Home Musica Recensioni Album L’autodeterminazione di Mengoni in “Atlantico” è una boccata d’ossigeno – RECENSIONE

L’autodeterminazione di Mengoni in “Atlantico” è una boccata d’ossigeno – RECENSIONE

Marco Mengoni e il suo lungo viaggio di due anni alla ricerca della propria autodeterminazione artistica presente nell'ultima fatica "ATLANTICO"

872
0
SHARE
mengoni
Crediti del FotoMontaggio Immagini ©FareMusic - FMD Copyright
Voto Autore

Chiuso l’Atlantico Fest, la tre giorni di eventi organizzata a Milano (vedi nostro articolo) per la presentazione dell’ultima fatica di Marco Mengoni, è il momento di parlare di musica e di raccontarvi il nostro ascolto.

Leggendo i crediti di “Atlantico” (Sony Music) emerge chiaramente il clima di condivisione che caratterizza questo disco. In primo luogo per i featuring di Tom Walker (“Hola – I Say“), di Vanessa De Mata e degli Selton (“Amalia”) e il cameo di Adriano Celentano (“La casa di Azul“). Poi per la presenza di El Grincho come produttore di “Buona Vita“. Infine per la lunga lista di autori: Andrea Bonomo, Gianluigi Fazio, Francesco Catitti, Alessandro Mahmoud, Frah QuintaleTony Maiello, Davide Simonetta, Piero Romitelli, Alessandro Merli, Giulia Monti, Davide Panziani, Dario Faini, Maurizio Carucci, Francesco Servadei, ma soprattutto Fabio Ilacqua autore decisamente più presente e incisivo.

mengoni

Mengoni produttore

In questo album finalmente si vede la mano di un Mengoni produttore e arrangiatore, perchè buona parte del disco è stato prodotto, e arrangiato, dall’artista di Ronciglione insieme alla collaborazione di Christian Rigano, ad eccezion fatta per la traccia
Hola (I Say) in cui Mengoni è affiancato alla produzione da Fabrizio Ferraguzzo (oltre che Cristian Rigano), la traccia Rivoluzione prodotta da Rudimental (la programmazione è stata affidata a Franklin Engineered e a Steve Weston), le tracce
Buona Vita e La Casa Azul prodotte (e arrangiate) da El Guincho e, per finire, la traccia Mille Lire prodotta da Takagi e Ketra.

Atlantico è un disco che apre uno spiraglio d’ossigeno nel mondo spesso asfittico delle ultime produzioni italiane: piacevole come una brezza nelle sere d’estate, anche se non ancora capace di trasformarsi in una “miracolosa” aria fresca. Ma siamo sulla strada giusta, e questa è una certezza, soprattutto se si raffronta quest’ultima fatica agli ultimi due album dell’artista, dischi non proprio lodevoli (a parte alcuni brani delle tracklist).

mengoni

Un viaggio lungo due anni

La scelta di raccontare l’esperienza umana e musicale vissuta da Marco Mengoni in questi due anni di viaggi in giro per il mondo è vincente, ed ha il pregio di trasformarsi in testi non banali e soprattutto in musiche che osano quel pizzico in più rispetto alle confortevoli armonie già sentite mille e più volte.

Il risultato finale è, però, ancora ingenuo e un po’ disomogeneo: i sapori del mondo sono disseminati qua e là senza essere stati metabolizzati, senza aver interiorizzato il legame tra ingredienti e ricette. I mondi musicali incontrati in viaggio sono soltanto emulati senza una vera e propria fusione.

Ciononostante Atlantico non è affatto lavoro informe o mediocre. Siamo davanti ad un disco che si distanzia chilometri dalle tante produzioni pop italiane che attualmente ritroviamo, inspiegabilmente, in cima alle classifiche: un guizzo artistico che lascia ben sperare per le future produzioni di Marco Mengoni.

Recensione in dettaglio

Entriamo nel dettaglio e, senza voler per forza scandire la tracklist, vediamo le varie canzoni.

Molto belle “Voglio” e “Dialogo tra due pazzi“, sicuramente i brani più autentici del disco. La voglia di autodeterminazione e di rivalsa su un’interiorità evidentemente inespressa è davvero ben incanalata in “Voglio“, brano di apertura del disco. Il testo è carico di immagini tipiche del diniego, urlate a gran voce (consapevolmente?) in faccia al Super-Io. La musica è carica di suoni modernamente pop con un ottimo equilibrio di elettronica e strumenti suonati e con un bel gioco di ritmi che fa pregustare la performance live.

