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Aidan Zammit: “Exposed”, un album di altissima qualità artistica – RECENSIONE

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Aidan Zammit, bravissimo tastierista e musicista raffinato, è uscito con uno stupendo album solista, “Exposed”, nove tracce di altissima qualità artistica .

Negli states li chiamano “musicians for musicians”, si tratta di quei musicisti molto noti e stimati tra gli addetti ai lavori e quasi sconosciuti al grande pubblico.

In Italia erano molto sfruttati fino a qualche anno fa (all’estero ovviamente lo sono ancora) e la loro presenza su un prodotto musicale garantiva qualità e sicuro interesse; ad esempio Ivano Fossati sintetizza molto efficacemente in una sua biografia che lui da ragazzo comprava gli LP, italiani o stranieri che fossero, anche a scatola chiusa se in copertina figuravano certi “musicians”.

Aidan Zammit è uno di questi: tastierista raffinato, profondo conoscitore dei suoni e degli strumenti che hanno fatto la storia, musicista preparato e capace di spaziare dal piano all’arrangiamento e produzione e alla  scrittura degli archi, si cimenta anche con il flauto traverso e la chitarra ma soprattutto con il canto.

Nativo di Malta, capitato a Roma come studente fuori sede, una volta laureatosi in Medicina e Chirurgia ha pensato bene di abbandonare completamente l’oggetto dei suoi studi matti e disperati per fare il musicista, campo nel quale peraltro era già attivo da tempo, essendosi fatto notare nella cerchia di Niccolò Fabi allora neanche agli esordi.

Aidan ha collaborato con produzioni e musicisti di prim’ordine, da Baglioni a Venditti, Mike Francis, Bocelli, Piovani, Mengoni e tanti altri: in ogni situazione lavorativa si è sempre distinto per la grande competenza, la classe, l’uso delle timbriche sia le più recenti che quelle vintage, la profonda conoscenza musicale.

Esordisce in queste ultime settimane con il suo primo album da solista, “Exposed”, composto da nove brani tutti di sua composizione, registrati nel proprio studio di Roma con la collaborazione di tanti ospiti di pregio. Ogni brano racconta una propria storia, con riferimenti musicali che spaziano praticamente in tutte le principali espressioni  del pop mondiale, o almeno tra quelle per gusti più fini.

La title track “Exposed”, pianoforte ed archi, chiarisce subito che Aidan canta benissimo e conosce perfettamente le tecniche di composizione di una canzone, quelle vere; annovera inoltre la presenza di Pasquale Filastò, grande violoncellista e compositore romano, affiancato da Miwa Shiozaki e Rosarita Panebianco. Brano intimista, morbido, suono complessivo bilanciato e caldo.

Cambio repentino di ambientazione con “All fall down”, Lorenzo Feliciati e Luca Trolli sfoggiano una ritmica binaria rocciosa ed essenziale sulla quale Aidan sfoggia un’ampia gamma di sonorità che vanno dal sapore analogico agli anni ’80 e ’90 e canta con energia un bel tema.

Il brano ha anche delle belle aperture armoniche, atmosfera vagamente dark, sviluppi melodici e di arrangiamento mai banali.

“Farewell Toytown” è un gran pezzo, è evidente non solo la profonda conoscenza dei grandi songwriters del pop mondiale ma anche del rock e del progressive. Una bella chitarra acustica equilibra un piano Wurlitzer, il tutto sorretto da un basso di tessitura giustamente scura, mentre Giacomo Anselmi lascia una firma delle sue con degli interventi di chitarra di grande suono e lirismo. Batteria di Lucrezio De Seta, ben noto professionista romano a cui non difettano certo musicalità, precisione e versatilità, stessi archi e soprattutto Colin Zammit ai cori, perfetti.

Omaggio agli “Steely Dan” in “Don’t touch Dan”, in cui l’ardua impresa di ricordarne l’inarrivabile mood viene portata a termine egregiamente semplicemente usando gli stessi ingredienti dello storico duo: un brano di scrittura raffinata, arrangiamento equilibrato e gustoso, suoni mai mischiati bulimicamente, dinamiche, fiati e voci scritti bene e suonati altrettanto. Grande prestazione degli ospiti, ancora Luca Trolli ma stavolta con Pierpaolo Ranieri, bassista del quale ogni nota è una sentenza definitiva, più i magnifici Carletto Micheli e Franco Marinacci ai sax, Giancarlo Ciminelli alla tromba e Roberto Schiano al trombone, eroi di mille battaglie tra cui l’ultimo tour di Baglioni e lo storico gruppo “Frankie & Canthina Band”.

Viene da sghignazzare pensando alla altissima qualità di produzione artistica di quanto ascoltato finora, ottenuta semplicemente con l’apporto delle persone giuste nel ruolo giusto, rispetto alla robaccia che da tanto tempo impazza ovunque…

Ospite d’eccezione in “Whole Life” è Marco Rinalduzzi: chitarra acustica di classe, suono e fraseggio che condensano decenni di esperienza al più alto livello in Italia, in una bella pop song che ricorda James Taylor.

“Things”, scritta con il mai abbastanza rimpianto Mike Francis al quale è dedicata, è un brano positivo, solare come erano le produzioni del cantante romano, al secolo Francesco Puccioni; annovera il fratello Mario Puccioni ai cori insieme a Lisa Zammit, figlia di Aidan.

Spiccano la bella chitarra di Pino Iodice, esperienza, gusto e senso della misura in un bel suono, e una commovente citazione di uno dei più grandi successi di Francesco nell’arpeggio di pianoforte che accompagna la parte finale del pezzo.

Segue “Are you with me”, una grande canzone di spessore e respiro non circoscritti all’Italia: melodia ampia, armonie impegnative, uso degli archi veramente maestoso, ben sorretti dall’esperto Ezio Zaccagnini alla batteria e da Danilo Pao alla chitarra.

Il CD si chiude con “Heartbeat” e “Dream of the space cat”: la prima è una fresca pop song di sapore tra il funk e la disco, con un bel mix tra tastiere e fiati, un bel solo di Aidan e soprattutto la chitarra di Chicco Gussoni, ovvero uno tra i più grandi chitarristi italiani; la seconda vede il ritorno di Lorenzo Feliciati ma stavolta ad affiancare il mitico Agostino Marangolo.

Quest’ultimo pezzo è la degna chiusura di un gran bel disco: un brano magnifico, interamente strumentale, con il fretless di Lorenzo che dialoga in modo massiccio ma poetico con le scomposizioni ritmiche di Agostino, nel rispetto del percorso creativo e del fraseggio di ciascuno ma con intuizioni musicali, energia e dinamiche di altissimo livello; tutto ciò a punteggiare il vero e proprio canto di Aidan, per l’occasione espresso con il breath control synth, strumento nel quale è un maestro.

Un CD da riascoltare e studiare, ricchissimo di contenuti, di sapienza, di studio e di passione, degno giro di boa di una luminosa e meritata carriera. Musica, buona musica.

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