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Samuele Bersani e il suo poetico “Cinema Samuele” – RECENSIONE

Voto Autore

 

Samuele Bersani è tornato con un  nuovo progetto discografico “Cinema Samuele”. L’album è una sorta di “visione” di vari film che fanno parte della tracklist del progetto, un “particolare cinema” che nasce dalla mente di uno dei cantautori più eclettici e credibili degli ultimi  venti anni della musica italiana.

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La musica è in crisi, non si sente altro.
In realtà non è la musica ad essere in crisi: per produrre roba nuova la creatività e le capacità ci sono sempre, mentre volendo semplicemente rifarsi le orecchie i classiconi sono tuttora immortali.

Il problema è l’oramai irrisorio riscontro economico, le cui cause sono variamente dibattute; le opinioni si susseguono e si scontrano, le ricette salvifiche abbondano, contemporaneamente il mercato (quale?!?) straripa di una sovrapproduzione inutile perlopiù di robaccia.

Alla “luce” di questo la nuova uscita di Samuele Bersani era attesissima, il cinquantenne giovanotto è per la canzone italiana una risorsa. Si attendeva da anni il ritorno, il suo talento e le sue capacità non hanno certo bisogno di conferme, per cui ascoltiamo volentieri e ben disposti, mentre leggiamo le varie altrui recensioni e…

Ma c’è più qualcuno che ascolta la musica e prova a dire qualcosa al riguardo? Ovvero, quando è passato in giudicato che trattandosi di cantautori si parli solo dei testi, si citino solo i testi, si tratti solo di essi e per quanto riguarda la musica ci sia l’assoluto silenzio?

samuele bersani
Cove album

Violiamo l’argomento tabù: il cd si apre con “Pixel”, il brano è sicuramente interessante, subisce però una struttura forse opinabile: strofa in Re, inciso in Solm dorian sicuramente efficace ma seguito da un successivo inerpicarsi con varie peripezie armoniche e melodiche fino a tornare alla strofa ma inutilmente in Mib, per poi bruscamente ritrovare nell’inciso l’originario Solm dorian e dirigersi lietamente verso il finale con un crescendo strumentale intorno ad un Fa Maj7.

Sicuramente questione di gusti ma la logica compositiva di quella parte intermedia non appare chiarissima.

L’osservazione non è negativa nei confronti di Samuele, tutt’altro, è fortemente affettuosa, proprio perché siamo in presenza di un bel musicista, di un eterno ragazzo con un’immagine molto gradevole, di giannimorandiano modello, ma con in più una grande capacità compositiva sia nelle parole che vivaddio, appunto, nella musica.

Segue “Il tiranno” ed effettivamente il testo è ipnotico, veramente da maestro, mentre purtroppo vengono riconfermate le perplessità riguardo ad alcune tortuosità compositive; riappare inoltre la sensazione che l’elettronica stia in posizione di predominio, soprattutto dal punto di vista percussivo, a volte proprio antibatteristico.

L’elettronica, la macchina.

La macchina è stata introdotta tantissimi anni fa per supportare lo strumento suonato dall’essere umano, non si può sdoganare che adesso sia il contrario, che la parte acustica sia il “colore” del suonetto finto. La applicazione esagerata di questo tipo di estetica porta oltretutto a trattare la voce come un suono digitale.

Questa è stata finora molto “fuori” e quasi sempre raddoppiata all’ottava sotto o armonizzata, quindi giocoforza innaturale; per quanto la timbrica sia sempre gradevole quando butta bene può essere un De Andrè del terzo millennio ma se dice sfortuna sconfina nel periglioso mondo di Tiziano Ferro.

Inoltre, se macchina deve essere, perché non dirigere la scelta artistica verso i modelli forniti dai musicisti colti? La discografia mondiale ne è piena, basta se possibile con le strizzatine d’occhio alle genialate prodotte dai dj e dai pischelli in cameretta o in garage, o in mansarda di papà e mamma, poi diventati “grandi produttori” per opera e virtù dello spirito santo e soprattutto in virtù di un maledetto riscontro economico che li ha spacciati per arrangiatori-produttori-musicisti.

Fortunatamente subentra però l’impressione che da ora in poi in questo cd cambi qualcosa.

bersani

In “Mezza bugia” c’è maggiore coerenza compositiva tra cellula melodica della strofa e ritornello e tutto il percorso delle note appare chiaro ed efficace. Anche il suono globale è meno innaturale per via soprattutto di una chitarra crunch, mentre per contro abbiamo la solita batteria gonfia che sembra programmata (o è suonata?!?)

da un ragazzino. Le tastiere fanno quello che devono fare, forniscono la loro espressività, quella non ottenibile con gli strumenti acustici: sono belle, bei tappetoni di sapore analogico.

