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domenica, Aprile 11, 2021

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La morte di Battisti diventa maggiorenne

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di Giuseppe Santoro

Ormai sono passati diciott’anni da quel 9 settembre 1998. Qualcuno potrebbe dire che per molti aspetti la morte di Lucio Battisti non abbia cambiato molte cose. D’altronde lui era sparito da tanto tempo e l’ultimo cd rilasciato risaliva comunque a quattro anni prima della sua morte.

Il suo cripticismo musical-letterario aveva già raggiunto vette insuperabili e sembrava molto difficile, a 55 anni, un ritorno alla musica leggera, ai concerti e alle comparsate in tv. È solo però un’apparenza (per citare uno dei suoi album) questa non mancanza.

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Battisti ci manca per quello che è stato e per quello che ancora avrebbe potuto essere. Ci mancano le sue canzoni “vecchie” che non sono mai invecchiate e quelle più recenti che ancora avrebbero molto da dire a tante generazioni.

Dell’ultimo periodo della vita di Lucio si è scritto tanto, forse troppo. Battisti non amava questa attenzione giornalistica e mediatica, preferiva che fosse la sua arte a comunicare col pubblico. Nemmeno la moglie, Grazia Letizia Veronese è mai stata d’accordo con lo sfruttamento dell’immagine del marito, salvo poi voler apparire come scrittrice nel primo album post-Mogol.

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Mogol, da par suo, ha sempre cercato un ricongiungimento fino all’ultimo con l’amico di una vita, cioè fino a quando spedì una lettera al cantante di Poggio Bustone che quest’ultimo lesse in lacrime in ospedale, quando ormai la vita lo stava salutando.

Nessuno ha mai capito realmente perché ci fu il famoso allontanamento che tanto male ha fatto ai fan di tutta Italia. Forse accadde tutto per colpa di soldi e diritti discografici, forse a causa delle mire poetiche della Veronese (confermate in diverse interviste dal padre di Battisti, Alfiero) o forse perché semplicemente l’uomo che ha rivoluzionato la musica italiana, colui che ascoltò le musiche anglosassoni e portò quel sound nel Belpaese, detestava ripetersi.

Da lì in poi cominciò il meraviglioso periodo sperimentale Panelliano, ancora da capire, ancora da apprezzare. Magari tra altri diciott’anni, quando tante emozioni saranno rimaste intatte.

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