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Amici: i pro e i contro del talent più longevo in Italia

Amici lo seguo solo da un paio d’anni, e vorrei fare un paio di considerazioni. Ho snobbato questa trasmissione troppo a lungo, coi pregiudizi di chi si sente superiore a certa Minculpop, scoprendo poi cose sulla qualità della stessa trasmissione

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di Jack Cinico

Seguo Amici solo da un paio d’anni, e vorrei fare un paio di considerazioni.

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Ho snobbato questa trasmissione troppo a lungo, coi pregiudizi di chi si sente superiore a certa Minculpop, scoprendo poi, in ritardo, cose sulla qualità della stessa trasmissione, come ad esempio il fatto che molti dei talenti che abbiamo in Italia sono passati da lì, compresi alcuni degli stessi che ora sono Giudici o che l’anno scorso erano Coach.

Sappiamo entrambi che questa edizione ospita troppi “siparietti da melodramma Carrambiano”, che ormai entrare nei sentimenti personali della gente, ospiti, concorrenti e affini, è un modo collaudato per far breccia nel cuore dello spettatore, diventando di fatto la regola che conferma l’eccezione, e parliamo, ad esempio, della rubrica “c’è mamma per te”, ormai una costante, o dei i flirt dei ragazzi dietro (o davanti) alle quinte.

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Biondo

Abbiamo tristemente notato come alcuni sottogeneri pseudo-musicali siano diventate delle TRAP-pole per adolescenti in calore e per impresari discografici che di musica non frega nulla se non fare quattrini e a farli fare a ragazzini con cultura non proprio eccelsa (anzi… senza alcuna cultura a volte) che poi li sventolano insieme ai Rolex in concerti come quello del Primo Maggio.

Vediamo opinionisti che non hanno mai fatto musica ne’ danza, vediamo scenette con chef rinomati che sviliscono la propria dignità e immagine imitando i Cugini di Campagna o Renato Zero in playback, con tanto di parrucca e movenze dei tempi che furono de “Il triangolo no… non l’avevo considerato“.

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Insomma un pot-pourri di roba che non c’entra niente con la musica o con la danza, una insalata di sorrisi e di pianti, più o meno reali, che stanno snaturando, di edizione in edizione, lo spirito originario del format “talent-scuola” di Amici , riducendo il tutto a un ossequio alle esigenze di mercato o alle esigenze degli inserzionisti pubblicitari.

Ma non ho problemi ad ammettere anche che quel programma cova in sè dei talenti veri.
So che la voce di Emma Muscat o di Einar mi penetrano il cuore, che la danza di entrambi i gruppi è capace di coinvolgere e di far emergere delle capacità ottime da parte di (quasi) tutti, che alcune “prove impossibili” sono state gestite in maniera eccellente.
Mi piace pensare che lo spirito sportivo e di amicizia che si forma, anche e soprattutto nelle occasioni di incontro-scontro tra individui delle squadre opposte, il loro essere così coinvolti e rispettosi reciprocamente, non siano dettati solo dallo share ma da un approccio alla loro arte che sia davvero quello dello scambio, della gara in cui devi battere un avversario e non un nemico.

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Ermal e Einar

Mi piace pensare che la mia amata Elisa e la sua “rivale-amica” Emma, l’anno scorso abbiamo insegnato davvero qualcosa su ciò che la musica e ogni altra arte espressiva devono significare: abbattere dei muri, non costruirli.
Ed è una gioia per me vederle quest’anno ancora duettare con i ragazzi o le ragazze delle squadre, che non solo fanno professionalmente la loro parte, ma la cui voce non si lascia poi tanto dominare da quelle ben più famose delle loro beniamine.
Vedo un Ermal che mi piace ogni giorno di più, non solo sul piano musicale ma anche sul piano etico.

Certo, non che Eather Parisi sia un talento mondiale nel canto, ma ha competenze e passione, e quando ha una opinione non la manda a dire.
Non mi è simpatica la figura della Celentano che deve sempre avere qualcosa da sbraitare e trova sempre un modo per umiliare il concorrente sbagliato, ma forse non è sbagliato “metterli alla prova” anche di fronte ai continui bastoni tra le ruote che la vita ti pone.

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Emma Muscat e Carmen Ferreri

In generale a me il talent sta dando emozioni positive, se mi concentro sui talenti, così come l’anno scorso mi emozionava veder ballare Andreas o sentir cantare Ricky, i miei beniamini.

Trovo bello che i “big”, a cominciare dallo stesso Ermal, si mettano in gioco con i ragazzi, trovo emozionanti certe coreografie, vedo delle bellissime figure venire fuori, e un emozionante insieme di canto, ballo, scenografia grafica, luci.
Mi emoziona il vibrato, quasi soul, di Carmen Ferreri così come alcuni testi, per niente banali, di brani inediti dei ragazzi, che se ci pensiamo, sono ancora molto giovani e già scrivono e arrangiano da soli; e si, mi piace vedere come alcuni di loro siano veramente bravi e degni di nota.
Anche a dispetto dei bambinetti che farfugliano rap- trap a buon mercato col correttore di voce (vedi autotune). E a tutti loro, trappisti esclusi, auguro una lunga carriera.

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