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venerdì, Giugno 18, 2021

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Morgan nel marasma mediatico del tritacarne di “Live Non è la d’Urso”

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Morgan ieri sera è stato ospite della quarta puntata di Live Non è la d’Urso di Barbara D’Urso, programma televisivo in onda in prima serata su Canale 5.

Non è un bel mondo quello in cui per mantenerti e mantenere le tue figlie, devi andare in tv a subire un processo mediatico ma è pur sempre un’opportunità, quella che non accade mai ai poveri cristi sconosciuti.

Ok. Vado in tv a lavare i miei panni in prima serata. Il gioco vale la candela, probabilmente. Difficilmente comprensibile però, aldilà dello squisito fatto economico, se chi ci va è un artista dotato di grande talento e intelligenza come Morgan. E’ un po’ come fare una passeggiata in prima linea davanti a un plotone addestrato. Ci vuole un fisico bestiale come cantava qualcuno.

Morgan dalla D’urso non è quell’Uno contro tutti di Maurizio Costanzo, dove il meraviglioso Carmelo Bene partecipava con una certa soddisfazione: “Sono venuto per disgustarmi” disse al Parioli. Difronte però aveva una serie di opinionisti e critici che si sputtanavano da soli, Carmelo Bene giocò facile. Fu solo Roberto D’Agostino a metterlo in imbarazzo e oltretutto con una battuta sublime:

Se Lei non esiste, perché si tinge i capelli?”.

Risultato: Carmelo Bene 10 a 0. L’Uno contro tutti della D’Urso va invece dritto sul gossip, dell’arte ne fa volentieri a meno, per cui il dibattito in studio lascia il contenuto nei camerini. Morgan fa del suo meglio per sottrarsi al processo e tutto sommato ci riesce, con la consapevolezza di interpretare “la serpe in seno”, in un nido di serpenti ammaestrati il cui veleno da gossip è in parte biodegradabile perché è solo televisivo quindi facilmente superfluo e dimenticabile.

Però a un certo punto il combattente Morgan si mette le mani nei capelli e a testa bassa sembra dire tra sè e sé: “Perché sono qui?”, ma all’inizio del talk shock (shock, perché di show c’è solo Morgan al pianoforte) aveva già dato la risposta al quesito chiedendo alla D’Urso: “Tu mi paghi stasera?”.

Morgan lo considero un amico, per cui d’istinto avrei preferito vederlo in tv a cantare Tenco ed Endrigo, piuttosto che raccontare i suoi casini. Ma quello che mi ha invece rattristato sono i tronisti ospiti che recitano la parte degli avvocati dell’accusa. Chiaro, sono pagati e anche bene suppongo, per cui recitano la parte, ma sinceramente ne vale la pena? Morgan lo capisco, ma loro?

Con tutti i difetti e contro-difetti io simpatizzo sempre per gli artisti, molto meno quando gli artisti stessi, non lo fanno ma si prestano al gioco dei ruoli diventando opinionisti di passaggio.

morgan

Morgan se l’è cavata bene comunque.

Ho immaginato i suoi pensieri mentre scorrevano quei contributi filmati commentati da una voce fuori campo simile a quella dei trailer dei film della Marvel. In parte erano persino inconsapevolmente ironici. Ma la tv non è più quella che i situazionisti chiamavano Lo Spettacolo della Società, bensì La Società dello Spettacolo.

Tutto ruota attorno ai fatti propri dei vip, ai loro vizi privati anziché alle loro pubbliche virtù. E’ ormai una sorta di fiction seriale.

Episodio 1: Asia Argento. Episodio 2: Morgan. Ci sarà anche l’episodio 3?

Speriamo di no, tanto vale mandare in onda la fiction vera o le telenovelas allora, almeno è tutto dichiaratamente finto, invece dalla D’Urso i fatti descritti appartengono alla realtà. Un bel salto carpiato, rovesciato dal trampolino con quoziente di difficoltà 9,9. Si mette in scena il dramma della Società dello Spettacolo, che viene visto a casa dalla Società che lo spettacolo lo guarda sul divano.

Morgan non è uno contro tutti, anche se ironicamente ammette in tv: “Come sempre”.

Morgan è nel marasma mediatico come tutti. Nel tritacarne televisivo ci si passa per forza. Chi si accontenta di fare l’ospite canoro, si protegge di più, ma ormai rischia di diventare un arredo scenografico, uno che “canta bene” ma che sta lì per tre minuti, il tempo di promuovere il suo disco e poi levarsi di torno.

Le tentazioni invece di fare l’ascolto, di essere commentati il giorno dopo la trasmissione su decine di quotidiani e migliaia di post sui social è forte, tentacolare, spesso micidiale. E’ una sorta di patto con il diavolo, che come sappiamo bene non esiste se non nell’ immaginazione umana.

Non ci resta che aspettare di rivedere Morgan parlare di musica e suonarla, possibilmente in un suo format senza panni stesi da lavare in studio.

Ciao Marco, a presto!

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