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Sanremo 2019: Se solo le voci funzionassero forse gli autori scriverebbero meglio

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Al via con la seconda serata di Sanremo 2019. Apre la scena  Baglioni, con il brano “Noi no”. Qualche indecisione sull’intonazione, sembra in affanno sugli acuti. Ma che voce la sua!!!

Ecco si ! Nonostante la giovane età, mi sento una dalla mentalità alla  vecchia maniera io. Perché quando ascolto un’ esibizione canora, non ci posso fare niente. La voce e l’intonazione per me, contano ancora!

Un tempo la precisione sulle note  era la prerogativa. Se non eri intonato non cantavi.  E mi pare pure assurdo che sia a qui a scrivere una cosa  come questa, manco dovessi precisare una condizione opzionale. Di che stiamo parlando? Dell’acqua che deve essere bagnata, se no non è acqua? Eppure questa serata ha avuto delle grossissime lacune da questo punto di vista.E non mi riferisco ad  una sbavatura, ad  un errore fatto sul palco, che anche se da scongiurare, sarebbe plausibile e sacrosanto .Parlo piuttosto di una sorta di andazzo malsano, che pare abbia ammorbato quasi tutti i cantanti, esecutori di  brani al grido di “chi se ne frega della precisione”. 

Devo per cui ribattere sulla questione tecnica vocale.

C’è una frase che sento  dire spesso ed è : impara la tecnica e poi dimenticala quando canti. Suppongo che questa frase venga associata al luogo  comune che “tecnica è uguale a mancanza di espressione e sentimento”. Ovvio che non la penso assolutamente cosi, se no non farei il mio mestiere. Lo scopo della tecnica deve essere quello di ripristinare l’uso naturale della voce. Cantare naturalmente  e senza sforzo, dà spazio ad una vasta gamma di possibilità interpretative ed espressive. Detto ciò sono sempre più convinta, che in Italia ci siamo dimenticati da dove veniamo. No dico! Il paese del Belcanto. E mentre guardavo Sanremo ad un certo punto mi sono chiesta : ok quando si canta?

Tra i pochi che hanno CANTATO c’era Arisa. Una bella sorpresa e con questo pezzo la definirei inedita. Grande potenza, più sullo stile belting. Scelta vocale decisamente rischiosa rispetto al passato, in cui utilizzava volumi più moderati, su pezzi decisamente diversi per tecnica e stile. Le direi solo di non esagerare nell’aprire i suoni sul passaggio per garantirsi maggiore stabilità. Il Volo sono rimasti fedeli al loro repertorio, forse giudicato noioso dagli esperti. Ma a quanto pare il pubblico non si annoia quando i cantanti fanno il loro mestiere e CANTANO!!! Stile leggermente orientato più verso il pop che verso il lirico. Grandi applausi di gradimento. Sull’interpretazione primeggiano la Mannoia e Silvestri. Molto brava anche la Turci , pulita ed elegante, seppur con qualche nota stonata nelle parti più acute del brano, probabilmente dovuta ad una laringite in corso. La platea in piedi per Loredana Bertè. L’esperienza della vecchia guardia non mente. Anima rock sulla consueta vocalità graffiante che non teme di raccontare senza mezzi termini e “mezze voci”.

Tra le ospitate trionfa l’esecuzione del brano “Bella” tratto da Notre Dame De Paris con Giò Di Tonno , Vittorio Matteucci e Graziano Galatone accompagnati al piano e voce dal maestro Cocciante. Lezione di canto in diretta!!!! Ecco si !! Voci magistralmente modellate dal “mix” in perfetto stile legit, quello che ti commuove . Alte prestazioni vocali con Mengoni nel brano Hola in duetto con lo scozzese Tom Walker, e Laura Chiatti insieme a Michele Riondino  con il brano di Battisti “Un Avventura” colonna sonora del film in uscita nelle nostre sale cinematografiche. Persino per Virginia Raffaele, dimostrazione di impeccabile prova canora nello stile “operistico comico”, durante il siparietto di  rito. Alto gradimento da parte del pubblico con applausi scroscianti ma,  Ahimè!, non erano in lista per il televoto! 

Considerazioni finali

Per il resto, la tendenza generale degli artisti  mi sembra una gara a chi fa la nota più bassa. Un tempo il virtuosismo canoro si mostrava negli acuti . Moltissimi dei brani di questa sera erano poco udibili dal punto di vista vocale  sulla prima strofa.

Che ne pensa il pubblico? Mi rendo conto che  poco interessano le considerazioni tecniche. Dopo tutto prima di fare sto mestiere non interessavano manco a me. Mi limitavo a dire semplicemente “mi piace” o “non  mi piace”. E se qualcosa non mi piaceva, davo la colpa al genere musicale o al pezzo. Oggi come oggi non la penso cosi e sono profondamente convinta che a prescindere dal pezzo, che può incontrare o meno  il gusto dell’ascoltatore, l’uso corretto e naturale della voce costituisca un must have che mette d’accordo pubblico ed autori.  Che dir si voglia, il senso del bello influenza il modo in cui valutiamo le cose. E’ quando senti una bella voce, è quando arriva quell’acuto sul punto culminante del brano, che rimani a bocca aperta e non ti scordi più le parole della canzone. A proposito. Gli acuti e le note tenute dove sono? Certo non vanno più di moda!! Un’ altra scusa per non cantare!

Per partito preso, vorrei che vincesse chi sa cantare e non chi ha portato il brano migliore. Il brano migliore è una questione di gusto e di background personale. Ma se sai cantare, anche l’orecchio meno esperto lo sa valutare, perché basterebbe essere intonati. Rieduchiamo il pubblico al bello. Insegniamo a sti cantanti almeno a non stonare.

Personalmente credo  che ci sia anche una forte connessione tra la scrittura dei brani e i limiti vocali degli artisti. Se uno ha una certa capacità vocale , autori e compositori possono divertirsi e sbizzarrirsi di più. Ma se hanno davanti uno che  a malapena ha 5 note su un’ ottava, chiaro che devono arrangiarsi con ciò che hanno. Certo , il testo , l’arrangiamento hanno la loro importanza. Mi chiedo però:  è forse  per questo che c’è tanta attenzione al brano e poco alla voce? Non abbiamo una voce valutabile, e quindi valutiamo solo i brani.

Un tempo la prima cosa che si diceva era: Che voce! Non lo sento dire più. Il massimo che sento è  “Bravo, elegante, rock, etc.” Ma di voce ed intonazione  a nessuno sembra più importare molto.  Il punto è che di talenti in giro ce ne sono. Sono forse ragazzi che si riducono a cantare nella stanzetta di casa loro perché nn hanno la smania del palcoscenico. Poi ci sono quelli amano più  il palco che la professione, sprovveduti tecnicamente e culturalmente. Possiamo provare a trovare artisti che abbiano ambedue le cose?
Il pubblico ringrazia!!!

 

 

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