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lunedì, Novembre 30, 2020

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Tiziano Ferro: nessun miracolo in “Accetto Miracoli – L’esperienza degli altri”- RECENSIONE

Voto Autore

Accetto Miracoli: l’esperienza degli altri” è il primo album di cover per Tiziano Ferro, il secondo capitolo del disco pubblicato nel 2019. Per l’occasione l’artista ha reinterpretato 13 brani di altrettanti autori italiani.
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Non è facile. Non è facile per niente dire quello che si pensa, d’impeto, pur sapendo che sarà perfettamente inutile, che non si otterrà un bel niente, che non è “politically correct” e che molto difficilmente qualcuno si schiererà a favore della tua opinione.

Inoltre, anche posto che la propria opinione possa avere un qualche fondamento di verità, un famosissimo politico italiano del secolo scorso, noto anche per la sua arguzia, giustamente sintetizzò che “non è tanto importante avere ragione, l’importante è che qualcuno te la dia”.

Però in questi giorni è successo qualcosa: Andrea Mingardi ha espresso la propria posizione su tante cose attinenti alla situazione musicale attuale, con la fragranza della sua onestà intellettuale, della sua cinquantennale carriera, del calore che oltre alla voce ed alla sensibilità di musicista gli attraversa le vene e lo spirito, e allora con una scia così tutto diventa più facile.

Succedeva tante volte quando frequentavamo la scuola, l’insegnante ad un certo punto perdeva la pazienza e molto spesso finiva con il prendersela con il primo che capitava, che sovente non era neanche più colpevole degli altri; in questo caso è il nostro Tiziano a prendere il giro sfortunato, ma d’altronde la scuola è ingiusta, la vita altrettanto e comunque non è niente, c’è di peggio.

Non è che il CD sia brutto, o bello o chissà che altro, è che è proprio la sintesi cantata di quello che una considerevole parte di fruitori lamenta oramai da lustri: la attuale musica pop è un’altra cosa rispetto a quello che si intendeva prima. Questo CD è un’altra cosa ma non è una colpa, magari per i parametri attuali è un bel lavoro, il problema è nostro e il problema sono i parametri, che sono cambiati come del resto evidentemente quelli della televisione, della politica, della scuola, del conservatorio di musica e di tante altre cose.

Fino a qualche anno fa la distinzione era solo tra musica bella e no e questa distinzione era possibile, anche se ovviamente fortemente dibattuta.

I famosi parametri erano chiari, chiari, chiarissimi, per padroneggiarli bastava studiare e soprattutto ascoltare, ma con criterio ferreo, con gusto, con capacità di analisi, di discernimento, di decodificazione.

Costituiva (e costituisce) però già un grande motivo di appagamento il raggiungimento della socratica sensazione di non sapere, mai abbastanza, perché la prosecuzione nell’affinamento del gusto supportato dalla conoscenza è essa stessa il piacere, non è necessario arrivare chissà dove, peraltro impresa assai improba.

Il rendersi conto che non si finisce mai di imparare, almeno riguardo la musica, è già un enorme traguardo.

La scia tracciata dal nostro Mingardi illumina  contemporaneamente un fossato pieno di coccodrilli tra questi parametri e quelli attuali, evidenzia che qualsiasi discorso è perfettamente inutile, nessuno produrrà mai più una Lancia Aurelia B20 o una Flavia coupè per fare concorrenza commerciale all’ultimo plasticoso e coatto SUV, nessuno metterà in prima serata televisiva uno spettacolo teatrale al posto della Carlucci, nessuno cercherà di contrastare le merendine confezionate o le bibite gassate con prodotti di buona pasticceria o vini di qualità.

Il problema è il guadagno, lo spazio sul mercato, il riscontro: ok, ma sia concesso affermare con rabbia che riguardo all’aspetto qualitativo la valutazione dei parametri è cambiata in modo, diciamo discutibile, e soprattutto non è però mai passato in giudicato che il riscontro commerciale significhi anche valore reale, artistico, produttivo, di contenuti, di ingegno.

O musicale.

Mingardi collega l’inizio della caduta libera con l’avvento dei dj nei locali al posto dei musicisti e successivamente fa un pesante riferimento all’abuso della tecnologia; effettivamente è difficile dargli torto, laddove oramai è prassi accettata l’uso dell’autotune, di effetti che omologano le timbriche delle voci ad un modello di sonorità pesantemente artificiale, di batterie elettroniche e suoni digitali ovunque, di fonici e dj che diventano produttori: è inutile sviscerare, si tratta appunto di un’altra cosa.

