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Enrico Ruggeri: “Alma”, l’album concettuale della maturità – RECENSIONE

Sono passati tre anni dall’ultima uscita discografica di Enrico Ruggeri, “Un viaggio incredibile”, e siamo ora al cospetto di un nuovo progetto, “Alma”

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Sono passati tre anni dall’ultima uscita discografica di Enrico Ruggeri, “Un viaggio incredibile”, e siamo ora al cospetto di un nuovo progetto fatto di inediti, ma con caratteristiche ben precise.

Il titolo è “Alma”, e sarà proposto dal vivo nel corso di un tour appena partito, realizzato in due  diverse modalità, acustica ed elettrica. Tutti i dettagli sono fruibili su un nostro precedente articolo.

Non credo sia necessario ripercorrere la carriera e le vicende di Ruggeri, artista tra i più conosciuti e autorevoli nel panorama nazionale, per cui provo a soffermarmi esclusivamente sulle undici tracce che fanno parte del disco, sottolineando che è stato registrato nello studio “di casa”, provando il necessario i brani sino alla loro completezza e soddisfazione esecutiva, avendo come obiettivo l’eliminazione di suoni meramente tecnologici a favori dell’elemento umano, fuggendo dall’ortodossia del momento contingente, perché se ti chiami Enrico Ruggeri, e hai alle spalle una tale carriera, puoi permetterti di scegliere, e il test di gradimento verso il pubblico passa necessariamente attraverso la primaria soddisfazione legata a ciò che si è creato: come lui chiosa, i suoi fedelissimi comprano generalmente a scatola chiusa, e nel caso rimanessero delusi se ne ricorderanno la volta successiva.

Il disco è molto vario dal punto di vista delle trame musicali, ma propone una certa concettualità, un percorso con un inizio e una fine, che presuppone una maturazione legata allo scorrere del tempo. Ed è proprio l’autore ad affermare che il presupposto per tale scrittura sia… avere una certa età, ovvero alcuni pensieri – e conclusioni – non possono passare per la testa di un ventenne o giù di lì.

Ruggeri propone metafore e idee, sottolinea aspetti sociali e contrappone la vita e la morte, cicli che si ripetono e che assumono importanza capitale mano a mano che il percorso a noi concesso si riduce. E attraverso il cammino personale si possono fornire insegnamenti elementari per far riflettere su disagi che quasi sempre sono l’elemento che accomuna la gente normale. Potenza della musica, potenza dei grandi artisti!

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RECENSIONE BRANO PER  BRANO

Il brano di apertura, “Come lacrime nella pioggia”, è di forte impatto e non a caso è proposto come video ufficiale. Un brano pop in pieno stile anni ’80 che, come suggerisce la didascalia, riporta Ruggeri nelle amate Marche, e le immagini ripropongono frammenti di memoria, sottolineati dal colore bianco e nero, che solo nel finale volge verso il colore, come la luce – e la speranza –  che appare in fondo al tunnel:

Il costo della vita” si presenta con un modus reggae, ballabile, e ci ricorda quanti siano gli errori che commettiamo, nessuno free, il conto prima o poi arriva, e solo l’affetto o l’amicizia può limitare i danni  perché: “… io pagherò in contanti, o pagherò in moneta, il costo della vita…”

Un pallone” è impreziosito dalla presenza di Ermal Meta, ma è l’argomento che è realmente toccante e attuale: attraverso la famosa storia di Iqbal Masih – bambino operaiosindacalista e attivista pakistano -, ucciso a soli 12 anni, divenuto il simbolo della lotta contro il lavoro minorile, si mettono in rilievo le enormi differenze sociali che permeano la nostra società, e se alcuni paesi presentano condizioni di vita minate alla base, basta guardarsi attorno per comprendere che nessuno è immune e non esistono alibi o giustificazioni.

Brano che cambia ritmo, intimista, perché la denuncia del disagio può anche essere sussurrata.

Cuori infranti” ritorna al pop rock e al ritmo insistente, e presenta un argomento universale:  “… cuori infranti, sogni per l’anima, replicanti senza un perché, ladri e santi, mondo che giudica, tra i rimpianti e il tempo che va… per gli amanti pace non c’è…”. 

E arriva il punk dal forte sapore “Decibel”: “Supereroi”, quelle figure che tanto ci affascinano, a tutte le età, alimentando i nostri sogni, permettendoci un’identificazione che non è solo caratteristica della gioventù, perché consente di trovare riscatto, almeno nei sogni. Ma se tutto questo non è esercizio episodico e circoscritto alla sfera onirica, potrà, forse, condurre ad un’esasperazione dei toni assai pericolosa.

