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2016: un anno micidiale

Voto Autore

di Roberto Manfredi

L’ultimo è stato George Michael, colpito da un attacco cardiaco nella sua casa, mentre stava festeggiando il Natale. Aveva solo 53 anni e molti progetti in cantiere: un nuovo album e un tour, ma se ne è andato. Ora finalmente se ne va lui: il 2016. Un anno terribile per la musica. Una vera ecatombe. Ricordare tutti i musicisti scomparsi è uno stillicidio.

Se ne sono andati David Bowie, Prince, Leonard Cohen, Keith Emerson, Greg Lake, Glenn Frey degli Eagles, Leon Russell, Paul Kantner dei Jefferson Airplane, Maurice White degli Earth, Wind & Fire, Black, Pete Burns, Bobby Vee, Steve Young, Gato Barbieri, Toots Thielemans, Nanà Vasconcelos e due grandi produttori come Giorgio Gomelsky e George Martin. Sicuramente dimentico qualcuno, ma non ho mai letto così tanti necrologi sui social come quest’anno.

Per spirito di reazione, qualche volta ho postato frasi come “ Bob Dylan sta bene” o “Keith Richards si è svegliato di buon umore”. E’ stato inevitabile quando mi sono accorto che Facebook si era trasformato in una raccolta di annunci funebri. Ma i musicisti hanno un gran dono, quello di rimanere immortali grazie a ciò che lasciano in questa valle di lacrime. La loro musica resta e resterà per sempre.

Una cosa che mi ha colpito profondamente, dopo la scomparsa di Bowie, quasi programmata dall’Artista stesso nel suo ultimo video “Lazarus”, è che Bowie da vivo non è mai stato primo in classifica come da defunto. Il solo pensarlo mi ha reso sgomento per un po’ di giorni e in un certo senso anche in questo momento in cui sto scrivendo. Che la morte sia un business quanto la vita non è un mistero ma fa un certo effetto vedere il mondo omaggiare con cotanto riconoscimento un Artista scomparso, quando è stato spesso dimenticato da vivo. Gli Artisti amano essere celebrati in vita, perché sanno che dopo la loro scomparsa, le loro opere resteranno per sempre.

A Keith Emerson questo non è accaduto negli ultimi suoi anni della sua vita. Dimenticato, malato e depresso perché non avrebbe più potuto suonare con la mano destra, nella notte tra il 10 e l’11 marzo di quest’anno, si è sparato un colpo in testa e l’ha fatta finita. Immancabilmente dopo pochi giorni, sono uscite tutte le ristampe degli album di ELP. Viene quasi da pensare che per un Artista in calo di popolarità, convenga inscenare la propria dipartita per avere quel riscontro e quella pubblicità che non ha mai avuto prima. Ve l’immaginate il suo funerale con tutti i fans, i giornalisti, i critici musicali, i discografici in lacrime di coccodrillo, e lui che nascosto in macchina, se la ride osservando tutto da un teleobbiettivo ? E poi vede le vetrine dei negozi con le ristampe dei suo album dimenticati, i titoli dei giornali, i commenti sui social di chi si spaccia per suo amico e suo fan. Quanta grazia tardiva.

Potrebbe essere il soggetto di un buon film. Ma questa è fiction, la realtà è che sta sparendo fisicamente un’intera generazione di grandi maestri della musica. La notizia della scomparsa di George Michael proprio nel suo “ultimo Natale”, è drammaticamente reale. Il 2016 chiude con un Natale orrendo, se pensiamo che proprio in questi giorni le radio trasmettono brani come “Last Christmas” e persino ie esecuzioni del Coro Dell’Armata Rossa, praticamente decimato nella recente sciagura aerea nel Mar Nero.

Il 2016 sarà ricordato come un anno terribile e la speranza è che il 2017 ci risparmi altri cronologi e ci regali invece delle magnifiche nascite artistiche. Abbiamo bisogno di nuovi Michael, di nuovi Cohen, di nuovi Bowie e di nuovi Prince. Abbiamo persino bisogno di una rinascita discografica, di dischi che ripopolino i nostri scaffali, prodotti fisici, da toccare, prestare, scambiare, oggetti tangibili da collezionare per rendere viva la nostra passione per l’unica arte che tutti possono comprendere e condividere : la Musica.

Addio 2016 e buon 2017, possibilmente dal vivo !

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