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Nel ricordo… dei Piper

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di Athos Enrile
Il mezzo secolo del Piper.

Oggi è un giorno significativo per la musica italiana… compie 50 anni il Piper di Roma.
Per un bambino della mia età, già attirato dagli echi musicali, il Piper era qualcosa di irraggiungibile, ma di certo noto, anche, per i tanti filmetti a tema dell’epoca. Non sono mai stato al Piper di Roma. Però… non c’era solo quello, e i protagonisti di quei giorni eccitanti si distribuivano nei vari locali italici. Tra questi, di primaria importanza, il Piper di Viareggio. Ci sono stato tre anni fa, condotto dal mio grande amico Pino Tuccimei – occorre dire chi sia? – manager pronto a riportare ai fasti antichi il locale toscano. Non è andata molto bene, non c’è stato un seguito di eventi significativo, ma non potrò mai dimenticare quel pomeriggio del 18 giugno 2013, quando ho potuto assaporare il profumo, devo dire intatto, di tempi gloriosi, fatti di musica e gioventù spensierata. Dai divani e dalle pareti colme di immagini, mi è arrivata l’impronta indelebile di un mondo che, purtroppo, non tornerà più indietro. Dopo pochi giorni, in fase di costruzione di un documento specifico, chiesi ad alcuni protagonisti dell’epoca di raccontarmi i risvolti, gli aneddoti impossibili da catturare dalle pagine dei giornali, magari immaginabili, ma la testimonianza diretta è altra cosa. Ecco cosa ricorda Gianni Belleno, uno dei fondatori dei New Trolls

A quei tempi tutti i giovani masticavano musica, il locale era strapieno, la coda fuori,  e quando arrivavamo era una roba bestiale.
A quei tempi possedevamo delle macchine incredibili, tipo… Nico Di Palo una Maserati Ghibli, Giorgio D’Adamo una Lamborghini Miura, Vittorio De Scalzi una Ferrari e io possedevo una Mercedes, e quindi avevamo questo status da divi; eravamo giovani e … ricordo bene quel ’72: presentammo Concerto Grosso.
Giorgio D’Adamo in quel periodo stava con Patty Pravo, noi finivamo di suonare, andavamo a mangiare veloci e poi alla spiaggia, a fare il bagno, di notte… a Viareggio… un casino indescrivibile!
Alloggiavamo sempre all’Hotel Principessa Lucca, perché era situato all’interno di un parco, e noi ci divertivamo a fare le sedute spiritiche; era un periodo che eravamo fissati con queste cose, ma non solo noi… c’era anche Mal, Mia Martini, era un bel giro legato dallo stesso produttore (nostro, di Mal e del Piper), Alberigo Crocetta, e tutti insieme facevamo dei veri macelli.
Nei concerti a volte si usavano dei gruppi spalla di cui ora non ricordo il nome, ma è capitato di trovarsi sullo stesso palco, con Mal o con Loredana Bertè, ma a quei tempi ci si poteva permettere il lusso di pagare, nella stessa sera, artisti di livello, perché gli incassi si facevano, il locale era sempre pieno, e suonare al Piper di Viareggio era un lusso, un passaggio obbligato per i gruppi importanti; non tutti riuscivano ad andarci, anche perché Crocetta aveva il palato abbastanza fine, cercava sempre delle novità di qualità, pescando spesso all’estero, richiedendo molte volte gli inglesi, come gli Atomic Rooster, i Genesis, i Primitives (anche senza Mal); è stato davvero un periodo importante e poi da lì è partito tutto…
Non ho più visto il Piper, e dopo quel periodo d’oro mi pare sia divenuto un night, e speriamo che ora ci sia la voglia di riportarlo allo status di un tempo, per giovani, con musica adatta a tutti; i ragazzi frequentano i locali in cui si trovano a loro agio, e non puoi proporre l’orchestrina e le ballerine da festa di paese, ma devi spendere un po’ di soldi e investire sull’immagine del locale, renderlo accessibile ad un certo target, e inserire band davvero forti, e magari la gente spende volentieri il prezzo del biglietto.
Tornando all’antico, impossibile raccontare ciò che ci accadeva; io facevo dei “disastri” impossibili da descrivere, ma come ti dicevo era un circolo di vita abbastanza ripetitivo: si suonava, si mangiava, si andava in mare nudi  e poi si faceva l’alba, e in questo senso era un rituale abbastanza tipico della gioventù di allora.
Nel Piper c’erano delle stanze “private”, e per quei tempi era un’innovazione… i ragazzi di 20 anni non avevano certo bisogno di nascondersi per lasciarsi andare alle loro effusioni!
Una cosa che ricordo bene è che nell’Hotel di cui ti ho parlato facemmo una bella seduta spiritica che influenzò parecchio Nico, e quando successivamente si addormentò, scrivemmo sul suo lenzuolo, con un pennarello rosso sangue, “… tu fai la musica del diavolo…”; al risveglio si spaventò davvero, condizionato da quanto accaduto la notte precedente, anche perché lui credeva davvero a quelle riunioni. L’atmosfera di quei giorni poteva far perdere l’orizzonte, e noi in quel periodo credevamo alla validità di certe pratiche, ai posacenere che si muovevano ecc…
Avessi visto lo stato di Nico quando vide la scritta… non voleva più suonare, era convinto fosse tutto vero,  che veramente il diavolo avesse scritto sul suo lenzuolo e che volesse prendergli l’anima: solo dopo un mese gli dicemmo la verità.
E poi l’immondizia! Tutta la spazzatura degli alberghi veniva rovesciata nelle auto, non solo le nostre, ma anche quelle dell’impresario… le macchine scoperte erano un richiamo folle per noi… pensa quanto eravamo stupidi!
Immagina tutti gli adesivi che riproponevano le immagini delle band, dei cantanti… riempivamo le carrozzerie delle auto, rovinandole ovviamente.
Sorvolo sugli aneddoti legati alle ragazze!
C’era un pubblico che adesso non c’è più, i giovani hanno tutto, i divi non esistono, e quando vengono creati dai talent show durano un’estate e poi si sgonfiano; una volta i fan ti seguivano nelle tournèe, prendendosi delle vacanze che servivano per accompagnarti; noi avevamo una schiera di afecionados che ci seguivano con le loro macchine, a loro spese, affiancandoci per tutte le date: altri tempi, la musica aveva un certo valore, ora è un ripiego per pochi.
Certo è che noi siamo stati molto fortunati, perché se è indubbio che abbiamo avuto da Dio un talento che non è dato a tutti, il fatto di trovarci al posto giusto nel momento giusto ha fatto sì che la nostra gavetta fosse davvero poca cosa… un paio di anni, e siamo subito emersi, a differenza di altri gruppi che hanno faticato anni, e magari devono ancora sbattersi.
Da “Le ali della musica”, di Athos Enrile

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