Un aspetto però non si può far passare in silenzio:

posto che i prodotti come questo di Tiziano, costituiti secondo questi rispettabili nuovi parametri, sono divulgati e commercializzati sotto la uguale categoria merceologica precedente, cioè la musica, è di conseguenza ancora lecito stupirsi di troppe cose.

Che musicisti di buon livello, tra cui un paio di eccellenze, vengano arruolati per svolgere un banale compitino, che brani come “Ancora ancora ancora” o “Almeno tu nell’universo” siano proposti con arrangiamenti che annacquano enormemente i contenuti musicali originali, che in “Nel blu dipinto di blu”, forse l’unico momento in cui ci sia una vera e propria scrittura di arrangiamento, si sentano fiati e ritmica di suono fintissimo, che la versione di un pezzo come “Bella d’estate”, in cui le possibilità di sviluppo creativo sono pressochè infinite, gridi letteralmente vendetta.

Ma è ascoltando brani come “Margherita” che si capisce definitivamente che quei famosi parametri evidentemente non si conoscono proprio: ma veramente c’era bisogno di andare negli Usa e chiamare gli americani per suonare questa cosa? Senza citare marpioni come Golino, Melotti, Rivagli, Paolo Costa, Poli, Moriconi, Rinalduzzi, Danilo Rea e almeno altri venti, in Italia pure le nuove e nuovissime leve avrebbero fatto di meglio.

Si tratta di cover, ovvero di personalizzazioni di brani altrui, è veramente notevole che in generale non ci sia un guizzo uno, una qualsiasi cosa che faccia zompare dalla poltrona con un brivido sulle braccia come sulla cover di “Nature boy” di George Benson o di “Here, there and everywhere” di Sarah Vaughan, o su quelle degli standard jazz di Rod Stewart o di Lady Gaga. Si badi bene, nessuno pretende che il nostro offra prestazioni al livello di tali mostri sacri, semplicemente non si può accettare che di simili modelli produttivi non si tenga più minimamente conto.

Non è un discorso di novità, attualità o vecchiume, argomentazione semplicemente ignorante che giusto solo nel pop commerciale italiano è usata come una clava: stranamente nella classica o nel jazz nessuno osa neanche pensare di soppiantare Chopin o Coltrane con qualche recente mago di “nuove sonorità”.

Tiziano canta, canta come sempre in modo intenso e personale, è simpatico, è un personaggio positivo, ma appunto non aveva nessun bisogno di dimostrare semplicemente ed ulteriormente di cantare come Tiziano Ferro. Un disco di reinterpretazioni sarebbe potuta essere un’ottima occasione per fare qualcosa di veramente significativo, guadagnare un valore aggiunto, ma come detto all’inizio i parametri sono cambiati e soprattutto quelli della produzione discografica.

Ovviamente auguriamo al nostro con vera stima che abbiano ragione loro e spiace che proprio lui sia finito nella scia Mingardi, ma evidentemente, visto che si tratta di scelte anche sue, fa parte del gioco che qualcuno non le condivida.

tiziano ferro

Tracklist di “Accetto Miracoli: l’esperienza degli altri”:

  1. Rimmel
  2. Morirò D’Amore
  3. Bella D’Estate
  4. Margherita
  5. E Ti Vengo A Cercare
  6. Almeno Tu Nell’Universo
  7. Cigarettes And Coffee
  8. Perdere L’Amore (feat. Massimo Ranieri)
  9. Piove (feat. Box Of Beats)
  10. Portami A Ballare
  11. Nel Blu Dipinto Di Blu
  12. Ancora, Ancora, Ancora
  13. Non Escludo Il Ritorno
  14. Vai Ad Amarti
  15. Amici Per Errore
  16. Balla Per Me (feat. Jovanotti)
  17. In Mezzo A Questo Inverno
  18. Come Farebbe Un Uomo
  19. Seconda Pelle
  20. Il Destino Di Chi Visse Per Amare
  21. Le 3 Parole Sono 2
  22. Casa A Natale
  23. Un Uomo Pop
  24. Buona (Cattiva) Sorte
  25. Accetto Miracoli
  26. In Mezzo A Questo Inverno – Reyes Cut
  27. Accetto Miracoli – Reyes Cut

 

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