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mercoledì, Maggio 19, 2021

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Dal libro “Artisti in galera” di Roberto Manfredi: le vicende di “James Brown”

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James Brown in galera – Testo tratto dal libro Artisti in Galera di Roberto Manfredi – Per gentile concessione di SKIRA.

james brown
Crediti Immagine Tom Porta

James Brown

Tutti noi siamo cresciuti con il mito del sogno americano. La terra promessa, dove la frontiera rappresenta non solo un territorio da esplorare, ma la negazione stessa del confine. Per molti “l’american dream” è il simbolo di speranza, di rinascita, di vittoria, un luogo dove chiunque può raggiungere la sua meta divenendo padrone del suo destino. Per altri è solo retorica patriottica, un concetto astratto, illusorio, persino ingannevole. Ma quando un uomo nasce in una baracca nella campagna della Carolina del Sud, divenendo poi un mito per il mondo intero, allora la risposta non può che essere una. Il sogno americano esiste realmente, se non per tutti, certamente per alcuni predestinati, come ad esempio James Joseph Brown. Non a caso nel dicembre 1988, a seguito dell’ennesimo arresto, davanti al giudice mette una mano sulla Bibbia e guardando la bandiera a stelle e strisce dice:

“Questa bandiera è stata l’unica cosa che mi ha dato la forza di andare avanti nel corso della mia vita”. 

Durante la guerra in Vietnam, quando accetta di suonare per le truppe, dopo aver stretto la mano al presidente Johnson, si rivolge ai giornalisti e afferma:

“L’ America è uno dei pochi Paesi al mondo dove uno può iniziare come lustrascarpe e arrivare fino a stringere la mano al Presidente, alla Casa Bianca”. 

James Brown nasce in una famiglia poverissima. Trascorre la sua infanzia lavorando nei campi di cotone, facendo il lustrascarpe, prendendo mance da militari neri in cui si offre come guida per i bordelli della città di Augusta in Georgia. Abbandonato a quattro anni, dalla madre Susie Behling e con un padre che vive di espedienti, viene affidato a una maitresse che gestisce un bordello. Ogni sera va a caccia di militari urlando:

“Abbiamo belle ragazze e buon whisky”.

Diviene inevitabilmente un adolescente turbolento e fin troppo scaltro per la sua giovane età. Dimostra subito di possedere un gran talento musicale ma è attratto da ben altro: pugilato e rapine. A sedici anni compie la prima rapina e nel 1949 viene rinchiuso per tre anni nel riformatorio di Taccoa in Georgia.

La sua prima refurtiva è il vestito di un bianco. A quei tempi in alcuni circoli per bianchi, si organizzavano dei match di pugilato per ragazzini neri. Venivano bendati e buttati sul ring a gruppi di dieci. L’ultimo a restare in piedi vinceva. Una sera viene alzato il braccio di Brown e lì per la prima volta, “The Dynamite” capisce di essere un vincente. In riformatorio assiste a un concerto di un gruppo gospel e fa subito amicizia con il leader del coro: Bobby Bird. Lui si prodiga con la famiglia per ospitarlo in casa e trovargli un lavoro in modo che possa lasciare il riformatorio. James Brown entra così nel coro dei Gospel Starlighters e la sua influenza nella band è così forte che in pochi mesi decide il repertorio, il nuovo stile musicale e il nuovo nome: The Famous Flame. Dopo aver suonato in un blitz improvvisato durante una pausa di un concerto di Little Richard, la band gira in lungo e in largo per farsi conoscere. Investono tutti i risparmi nella registrazione di un acetato (un demo stampato), che viene ascoltato da un produttore della King Records, una delle case discografiche più importanti del periodo. Gli inizi non sono facili. Nel 1956, quando registrano in studio “Please Please Please”, il presidente della compagnia discute animatamente con il produttore:

“Che cazzo di canzone è mai questa? Non c’è neanche una strofa. Quello lì continua a ripetere Please, Please, Please come un negro suonato. Non venderà una copia”. 

Il disco va ai primi posti nella classifica Billboard e nel corso del tempo collezionerà 40 dischi d’oro. Da lì in poi il destino di Brown si compie. L’agente e produttore bianco Ben Bart, si accorda con la King Records e costringe James Brown alla carriera solista. Lo segue solo l’amico Bobby Bird, l’unico che continuerà a chiamarlo James, mentre tutti gli altri componenti della band dovranno chiamarlo per sempre Mister Brown. Il successo è clamoroso. Una sera a Santa Monica divide il palco con i Rolling Stones appena arrivati in America sulle ali del successo inglese. Pretendono di chiudere il concerto dopo la sua esibizione commettendo l’errore più grande della loro carriera. Quando James lascia il palco con il pubblico in delirio, li guarda con aria di sfida e dice a Jagger:

“Benvenuti in America ragazzi”. 