L’elettronica è stata inventata, usata e perfezionata per aggiungere qualcosa all’acustico, non per limitarlo e soffocarlo, o soppiantarlo.

”Il tuo ricordo” prosegue il momento positivo, la melodia espone uno spunto interessante che si sviluppa in modo logico e soprattutto bello, le armonie ambientano efficacemente il percorso delle frasi musicali. Un pianoforte conduce, le tastiere e gli altri strumenti sono intrecciati perfettamente a colorare e sostenere, ci sono dinamiche e toh, manco a farlo apposta il testo è valorizzato appieno, peraltro da una voce molto più naturale. Gran bel pezzo.

Harakiri” arriva proprio a proposito, è il brano che dimostra che la “formula Bersani” è invece giusta, se rispettata, ed è viva, sempre originale e attualissima: musica, diamine. Canzone fresca, popolare ma non banale, con testi evocativi che si dipanano in raffinati sviluppi sia melodici che armonici.

“Le Abbagnale” è veramente tanta roba, un racconto pieno di fascino ambientato in una musica bulimica strabordante di note, di suoni, di fiati, armonizzazioni e stacchi, mentre la successiva “Con te” raggiunge forse il più giusto equilibrio tra raffinatezze melodico-armoniche e ascoltabilità popolare, nonché tra suoni digitali e acustici.

Ancora meglio è “Scorrimento verticale”, con cui Samuele si riconferma veramente unico nel panorama italiano: il suo particolare mix di profondità e ironia nei testi trova ambientazione dal punto di vista melodico tra facile e imprevedibile, sempre, o quasi, in modo fresco e leggero e sicuramente mai banale. Su questa scia è anche “L’intervista”, canzone pop bilanciata, di logica scorrevole e sicuro mestiere, che si ascolta e riascolta volentieri a parte la solita batteria veramente irritante il cui unico modello ispiratore pare essere “Heart of glass” di Blondie.

Il cd si chiude con “Distopici”, parole affascinanti avvolte in una musica suggestiva e intensa. Le recensioni trascurano la musica ma non hanno torto riguardo ai testi: è vero, questo cd porta un bagaglio di parole veramente importante, c’è un gran lavoro, con tante riflessioni e tanta vita dietro.

Un bel disco.

bersani

Le grandi canzoni sono da sempre oggetto di studio, per il motivo principale che non essendo per niente facile comporre una melodia relativamente semplice corredandola di armonie interessanti, in equilibrio tra banalità e qualche raffinatezza, è buon uso comportarsi come nelle facoltà universitarie di Architettura: si sviscerano i grandi progetti degli altri, nel tentativo di capire almeno in parte cosa significhi contenuto di oggettivo spessore e cosa siano invece la fuffa e le varie riscoperte dell’acqua calda.

In qualsiasi campo artistico l’analisi e la padronanza di opere riconosciute universalmente come significative, oltre le suggestioni emotive del momento personale o del periodo storico ed artistico, è sempre buona cosa, come invece è assolutamente deleterio il farsi influenzare dalla zozzeria imperante nel contempo, magari nel tentativo di attirare un consenso più ampio e sfangare un ritorno economico più cospicuo.

Un grande jazzista italiano una volta ebbe ad affermare di non essere per niente in grado di scrivere una canzone di musica leggera bella ed efficace, trattandosi di una pratica molto difficile; è verissimo.

I grandi autori di canzoni presentano innanzitutto un talento melodico superiore, successivamente in proporzione variabile una bella capacità di sviluppo e di armonizzazione e non ultima una bella dose di mestiere; laddove il risultato non fosse ritenuto sufficiente sono usuali gli interventi di co-autori o anche dell’arrangiatore a risolvere l’impiccio. Nello specifico di “Cinema Samuele”, oltre a Bersani è forte l’apporto di Pietro Cantarelli, uno dei pochi musicisti veri nel panorama italiano: colto, talentuoso, musicale, preparato e mai banale o paraculo-opportunista nelle oramai tante occasioni in cui per fortuna in questi anni lo abbiamo potuto apprezzare.

Samuele è un bravo autore di canzoni, lo ha mostrato già da inizio carriera e lo ha confermato in questo suo ultimo lavoro: proprio perché non deve dimostrare più niente a nessuno può permettersi di esprimersi sempre compiutamente al suo meglio, stando avanti al pubblico e alle mode del momento, ovvero avanti alle piccole fastidiose e petulanti ignoranze e non dietro, neanche in modo episodico.

bersani

TRACLIST “CINEMA SAMUELE”

  1. Pixel
  2. Il tiranno
  3. Mezza bugia
  4. Il tuo ricordo
  5. Harakiri
  6. Le abbagnale
  7. Con te
  8. Scorrimento verticale
  9. L’intervista
  10. Distopici (ti sto vicino)

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