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The Who: “Who” è un buon album lontano dalla nostalgia – RECENSIONE

Cinquantacinque anni dopo le loro prime registrazioni, gli Who di Pete Townshend e Roger Daltrey tornano con un nuovo album, intitolato “WHO”

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Commentare un album dei The Who – ma direi la loro produzione in generale – può allontanarmi dall’obiettività, una condizione complicata da raggiungere quando si tratta di sonorità che mi accompagnano sin dalla tenera età (ascoltai “Substitute” a soli otto anni!). La realtà è che il loro rock classico è quello che preferisco tra i tanti, e credo che la genialità di Pete Townshend abbia pesantemente inciso sugli ultimi 55 anni della storia della musica.

Mi era capitato anche con “Endless Wire”, nel 2006, album di inediti arrivato dopo un lungo vuoto discografico, criticato dai più. Io lo ascolto ancor oggi con discreta frequenza, perché contiene le linee guida di quello che è, secondo me, il modello “WHO”.

Da circa un anno era noto come la band inglese stesse lavorando ad un album di materiale originale, brani scritti e pensati per le attuali possibilità vocali di Roger Daltrey. Registrazioni fatte in studi separati, aiutati dalla tecnologia e spinte da relazioni personali che, a dispetto di alcune gioiose esternazioni da parte dei protagonisti, sono sempre state improntate ad una certa conflittualità, ed è di questi giorni un’inedita e poco elegante asserzione di Pete rivolta anche ai due pezzi mancanti, dichiarazioni che hanno visto una repentina retromarcia, ma che lasciano qualche dubbio sui metodi comunicativi adottati, e/o sull’attuale stato d’animo del chitarrista.

Prima Keith Moon e poi John John Entwistle hanno lasciato la band – obtorto collo -, ma Pete e Roger hanno tenuto in vita nome e musica con una moderata e controllata esposizione live e pochissime novità in studio. Caratteracci o no, suonare tiene in vita, e siccome gli Who, arrivano ovunque e abbattono pregiudizi e barriere temporali, la macchina va oliata e proposta, almeno a sprazzi.

Who” è l’omonimo dodicesimo album in studio, ed è stato pubblicato il 6 dicembre 2019.

Rilevo la chiosa di Daltrey che esagera ma non convince: “Penso che abbiamo fatto il nostro miglior album da “Quadrophenia” nel 1973, Pete è tuttora un cantautore favoloso, ancora all’avanguardia”.

Io ci andrei cauto, ma questa autoreferenzialità d’autore appare come un buon atto pubblicitario, soprattutto per i fan sparsi nel mondo, che di questi tempi preferiscono prendere ciò che viene, piuttosto che criticare.

Anche in questo caso ho trovato brani decisamente fatti per me, capaci di sollecitare la memoria e di regalarmi le dinamiche che cerco in determinati artisti, e credo che alla fine “Who” possa essere considerato un buon album rock, godibile in molti episodi.

Townshend e Daltrey sono accompagnati nelle registrazioni dai soliti compagni di viaggio (Simon Townshend alla chitarra e compositore, il bassista Pino Palladino e Zak Starkey alla batteria) e da una lunga serie di collaboratori che segnalo a fine articolo, per soddisfare la curiosità di chi ama i dettagli.

Il progetto è carico di energia, per nulla votato all’elemento nostalgico. La voce di Roger, spesso fonte di problemi negli ultimi anni, regge ancora in studio, con gli ovvi accorgimenti del caso, anche se è lontana la tipicità e la continuità a cui eravamo abituati, ma non ci si può opporre alla natura e al passare del tempo! Gli anni sono tanti, per lui e per il compagno di una vita, Pete Townshend, che dimostra la solita incisività chitarristica e un acume compositivo non comune.

Tra le tracce segnalo l’iniziale “All This Music Must Fade”, che a dispetto dell’incipit – “Non mi interessa, so che odierai questa canzone” -, riporta ai fasti degli Who dei primi seventies.

Pubblicata come singolo il 3 ottobre 2019:

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Detour” ripercorre i primi giorni della band, quando il nome era “The Detours”, un flashback che colpisce nel segno.

