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Mia Martini: venticinque anni fa ci lasciava un talento eterno

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Il 14 maggio 1995 fu trovata senza vita, sul letto della sua casa, Mia Martini. Era morta da due giorni. Mimì, una delle più grandi voci mai avute nel nostro panorama musicale, aveva solo 47 anni. A dare la notizia della morte dell’artista fu Mara Venier dalla sua Domenica In dell’epoca.

Sono passati venticinque anni da quella tragica fine, e i miei primi ricordi su Mimì risalgono, per ragioni anagrafiche, a quella sua apparizione del 1989 al Festival di Sanremo con Almeno tu nell’universo, brano che Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio tengono chiuso in un cassetto da quasi vent’anni. Con Mia Martini trovano l’interprete perfetta, quella che, nella vocalità di un’interprete perfetta, incarna perfettamente lo spirito drammatico, ma al contempo dolce e speranzoso del brano. a riportarla sulle scene. Il rilancio della cantante fu organizzato dal discografico Gianni Sanjust insieme alla Fonit Cetra, l’unica etichetta disposta a offrire a Mimì la possibilità di un contratto, affidando il progetto a Lucio Salvini, discografico della Martini all’epoca in cui incideva per la Ricordi.

mia martini

Quell’anno Mimì si classifica solo al nono posto ma vince il Premio della Critica.
La sua presenza scenica, gli abiti stilosi, i suoi primi piani rimangono impressi nella mia memoria. Di quell’occasione mia cugina Mirella, sua ammiratrice, ne conserva tutti i suoi dischi. Mi racconta che Mimì è sorella di Loredana Bertè. Riconosco la grinta, il graffio, ma il suo canto è tagliente come una lama affilata, quell’interpretazione così raffinata, precisa, credibile di artista vera, le costa, è il caso di dirlo, una vita.

Mi racconta che è un’artista straordinaria è che per assurde ragioni è stata costretta ad allontanarsi dalle scene. Non so quale filo rosso leghi, probabilmente nessuno, l’allontanamento dai riflettori dei tre maggiori rivoluzionari della nostra musica leggera: Mina, Battisti e Mia Martini. Certo è che l’epilogo per Mimì è stato il più drammatico.

La sua ostracizzazione, dal 1983 al 1989, crea una voragine incolmabile nella sua discografia, sei anni in cui si dedica a cose più piccole. Quegli anni rimangono una ferita che non riesce a rimarginare nei sei anni di vita che le rimangono dal 1989 al 1995. Per vivere in quel periodo di esilio è costretta a vendere i suoi abiti di scena.

C’è amarezza, ma anche incredulità, nelle sue parole quando in un’intervista, anni dopo, dichiara «La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare ad un festival, con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti! Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi».

Torna a Sanremo nel 1990 con La nevicata del ’56, brano scolpito nel suo repertorio e che sembra appartenere ad un’epoca magica e lontana. Ma è nel 1992 che torna a lasciare il segno sul palco dell’Ariston con Gli uomini non cambiano, brano che le consentirà di ottenere il secondo posto. L’anno successivo, per gioco o per amore, è ancora su quel palco, stavolta in duetto con l’istrionica sorella, con Stiamo come stiamo, un brano non certo scritto per farle esprime al meglio le sue potenzialità.

Quel 1989 segna un ritorno straordinario che è solo uno scampolo di una carriera cominciata tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, un periodo caratterizzato da un sodalizio granitico con l’amico di sempre Renato Zero e la sorella Loredana Bertè.

mia martini

Nel 1972, con un contratto con la Ricordi, la sua prima vittoria al Festivalbar con Piccolo uomo, canzone di Bruno Lauzi e Dario Baldan Bembo. Fa il bis l’anno seguente con Minuetto, un brano scritto per lei ancora da Dario Baldan Bembo insieme a Franco Califano.

La carriera di Mimì decolla nel 1977 all’Olympia di Parigi grazie all’incontro con Charles Aznavour. Nella prima pagina de Le Figarò campeggia il titolo “È nata una stella”.

Incontra poi Ivano Fossati che sarà autore, per lei, di straordinari successi, tra cui E non finisce mica il cielo, brano che nel 1982 a Sanremo vince il Premio della Critica, istituito proprio quell’anno per consegnarle un riconoscimento, premio che dal 1996, non a caso, porta il suo nome.

mia martini

A 25 anni dalla sua tragica scomparsa, anche Renato Zero, dal suo profilo Instagram ha voluto ricordare l’amica: «Vorrei rendere pubblico questo saluto a te, Mimì. Perché tutti sappiano definitivamente quanto amore ci siamo scambiati. Quante giornate al pianoforte, e fuori. Nel tentativo di affermare il nostro talento e la felicità di distribuirlo con semplicità a tutti. Tante delusioni. Amarezze. Sofferenza. Ma anche tante fragorose risate e spensieratezza. Certi vuoti non si riempiono. Il bisogno di saperti qui, non si è mai affievolito. Eppure sei dentro di me e mi sussurri che sei stata comunque felice di come hai vissuto. Con quanta dignità e fermezza. Ed io non posso che raccogliere i tuoi necessari segnali, fatti di silenzi, e di ricordi magnifici. E qui ribadisco l’infinita gratitudine che riservo al Signore, per avermi permesso di averti avuta accanto».

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