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Lorde: “Melodrama” è l’album della crescita e della conferma – Recensione

Lorde, la giovane cantautrice neozelandese che il compianto David Bowie aveva indicato come sua erede artistica, dopo l’enorme successo dell’album d’esordio Pure Heroine, è uscita con il suo secondo album, Melodrama, che ha il non facile compito di dover essere all’altezza del lavoro d’esordio, e soprattutto ha il delicato compito di confermare il grande talento della giovane Lorde.

Melodrama, anticipato dal singolo Green Light, esce a quattro anni di distanza da Pure Heroine ed è composto di undici brani inediti che, nell’intenzione dell’artista, vogliono raccontare la fine della storia d’amore con il suo ex, il dolore della separazione, il senso di solitudine, ma anche la rinascita. Insomma è un album che analizza il dolore ma anche gioia come esperienze di vita da vivere fino in fondo.

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L’intero disco è un coacervo di estremi, di opposti che camminano parallelamente verso cambi di registro notevoli, in cui i sincopati vocali, tipici della cantante, vengono esaltati magnificamente.

Green Light apre l’album con un’introduzione piano-voce suggestiva che procede successivamente con i tipici toni profondi e bassi di Lorde, fino a quando, all’improvviso, il brano esplode in un mood elettropop, ma anche dance pop. Grande canzone, che indica la maturità dell’artista rispetto ai tempi di Royals.

Notevole la traccia Homemade Dynamite, ipnotica e avvolgente attraverso i suggestivi sussurri dell’artista. E che dire della sorprendente Sober, inedita versione di una Lorde sopra le righe.

La ballad per eccellenza dell’album è sicuramente Liability in cui la voce e il piano si sposano perfettamente. Sober II (Melodrama) e Hard Feelings invece, sono brani che non lasciano scampo, ti fanno muovere a tempo grazie ad un beat forte, sincopato e martellante.

Ma la bellezza pura la si trova in The Louvre e la sua chitarra in apertura brano, il tutto corredato con cori perfetti durante il ritornello, sul ritmo di percussioni che ben si sposano con un testo che parla di una “dolce psicopatica”.

L’altra ballad dell’album è Writer in the dark, che emotivamente ha il suo punto più alto nella voce di Lorde, che sembra quasi pianga.

Perfect Places è l’ultima traccia del disco, un brano adatto per chiudere questo album, perchè ti invita ad un canto corale in una sorta di inno alla vita e alla ricerca del suo significato più recondito.

Traendo le somme, Melodrama non tradisce le aspettative: in esso troviamo crescita e maturità artistica, unicità di stile che ormai caratterizza l’artista, e che rimane tale pur esplorando altre “zone musicali”, diverse dal passato. Ma più di tutti l’album straborda di personalità, la stessa che la giovane artista ha dimostrato cancellando il suo concerto in Israele, tenendo testa all’ambasciatore israeliano che pubblicamente le ha chiesto di ripensarci.

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Lorde – Melodrama | Tracklist

01. Green light 
02. Sober 
03. Homemade dynamite 
04. The louvre 
05. Liability 
06. Hard feelings/Loveless 
07. Sober II (Melodrama) 
08. Writer in the dark 
09. Supercut 
10. Liability (Reprise) 
11. Perfect places

 

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