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David Byrne: “American Utopia”, un racconto di speranza sul mondo odierno – RECENSIONE

David Byrne, ex leader dei Talking Heads, ritorna con un nuovo lavoro dopo 14 anni da "Grown Backwards". Il titolo del nuovo album è "American Utopia" (Todomundo - Nonesuch Records), prodotto dallo stesso Byrne con Rodaidh McDonald e Patrick Dillett.

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David Byrne
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David Byrne ritorna con un nuovo lavoro, dopo 14 anni da “Grown Backwards”.

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Il nuovo album è intitolato “American Utopia” (Todomundo – Nonesuch Records) ed è prodotto dallo stesso Byrne con Rodaidh McDonald e Patrick Dillett.

In questo lasso di tempo, comunque, l’ex leader dei Talking Heads non è rimasto fermo: infatti ci sono stati album composti in collaborazione con altri cantautori e musicisti (Brian Eno, Fatboy Slim, St. Vincent), un musical, un libro e recentemente un progetto denominato “Reason To Be Cheerful” (“Ragioni per essere felici”). Si tratta di una serie di scritti, fotografie, musica e incontri pubblici sul tema della speranza: il cantautore ed artista newyorkese ha raccolto storie, idee e notizie che possono essere identificabili come esempi di ottimismo, iniziative ed azioni applicabili anche ad altre culture come può essere una cittadina funzionante solo con energia rinnovabile, ad esempio.

Tutto ciò ha influenzato la genesi di “American Utopia“, ed anche se il titolo potrebbe farlo pensare, non si parla in questo album di una visione ideale dell’America, quanto piuttosto di un desiderio di migliorare la situazione attuale, in cui dominano cinismo ed egoismo, ponendo alcune domande (in modo indiretto): chi siamo, cosa significa essere umani, per esempio.

Le dieci tracce (scritte la maggior parte assieme all’amico e collaboratore di lunga data Brian Eno) possono essere considerate ciascuna degli spaccati di questo mondo, con alcune descrizioni di scene da punti di vista piuttosto originali, come vedremo.

Si inizia con “I Dance Like This”, amara e cinica (“And the truth don’t mean nothing / If you ain’t got the cash“) e a due facce: una ballata di piano interrotta da un ritornello dove dominano l’elettronica ed una voce robotica.

Con “Gasoline And Dirty Sheets” ci spostiamo in una zona di guerra, un campo rifugiati: gente rinchiusa e gente persa, che agli occhi di un bambino non ha un nome ma è come se fosse una famiglia.

Più di un animale compare in “American Utopia”: nell’allegra “Everyday Is A Miracle” (il cui ritornello vi rimarrà immediatamente in testa) abbiamo il punto di vista di un pollo, mentre in “Dog’s Mind” quello di un cane. Sono simboli di fatti inspiegabili per la mente umana, che non devono portare ad abbatterci quanto piuttosto a ripensare a come percepiamo il mondo in cui viviamo.

Se con “Bullet” viaggiamo assieme ad una pallottola lungo il proprio percorso attraverso una persona colpita da essa, con “Doing the Right Thing” ed il suo arrangiamento orchestrale c’è invece una riflessione più intimistica sulle decisioni che si prendono nella vita di tutti i giorni, a volte influenzati dal contesto di un mondo consumistico.

David Byrne
A collaboration with the Detroit School of Arts, featuring the Vocal Jazz Ensemble and filmed in part by the students of the Radio and TV Dept.

Everybody’s Coming To My House” (vedi video sopra), scelta come primo singolo, è forse la canzone più vicina alle sonorità dei Talking Heads con la forte presenza dei fiati e delle percussioni: un momento di condivisione con una delle frasi più interessanti del disco: “We’re only tourists in this life / Only tourists but the view is nice“.

Il disco termina con “Here” tra tastiere, percussioni ed elettronica: una fine ma potremmo dire anche un inizio, dato che si tratta di una descrizione delle varie zone che compongono il cervello, quasi fossimo davanti ad un medico. In fondo è dalla mente umana che parte ogni cosa: come vede il mondo, i suoi abitanti e come si rapporta con essi.

Il contributo di svariati musicisti negli arrangiamenti ha reso “American Utopia” un disco probabilmente poco organico ma non per questo meno ricco di spunti e con intatte alcune caratteristiche tipiche della musica di David Byrne, come gli influssi della musica caraibica, latina e dell’Estremo Oriente. Il tutto condito da testi originali che guardano al presente con leggerezza ma non superficialità, testimonianza di un artista sempre curioso, con una mente rivolta al futuro invece di ripiegarsi sul passato.

David Byrne

Tracklist: American Utopia – David Byrne

  1. I Dance Like This
  2. Gasoline And Dirty Sheets
  3. Every Day Is A Miracle
  4. Dog’s Mind
  5. This Is That
  6. It’s Not Dark Up Here
  7. Bullet
  8. Doing The Right Thing
  9. Everybody’s Coming To My House
  10. Here

David Byrne

L'”American Utopia World Tour” toccherà anche l’Italia nel mese di Luglio per tre appuntamenti:

16 Luglio – Milano – Teatro Degli Arcinboldi
19 Luglio
– Ravenna – Palazzo Mauro De Andrè per il “Ravenna Festival”

20 Luglio – Perugia – Arena Santa Giuliana per “Umbria Jazz”
21 Luglio – Trieste – Piazza Unità d’Italia

David Byrne
A Collaboration With David Byrne & The Detroit School Of The Arts

 

 

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