamente all’avanguardia.
Nella sua Factory prolifica la controcultura americana, nascono talenti completamente liberi di esprimersi, si esalta la vita in comunità con la totale assenza di regole.
Queste poche righe non possono rendere giustizia all’artista, e mi auguro che nasca la voglia di saperne di più, ma ho un ricordo personale che utilizzo spesso per convincere gli scettici ad approfondire, almeno quelli che amano le storie di rock.
Non ho mai sentito grande attrazione per l’esagerazione e per il superamento dei limiti, e basta leggere un qualsiasi libro che tratta l’argomento “Factory”, per capire il significato reale del termine “trasgressione”. Non ho neanche mai sentito battere forte il cuore – come mi capita per la musica – al cospetto de “La Gioconda” o de “La Maja Desnuda”, ma…
sono rimasto incantato nel corso della visita all’ Andy Warhol Museum di Pittsburgh, sua città natale.
Un mondo da vedere, il profumo del rock, le immagini di chi si era affidato alle cure di Andy – Mick Jagger, Marilyn Monroe, Jacqueline Kennedy, i primi che mi vengono in mente – documenti, stanze dinamiche, quell’odore di storia che spesso ho sentito nell’aria, capace di intontirmi come fossi un bimbo davanti al suo primo cartone animato. E accanto alla regolarità ecco apparire tele dipinte con l’orina e palloncini che volano in stanza dedicata. Impossibile scattare foto, solo filmare.
Dopo un incontro del genere, per molti probabilmente da registrare come mera “visita ad un museo”, scatta in me l’effetto domino, la voglia di appropriarmi delle derivazioni e non solo del baricentro, e se parliamo di Warhol il mondo esplode in mille le direzioni,  e non tutti i sentieri potranno essere graditi.
Nel 1968, nel catalogo di una mostra al Modern Museet di Stoccolma, Andy Warhol dichiarò: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti…”. E che fosse anche un veggente?
Sprazzi di Factory, frammenti di un mondo che non esiste più…

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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