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venerdì, Ottobre 22, 2021

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STORIA DI UN ALBUM: DAVID RIONDINO E IL SUO OMONIMO ALBUM DEL ’79, UN ALBUM PER CASO

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Conobbi David Riondino quando faceva il bibliotecario alla biblioteca comunale di Firenze passando intere giornate a leggere di tutto accumulando una cultura spaventosa.

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Allora scriveva canzoni umoristiche e satiriche con una vena incredibile. Aveva già registrato un album di canzoni “di lotta” con il gruppo teatrale fiorentino Victor Jara. Così quando arrivai all’Ultima Spiaggia di Nanni Ricordi in qualità di producer e talent scout chiamai Davide a Milano per registrare alcuni provini. Davide mi portò delle canzoni con testi chilometrici, tutte molti interessanti da “Noi piedi”, una canzone omaggio sui poveri piedi “questi sconosciuti trascurati dagli amanti” e “Perplessità” una canzone quasi Gaberiana dedicata agli usi e i costumi della generazione post sessantottina, dalle meditazioni al sesso libero.

Mi portò anche una canzone satirica in cui imitava l’Angelo Branduardi della Fiera dell’est, chiamata “lo Gnegno”, una satira bucolica di uno stupidotto campagnolo e ambientalista che passava le giornate a gambe ignude tra le felci e le bisce, rospi e ogni sorta di animale vivente. Andammo a registrare nello studio Barigozzi in quel di via Noè a Milano, accanto al mitico “Bar Basso” che preparava cocktails in bicchieri alti come LP.

Come arrangiatore assoldai il mitico Claudio Fabi che chiamò a suo fianco uno dei chitarristi più preparati dell’epoca, il fido Renato Gasperini degli Agorà. Finiti i provini li feci ascoltare a Fabrizio De Andrè che era in procinto di andare in tour con la PFM.

riondino
Crediti Foto Guido Harari

Ricordo che impazzì al primo ascolto e senza pensarci un attimo mi disse: “Roberto, voglio portare Riondino con me in tour, aprirà i miei concerti”. Due giorni dopo mi trovai con Fabrizio e Franco Mamone proprio al bar Basso a discutere i particolari. Mamone disse subito che tutte le case discografiche lo avevano contattato per proporre “a pagamento” un loro artista come special guest del tour, pertanto chiese se la RCA era intenzionata a investire su Riondino.

Fabrizio rispose bruscamente : “O Riondino o nessuno e a gratis”. Mamone annuì, anche perché decideva tutto Fabrizio. Così chiamai Nanni e gli dissi: “Nanni io faccio l’album perché un’occasione così non ci capiterà più”. Nanni era contrario. “Come fai a passare dai provini a un album in sole due settimane, copertina compresa?”. “Ce la faccio” risposi. Così prenotai lo studio e telefonai a Cesare Monti per la copertina.

L’album registrato e mixato alla velocità della luce piacque persino alla RCA nonostante fosse un album più rock che da cantautore classico. C’era persino un pezzo punk, “Re dei punk” con Riondino che urlava “Testa di cazzo”.

Prima ancora di mixarlo Davide ed io andammo nello studio fotografico di Cesare Monti che aveva partorito una copertina zappiana. Vestimmo Davide come uno chef con un coltellaccio in mano e una fetta di salame sul grembiule, poi Cesare mi appese a testa in giù legato ai piedi come un quarto di bue. Resistetti mezz’ora finchè le tempie mi pulsarono.

Con l’album stampato, partimmo in tour con De Andrè e la PFM. Davide avrebbe dovuto fare 3-4 pezzi in apertura e si cagava addosso. “Come faccio ad esibirmi nei palazzetti strapieni solo con la mia chitarra e voce  Mi ammazzeranno”. Così parlando tirò fuori dal suo cilindro un’idea fantastica: Davide propose di fare il presentatore. Saliva sul palco dicendo: “Ragazzi benvenuti. Tra poco inizierà il concerto di Fabrizio De Andrè e la PFM. Prima si esibirà un giovane cantautore esordiente. Non preoccupatevi, canterà tre pezzi e poi se ne andrà, mi raccomando trattatelo bene e non fischiatelo subito perché mettetevi nei suoi panni… è alla sua prima esperienza, grazie”. Poi usciva dal palco e dopo tre secondi rientrava con la chitarra in mano. L’escamotage funzionò a meraviglia e così in assoluto silenzio si esibì con successo.

Di data in data si esibì con lui anche Franz di Cioccio alla batteria e Franco Mussida alla chitarra. Esperienza esaltante tant’è che io spariì dagli uffici dell’Ultima Spiaggia per due settimane, finchè un giorno mi chiamò Nanni Ricordi e dopo avermi fatto i complimenti mi disse: “E’ ora che torni a lavorare in ufficio”.

Oggi una storia simile sarebbe improponibile, ma queste cose accadevano negli anni settanta, il decennio più intenso di sempre, e non solo musicalmente.

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