Il labirinto” permette un altro cambio di ritmo, una quasi ballad, e Ruggeri si trasforma in crooner per raccontarci le difficoltà del suo – e del nostro – sentiero: “… stanotte c’è un film nero che ho scritto a quattro mani con chi sa già quale finale avremo, perché è l’equilibrista del male… tra il baratro e la cima sono qui nel labirinto e so che la definitiva scena è il fiume e io ci annegherò…”

L’amore ai tempi del colera” è un’infinita e toccante storia d’amore: “… Ho un coltello nell’anima e so che lo sai, so che tu ti domandi di come io viva, io giro per mare nel freddo che c’è, una barca che cerca la riva,  ma se tu ritornassi è già scritto il finale,  una nave nel porto è già pronta a salpare,  c’è un viaggio da fare  per prenderci il tempo perduto chiedendo di te…”.

Brano sentimentale che riprende la storia raccontata da Gabriel García Márquez nel suo romanzo.

Il treno va”, ottava traccia dell’album, inventa un’atmosfera ska e propone una metafora della vita: “Il treno va, finchè c’è vita,  ma devi scendere per spingere in salita. Il treno va, con il suo capitale umano, corre lontano, molto lontano…”.

Il punto di rottura” è un’immagine potente e terribile, che colpisce all’impatto per la sua irruenza e cruda realtà, e l’assolo di chitarra lancinante, a metà brano, combacia alla perfezione con un ritornello di grande intensità e drammaticità: “Quando ti ritrovi con le spalle al muro, quando ciò che vedi non ti sembra vero, quando stai cadendo e non ti sai fermare, e ti manca perfino la solitudine, quando nello specchio ti farai paura, quello è il punto di rottura… e non si torna indietro più…”. 

“Cime Tempestose” utilizza un gradevole simil swing per raccontare le difficoltà relazionali, e dal punto di vista lirico propine efficaci ossimori (“siamo pubblico e attori”, “il rumore del silenzio”) in cui è facile riconoscersi.

La conclusione è un brano fantastico, “Forma 21”, quella che a giudizio dello stesso Ruggeri è una delle migliori canzoni da lui scritte. Il tema è quello della morte, della fine del viaggio conosciuto, quante volte lo si immagina!? Come sarà? Ruggeri utilizza un’icona del rock un mito incancellabile: Lou Reed. E’ lui stesso ad esprimersi: “Canzone ispirata alla descrizione che Laurie Anderson ha fatto della morte di Lou Reed e descrive l’attimo della sua morte. Il sole filtra dalle vetrate di casa e lui, sorretto da Laurie, fa la forma 21, una figura di Tai Chi che rappresenta l’elevazione verso il cielo. È capitato anche a me di vedere morire delle persone e l’ultima espressione che uno fa è di stupore, forse per il luogo a cui sta accostando”.

Il brano finisce con parole e musica che riescono a toccare profondamente: “Mi sono fermato nel centro di un lungo silenzio che mi ha investito, respirando l’immobilità di quell’attimo prima dell’infinito, e ho unito le mani lasciando che il gesto solenne dell’ultima sera
sembrasse una preghiera…”.
 

E questa è l’anima di Enrico Ruggeri all’inizio del 2019, e quindi un forte lavoro autobiografico… parlare di sé utilizzando,  anche, l’esperienza altrui.

ruggeri

CONCLUSIONI

Conosco due modi differenti che permettono la fruizione della musica, a volte coincidenti, altre no: si può essere colpiti allo stomaco, storditi da qualcosa di inspiegabile e irrazionale, un piacere a prescindere; esiste poi la perlustrazione degli anfratti, la ricerca di contenuti e motivazioni, modalità un po’ più tecnica. “Alma” mi ha toccato sia per i contenuti – testi e trame musicali – sia per la gioia da ascolto che ne deriva, con una miscela di cui l’autore pare crucciarsi, ma che, a mio giudizio, rende l’album esempio di genuinità, e tutto questo, solitamente, è apprezzato dal pubblico.

Voto massimo per “Alma”.

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Tracklist di “Alma” – Enrico Ruggeri

Come lacrime nella pioggia
Il costo della vita
Un pallone 
(ft. Ermal Meta)
Cuori infranti
Supereroi
Il labirinto
L’amore ai tempi del colera
Il treno va
Il punto di rottura
Cime tempestose 

Forma 21

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

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