I Don’t Want to Get Wise” è un pezzo orecchiabile che riporta al passato, tra orgoglio e rammarico. Pubblicata su Spotify e iTunes nel novembre 2019.

Hero Ground zero” vede Daltrey in piedi su di una montagna del Lake District mentre osserva il futuro che si sta delineando davanti, anche se i versi criptici di Townshend rendono poco chiaro ciò che viene predetto. Ascolto gradevole e semplice.

Le osservazioni sull’invecchiamento – a cui ci ha abituato Townshend sin dai tempi di “My Generation” – sono a tratti toccanti (“Devo accettare il fatto che potrei finalmente morire“, canta Townshend in “I’ll Be Back“) e banali (“La vita è incredibile ma è stata una strada accidentata“).

Non credo di essermi mai sentito così sul margine“, annuncia Daltrey in “Rockin’ in Rage”.

Ball and Chain”, pubblicato come primo singolo il 13 settembre 2019, è una ri-registrazione di una canzone solista di Pete Townshend intitolata “Guantanamo“, che era stata pubblicata nella sua compilation del 2015, “Truancy: The Very Best of Pete Townshend”.

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L’artwork è dell’artista pop Peter Blake, già collaboratore con la band per “Face Dances nel 1981, famoso soprattutto per la copertina di “Sgt. Pepper’s…”; si tratta di un mosaico di 25 quadrati: 22 mostrano diverse immagini colorate posizionate intorno a tre quadrati che formano la parola “WHO” al centro della copertina dell’album. Le 22 piazze raffigurano alcune delle influenze e dei simboli della band, della loro carriera e cultura.

L’album è supportato dal “Move On! Tour”, che si prolungherà sino a metà 2020, tra Inghilterra e America.

Giudizio complessivo positivo, al netto di una forza fisica calante, of course, a cui si contrappongono però idee che mantengono un buon livello, e l’ascolto privo di pregiudizi potrà dare buone soddisfazioni.

Gli Who sono trasversali, in alcuni casi fanno parte del tessuto culturale di un territorio, e non solo in patria. Un motivo ci sarà se questi vecchietti terribili – che a 20 anni o poco più cantavano “Voglio morire prima di invecchiare” – riescono ancora a deliziarci e a farci sognare!

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Tracklist “WHO” dei The Who

 Tutte le canzoni sono state scritte dal solo Pete Townshend eccetto quelle segnalate in modo diverso.

  1. “All This Music Must Fade” 3:20
  2. “Ball and Chain” 4:29
  3. “I Don’t Wanna Get Wise” 3:54
  4. “Detour” 3:46
  5. “Beads on One String” (Pete Townshend and Josh Hunsaker) 3:40
  6. “Hero Ground Zero” 4:52
  7. “Street Song” 4:47
  8. “I’ll Be Back” 5:01
  9. “Break the News” (Simon Townshend) 4:30
  10. “Rockin’ in Rage” 4:04
  11. “She Rocked My World” 3:22

Deluxe edition bonus tracks “WHO” dei The Who

  1. “This Gun Will Misfire” 3:36
  2. “Got Nothing to Prove” 3:38
  3. “Danny and My Ponies” 4:02
  4. “Sand” (Demo, solo per il Giappone)

The Who

Pete Townshend: chitarra, cori, voce solista (tracks 8, 12–14), armonica, percussioni, sintetizzatore, violino, violoncellocello, hurdy-gurdy, effetto orchestrali (6)

Roger Daltrey: voce solista (eccetto 8, 12–14)

Altri musicisti – The Who

Carla Azar – batteria (3, 10)
Matt Chamberlain – batteria (6)
Gordon Giltrap – chitarra acustica (11)
Pino Palladino – basso (1, 2, 4-8, 11)
Gus Seyffert – basso (3, 9, 10)
Zak Starkey – batteria (1, 2, 4, 7)
Benmont Tench – tastiera (1, 3, 10)
Joey Waronker – batteria (5, 8, 11)

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