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venerdì, Ottobre 30, 2020

I 50 anni dalla morte di Janis Joplin in un concerto al Teatro del Buratto a Milano

"Janis, take another little piece of my heart" è uno spettacolo al Teatro del Buratto, di Milano, per i 50 anni dalla morte di Janis Joplin

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La Musica è Cultura

Voto Autore
 di Mela Giannini

Musica mia passione… mia vita, il mio mondo. E mentre scrivo la ascolto.

Non sapevo come iniziare questa avventura.
Certo, non sapevo come “INIZIARE”… e parlo dell’avventura chiamata “Musica e dintorni“. Ma poi mi son detta che il nome stesso del “sito/progetto” poteva essere d’ispirazione per lo “Start“.

Parlare di musica, tenendo presente la società che ci circonda e come questa abbia influenzato la musica (e in alcuni casi “viceversa”… come la musica abbia influenzato la società) nel corso del tempo, è sempre stato un argomento affascinante per me.
La musica in se è un’arte molto diffusa, e nel periodo storico che viviamo, visti i mezzi di “diffusione” che abbiamo, forse la musica è la forma d’arte più diffusa, più della pittura o della letteratura o del cinema stesso.

La musica, più di ogni altra forma d’arte, “arriva” davvero alle “masse” (“masse” che soprattutto nel periodo in cui viviamo chiamiamo e consideriamo come “fruitori”), coinvolgendole.

Ma il grande paradosso sta nel fatto che pur essendo una forma d’arte di massa, la più fruibile di tutti, la più usata dalle masse, è comunque l’ARTE meno conosciuta nella sua “essenza e valore culturale”, è la forma d’arte a cui viene dato meno valore, partendo dalle istituzioni (soprattutto italiane) che non la supportano, non l’aiutano, non la valorizzano… relegando quest’ultima ad una “forma” equiparabile all’hobbistica (riferito anche all’aspetto economico).

Basti pensare come a livello scolastico, lo stesso insegnamento dell’ARTE della Musica è sempre stato INSUFFICIENTE, per non usare altri aggettivi.

Ma anche a livello di “società”, mi capita spesso di incontrare persone che hanno un bagaglio culturale non indifferente, che conoscono, ad esempio, Nietzsche, Goethe, Charles Bukowski, che magari sanno il latino e parlano due lingue straniere, che sanno di politica e conoscono la storia, ma che di musica non sanno nulla, e che il “non saperne” non li tange culturalmente.
Ma se questa gente, in una discussione, si scopre non essere abbastanza “acculturata” se si parla ad esempio di Arthur Rimbaud piuttosto che Paul Verlaine, viene travolta da una immensa frustrazione e “vergogna”… ma non gliene può fregar di meno invece se non conosce Strawinsky, Charlie Parker, George Gershwin, Cole Porter ecc. ecc.

Musica
E questo strano fenomeno sociale la dice lunga sull’importanza che questa società, a livello culturale, dà alla musica.

Certo, c’è da considerare che la musica è sicuramente l’ARTE che nella storia è giunta per ultima rispetto ad altre arti, l’ultima forma di espressione creativa a conquistare un prestigio culturale pari a quello che ha avuto negli anni, se non nei secoli, la LETTERATURA, nonostante la notevole e indiscutibile rivoluzione culturale in MUSICA che, nella storia, gente come Beethoven e Mozart ha sbandierato e sbattuto in faccia, prima alla borghesia e poi all’aristocrazia.

Ma nonostante anche la “filosofia”, fin dai tempi di Arthur Schopenhauer, avesse proclamato la musica come “linguaggio comune” tra tutti i popoli del mondo, la conoscenza della musica nel mondo culturale continua tutt’ora ad essere marginale, e per questo emarginata.

Questa “emarginazione” ha lasciato il posto allo scempio della “diseducazione musicale” o alla “manipolazione” che l’industria della musica ha fatto verso quest’ultima, nel periodo della “politica delle masse” in cui attualmente viviamo (dal XX secolo ad oggi).

Quando si è cominciato a capire che con il potere mediatico delle radio e delle televisioni ecc. ecc., si potevano manipolare le “masse”, a quel punto le stesse masse sono diventate “portafogli clienti”, i cosiddetti “FRUITORI”… e a questo punto parte della “cultura” intrinseca nella musica, specie quella POPOLARE, è andata a farsi benedire, ed è stata sostituita con il “PRODOTTO COMMERCIALE” da vendere e propinare a tutti i costi alle MASSE.

Musica
Martin Heidegger

Un giorno qualcuno mi fece leggere un pensiero “premonitore” di un filosofo tedesco, dell’inizio/metà del XX  secolo, Martin Heidegger (quel signore su in foto), che scrisse che il secolo delle masse e della tecnica, fosse anche il secolo della forza di appiattimento del linguaggio e del pensiero culturale, ridotti a mera chiacchiera, a vacua informazione e ad alienazione pubblicitaria. E questo “pensiero filosofico” della CULTURA DELLE MASSE calza a pennello anche a quello che è successo, nella nostra epoca, alla musica o a parte di essa, se si pensa alla valanga di “prodotto musicale” (volutamente NON ho usato solo il termine di MUSICA) che si è dato in pasto alle masse, soprattutto alle “masse” composte di giovani, che non essendo “musicalmente acculturati”, hanno subito una sorta di “circonvenzione di incapace”.

Certo, nel corso dell’evolversi di questa forma di “cultura di massa”, specie del XX secolo, ci sono stati anche dei “fenomeni” positivi, partiti dall’interno del mondo musicale e dagli artisti stessi (quelli VERI), e questo sia a livello di costume che di condizionamento di alcune epoche sociali, e parlo degli anni ’50 e ’60, ma soprattutto degli anni ’70 e di tutto un movimento, anche politico, che forgiò una intera generazione… e nomi come Presley, Dylan, Lennon, Bowie ecc. ecc., entrano di diritto in questo contesto.

Musica

Altro aspetto che  si può considerare “positivo” è il fenomeno delle “contaminazioni” tra generi musicali, che hanno dato esempi di alta cultura musicale contemporanea, e di questo il jazz (vedi l’uso geniale degli accordi atonali tipici del Jazz), più di tutti, ne detiene il primato.
Ma altri interessanti esempi di sonorità all’avanguardia, figli di contaminazione ed EVOLUZIONI di generi, nel corso degli anni e decenni, si sono visti soprattutto nel Rock che attingeva al blues, e anche nel Pop che ha attinto un po’ da tutti i generi, rendendo il tutto “POPolare” in virtù del fatto che, a prescindere da tutto, piaceva alla gente, al POPolo.

Spero che chi di dovere capisca la GRANDE importanza CULTURALE della musica e predisponga leggi che tutelino questa forma d’arte, aiutando di fatto una intera generazione di giovani artisti che, altrimenti, finiranno con il perdersi nei miraggi del “fatuo” successo che millantano realtà come i TALENT, che danno con una mano e levano con due, sia a chi fa musica che a chi l’ascolta… perchè l’era dei talent è l’era del SILENZIO culturale musicale, e non possiamo permettere che la maggior parte della “DISCOGRAFIA/SPETTACOLO/TELEVISIONE”, che vive di vendita di spazi pubblicitari durante la messa in onda dei “spettacoli-talent”, riduca davvero a SILENZIO la musica.

 

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