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MTV con il programma “Riccanza” trasmette il medioevo culturale raccontando la ricchezza

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di Leandro Barsotti

Esiste una pornografia della ricchezza, l’esposizione senza pudore del troppo, del non conquistato né sudato, della fortuna di essere nati così, come ammette uno dei giovani protagonisti del doc reality “Riccanza” (Mtv, il martedì sera).

L’idea del programma è semplice ma sociologicamente originale: seguire la vita di un gruppo di ventenni nati da famiglie molto, molto ricche, e senza commenti né giudizi, filmarli nel racconto della loro quotidianità. La figlia di Lamborghini, per dire, o il figlio del più importante costruttore persiano, ed altri ragazzi che si sono trovati a nascere nel benessere più esasperato. Le famiglie si intravvedono appena: sì, giusto per ricordare che quella nuova Mercedes due posti è stata regalata per il compleanno, o quell’appartamento in centro a Milano è arrivato come premio della laurea o, nel caso della giovane Lamborghini, come sia impegnativo anche decidere con quale auto andare a questa o quella festa per non fare troppo gli “sboroni” (terminologia molto usata e da cui, nonostante tutto, questi figli di straricchi cercano di tenere le distanze).

Quello che sembra centrale nella ricostruzione a pillole di queste vite apparentemente felici, è il bisogno di esistere e ostentare se stessi attraverso l’uso (in certi casi maniacale) dei social network. Come se ci fosse il bisogno profondo di raccontare prima di tutto a se stessi la propria vita. Come se tutto questo oro magnificato (le case, i party con gli amici a base di champagne, i Rolex acquistati come pasticcini, lo shopping sfrenato di ogni cosa sia alta moda) nascondesse una ferita che si può guarire soltanto narrando la vita su Instagram e Facebook , una vita che riduce il male, nasconde la spazzatura nel ripostiglio e si trasforma in una luminosa vetrina di Natale.

Si diceva che nel nuovo programma del canale adolescenziale di Mtv non c’è giudizio. Questi ragazzi che sembrano fratelli minori di Gianluca Vacchi, non hanno nulla da raccontare che possa essere in qualche modo utile agli altri. Vivono come semidei in una nuvola inaccessibile ai loro coetanei. Il compito della tv non è più formativo da un pezzo.

Così, impassibili, assistiamo a quello di cui si nutrono visivamente i nostri figli. Piombati in un Medioevo culturale, si assiste a distanza alla festa del castello. Il suo fossato intorno. I coccodrilli in mezzo. Mentre dal mare arrivano altri disperati a chiedere spazio nelle nostre capanne.

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Leandro Barsotti
Leandro Barsotti è autore, compositore, giornalista. Vive a Padova. Come cantautore ha realizzato cinque album negli anni Novanta, ha partecipato a due festival di Sanremo e un premio Tenco, il suo maggior successo è stato "Mi piace" nell'album "Vitamina" prodotto da Mara Maionchi e Alberto Salerno e realizzato da Michele Canova e Claudio Guidetti. Come giornalista lavora nel quotidiano "Mattino di Padova" (gruppo Espresso). Nel 2007 ha scritto "Il jazz nel burrone", una biografia romanzata (accompagnata ad un cd) dedicata al cantautore francese Serge Gainsbourg. Nel novembre 2016 esce il suo romanzo titolato "L'amore resta".

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