Brown non si accontenta mai. Cambia le regole del gioco. Convince il produttore a registrare un intero album dal vivo investendoci di suo. Scardina il dominio dei promoter che gestiscono gli incassi dei suoi concerti. Dimostra ai discografici che il suo pubblico, quello dei neri, non compra solo 45 giri ma anche i long playing. Con il tempo applica un “regime quasi dittatoriale” con i suoi musicisti. Chi sbaglia, paga. Chi arriva in ritardo alle prove o si mette a discutere con lui viene multato fino a cinquanta dollari. Lo fa anche con Bobby Bird, il suo più grande amico, succube del suo carisma, della sua passione e della sua caparbietà devastante. Bird, sua seconda voce sul palco, lo copre con mantelli dorati, incita il pubblico a gridare il suo nome, lo protegge dalle rivendicazioni sindacali dei musicisti. Con il tempo l’egocentrismo di James Brown diventa sempre più incontrollabile. Troppi soldi, troppi impegni, troppe tasse, troppe donne, troppo di tutto. Anche la sua vita sentimentale ne risente. Si sposa tre volte: con Velma Warren, Deidre “Deedee” Jenkins e Adrienne Lois Rodriguez. Si sposa anche con Tomi Rae Hynie ma il matrimonio non venne ritenuto valido. Da queste e da altre relazioni ha cinque figli maschi: Teddy, Terry, Larry B, Daryl (membro della sua backing band) e James Joseph Brown II, e quattro figlie femmine: Lisa, Dr. Yamma Noyola Brown Lumar, Deanna Brown Thomas e Venisha Brown. Secondo un articolo del ventidue agosto 2007 pubblicato sul quotidiano inglese The Daily Telegraph alcuni test sul DNA rivelano che Brown è il padre di almeno altri tre figli nati da relazioni extraconiugali ma l’unica ad essere stata identificata è LaRhonda Pettit una ex-hostess ed insegnante che vive a Houston. James Brown non ha una semplice famiglia, ha una comunità. I problemi con la legge sono inevitabili. Cominciano con le violenze domestiche ai danni della moglie Dee Dee, che viene malmenata con un tubo di piombo.  Adrienne Rodriguez, la sua terza moglie, lo fa arrestare per ben quattro volte tra il 1987 e il 1995.  Ne fa le spese anche un operaio dell’energia elettrica che viene a sistemare un guasto nella sua casa. Dopo una futile discussione Brown lo ferisce con un grosso coltello da cucina. Comincia ad assumere droghe, che ha sempre tassativamente proibito ai suoi musicisti. Quella che lo attira maggiormente è la “polvere d’angelo”, una sostanza allucinogena di sintesi a base di piperidina dall’effetto psichedelico e dissociativo, inizialmente usata come potente anestetico. Nonostante gli effetti principali di questa droga durino solo poche ore, occorrono alcune settimane per eliminarla totalmente dal corpo. Nel settembre 1988 probabilmente fatto di polvere d’angelo, James Brown giunge al suo “quartiere generale” armato di pistola. E’ in corso un congresso di assicuratori che hanno affittato la sua palazzina. James ispeziona il suo bagno privato e scopre che qualcuno l’ha usato a sua insaputa. Furioso spara al soffitto gettando nel panico tutti i presenti. Qualcuno si butta a terra come se stesse assistendo a una rapina armata in banca. La segretaria telefona alla polizia. Quando Brown sente le sirene delle volanti, esce dagli uffici e a bordo della sua auto fugge a tutta velocità sulla Interstate 20, vicino al confine di Stato tra la Georgia e la Carolina del Sud. Due auto della polizia lo inseguono per miglia, finchè riescono a fermarlo sparando ai pneumatici della sua fuoriserie. Armi alla mano gli agenti arrestano Brown per possesso di pistola non denunciata, infrazioni stradali, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Brown, credendo di aver sconfinato, scende dall’auto cantando “Georgia in My Mind”. Viene condannato a sei anni di prigione e poi rilasciato dopo aver scontato metà della pena. Esce dal carcere il ventisette febbraio 1991.

“Per tutto il tempo che rimasi dentro provai a conservare un modo di pensare positivo., determinato a lavorare su me stesso, di modo che, una volta fuori, potessi rientrare nel sistema con ancora più sicurezza e orgoglio. Per molti versi fu una sosta di cui avevo bisogno da tempo e che mi fece scendere da quel folle ottovolante di alcool e droghe su cui ero salito. Ero stanco, le mie autodifese erano calate, avevo bisogno di un posto in cui rimettermi in sesto e la prigione me lo fornì. Solo lì fui finalmente in grado di scrollarmi di dosso le sostanze che sapevo di non assumere, mangiare i cibi giusti tre volte al giorno, fare esercizio regolare, andare a letto presto e svegliarmi presto., Soprattutto, soltanto così potei tornare nella testa del vero James Brown, da cui mancavo da troppo tempo”.

I guai però non finiscono. Nel gennaio 2004 viene nuovamente arrestato in South Carolina per aggressione al la compagna dell’epoca, Tomi Rae Hynie, durante una lite domestica. Esattamente un anno dopo, nel gennaio 2005, una donna di nome Jacque Hollander gli intenta una causa accusandolo di averla stuprata nel 1988, ma la causa venne successivamente archiviata per decorrenza dei termini di presentazione. I guai con le donne, proseguono anche da morto. Una volta scomparso, la sua salma viene riesumata quattordici volte per esaminare il DNA. L’ultima volta i medici, sono costretti a segare una tibia per estrarre il midollo osseo, dato che i tessuti sono danneggiati dai liquidi usati per imbalsamarlo. Ancora una volta c’è di mezzo Tomi Rae in lotta con gli eredi legittimi per un’eredità di oltre sessantacinque milioni di dollari. La sua canzone preferita era non a caso: “It’s a Man’s, It’s a Man’s, It’s a Man’s World”

L’uomo pensa ai nostri bambini e bambine
L’uomo li rende felici perché crea per loro giochi
E dopo l’uomo ha creato tutto, tutto quello che poteva
Tu sai che l’uomo ha creato i soldi per comprare da altri uomini
Questo mondo è dell’uomo
Ma non sarebbe niente, niente
Senza una piccola cosa
Senza una donna a cui dare attenzioni

James Brown ha dovuto lottare anche dentro la sua bara. Riposa nella Thomas Family Home Crypt di Beech Island, South Carolina.

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