Dialogo tra due pazzi“, ultima traccia del disco, si apre con la banale semplicità dei suoni e dell’ossessiva ripetitività del testo, rispecchiando l’apparente banalità del mondo esteriore dei pazzi.  Ma il velo si squarcia a metà del brano e l’interiorità si svela in tutta la sua poetica profondità, sorretta appena dalla musica. Ecco un estratto del testo:

Fermo sull’orlo del tuo sguardo prova a immaginare
sono un bambino sudato, un vento d’altalena
e sotto un cielo di cortile sono un cavaliere
e sono il capitano Akab, sono la balena
e sono un pesce, un aeroplano che ha graffiato il cielo
Sono un soldato, un passero di campanile
la filigrana di una febbre che si sente appena
e che non vuole guarire”

mengoni

Buona Vita” e “La casa azul” manifestano in modo evidente l’influenza latina respirata a Cuba. I due brani si ascoltano con piacere e mettono voglia di muoversi, ma si discostano troppo dal mondo sonoro di Mengoni che non riesce a impadronirsi del contesto: non è un caso che il cameo di Adriano Celentano arriva come un’apparizione senza possibilità di appello.

In “Hola” il tema del rimorso e della perdita è ben affrontato e il ritornello risulta molto efficace, anche melodicamente, nel raccontare una intimità interiore  irrevocabilmente persa. Musicalmente il brano è perfetto per lo stile di Mengoni e diventerà uno dei pezzi da cantare all’unisono dal vivo. Un piccolo appunto: perché due versioni? Mancanza di coraggio nel fare una scelta? Incapacità di ammettere che Tom Walker non ha aggiunto nemmeno un grammo di qualità a questo brano?

Interessanti “Muhammad Alì” e “I giardini di domani“, seppur diametralmente diverse dal punto di vista musicale. Energica e ritmata la prima, in grado di trasmettere la forza fisica e morale del famosissimo boxer a cui è dedicata. Intima e lenta la seconda, forte dell’inciso ben scritto, capace di scolpirsi nella mente di chi ascolta.

Nella media, invece, i brani “Mille lire“, “La ragione del mondo“, “Rivoluzione” ” Amalia” e “Atlantico” che seppur lontani dalla banalità e ben scritte non graffiano né per incisività dei testi né per particolari doti musicali. Tuttavia hanno il merito di essere perfettamente cuciti addosso a Marco Mengoni.

Da dimenticare, invece, “Everest” che risulta l’unica nota stonata di questo lavoro e che, francamente, poteva tranquillamente restare in qualche cassetto.

Conclusioni

Tirando le somme “Atlantico” è quindi un album dalle ottime intenzioni, in buona parte soddisfatte. Godibilissimo, anche se lontano dall’essere un capolavoro. Ma i capolavori, oggi come oggi, non li fanno nemmeno i più “grandi”. Un bel disco se confrontato al contesto pop italiano, ma sprovvisto degli artigli per lasciare dei segni indelebili. Ma Marco è giovane, di tempo ne ha.
Ma soprattutto Atlantico è una conferma delle enormi potenzialità di Marco Mengoni come interprete (e autore), e che fa ben sperare per le sue future produzioni.

TRACKLIST “Atlantico” di Marco Mengoni 

  1. VOGLIO (A. Bonomo, G. Fazio, M. Mengoni)
  2. HOLA (I SAY) feat. Tom Walker (F. Catitti, A. Mahmoud, M. Mengoni, T. Walker)
  3. BUONA VITA (F. Ilacqua, M. Mengoni)
  4. MUHAMMAD ALI (T. Maiello, M. Mengoni)
  5. LA CASA AZUL (F. Ilacqua, M. Mengoni)
  6. MILLE LIRE (F. Clemente, A. Mahmoud, M. Mengoni, A. Merli)
  7. INTRO DELLA RAGIONE (M. Mengoni, G. Monti, D. Panziani)
  8. LA RAGIONE DEL MONDO (F. Ilacqua, M. Mengoni)
  9. AMALIA feat. Vanessa De Mata, Selton (F. Ilacqua, M. Mengoni)
  10. RIVOLUZIONE (D. Faini, A. Mahmoud, M. Mengoni)
  11. EVEREST (M. Carucci, A. Mahmoud, M. Mengoni)
  12. I GIORNI DI DOMANI (F. Ilacqua, M. Mengoni)
  13. ATLANTICO (D. Faini, F. Servidei)
  14. HOLA (F. Catitti, A. Mahmoud, M. Mengoni)
  15. DIALOGO TRA DUE PAZZI (F. Ilacqua, M. Mengoni)

Commento su Faremusic.it