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RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM DI DANIELE SILVESTRI, “ACROBATI”

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di Adrien Viglierchio

Quando arriva Daniele Silvestri ispirato è sempre un piacere ascoltare il suo modus operandi da paroliere ermetico e caratteriale nella sua esposizione musicale, uno che come i suoi amici della Festa (quella del Padrone) Niccolò e Max, rappresenta quanto di più intelligente ci si possa aspettare nel panorama italiano. Infatti dopo un Tour in Trio, oserei dire trionfale e apprezzatissimo a stampa e critica, ecco che esce anche il suo disco da solista, “Acrobati“, così come hanno anche fatto i suoi compagni di giochi.

Il primo impatto, prima di ascoltarlo, è la cover, interessante punto di vista da un oblò di un aereo in volo che scopre la miriade di persone in bilico funambolico, personaggi coloriti anni 50 su cui ricamarci storie.

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In realtà in questo album ce ne sono addirittura 18 di storie e inizialmente può sembrarci troppo. Oggi i dischi hanno brani di una durata massima di 3 minuti. Ascolti sporadici da smartphone e ci si sofferma poco nell’attenzione di una nuova uscita discografica, a meno che non sia un tormentone inculcato da martellate radiofoniche, peraltro lobbistiche. Per cui sembrerebbe inevitabile saltare di Palo in Traccia. Ma non è il caso di “Acrobati”, perché è un disco che può solo meritare attenzioni, per testi attuali ma raccontati con un sapore musicale retrò, pezzi molto ben arrangiati e, ci tengo a dire, che probabilmente tutto questo bel materiale avrebbe potuto far parte di due uscite piuttosto che una sola.

Uno come Silvestri è in grado benissimo di sintetizzare l’essenza di una sua specifica comunicazione anche solo con 9/10 brani e magari attirare ancor più attenzione. Ma comunque la qualità resta e ora andiamo a descriverla, non prima di aver citato, come nelle migliori recensioni, i musicisti e i crediti all’interno di questo viaggio acustico e spensierato.

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Daniele ha scritto tutte le parti direttamente in studio, assieme, per lo più, ad una serie di musicisti nuovi che viaggiano da Milano (Dellera, D’Erasmo, Gabrielli. Sebastiano De Gennaro) a Roma (Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion), fino ad amici dell’amata Puglia (Caparezza e Roy Paci, nei cui studi si è svolta la prima parte delle registrazioni), insieme ad ospiti vari (come Diodato, già conosciuto per la sua ottima “Babilonia” proposta a Sanremo e un successivo interessante album “A ritrovar Bellezza”).

Acrobati è un disco che racconta molte cose, e oltre che cantarle le parla, le vive, le trasmette anche in modo teatrale. Dal sussurro all’urlo, fino alla delicatezza ritrovata e la nuova morale insegnata.

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Vediamo nel dettaglio questo suo percorso che lo stesso Daniele considera come il miglior prodotto della sua carriera.

La mia Casa”: Un inizio quasi alla Bennato sembrerebbe, ma dove poi sono i testi a rapirne il viaggio. Il suono volutamente sporco dell’attacco di chitarra rimanda alle band anni 70 nelle cantine buie. Si vola in varie parti del mondo, da Londra a Parigi col suo Bataclan ad Istanbul fino a rientrare nella sua Casa, quella di Daniele a Roma.

Quali Alibi”: Un singolo che si è fatto notare molto con un videoclip altrettanto singolare e creativo grazie a un montaggio straordinario dei testi del brano mostrati in sincrono con i ritagli di giornale, un racconto politico e criminoso spiato da un particolare uccello spia che ricorda i droni meccanici dell’800 e un chiaro messaggio a questa italia subdola che di sottobanco tenta di fregarci in silenzio. Un Reef ridondante e ironico che porta il pezzo a guadagnarsi il titolo di “Gran bel Singolo”

Acrobati”: Brano che titola l’intero lavoro, voci di donna che parlano di far Pace e poi parte l’attacco di piano e siamo a guardare tutti insieme dall’oblò della Cover. Un Pad di sospensione ci porta a viaggiare in volo con Daniele, un ticchettio effettato ci accompagna nel suo fluttuare. Quasi sembra un brano del suo amico Niccolò Fabi che ci abitua a queste morbidezze. Le influenze di stare insieme a volte contaminano i reciproci dischi. Ipnotico, Riflessivo…visto dall’alto.

Pochi Giorni” (feat. Diodato): In collaborazione con Antonio Diodato passiamo ad un brano elettronico fatto di suoni che ci immergono in una Sala Giochi dal sapore vagamente speziato di Messico. Una storia d’Amore da vivere in Pochi Giorni. Gradevole…ma non Decisivo

Un Altro Bicchiere” (feat. Roberto dell’Era): Ecco un brano che merita di stare nella tracklist, specialmente per l’inciso che ci riporta nettamente al sapore Beatlesiano. C’era riuscito solo Cremonini fino ad oggi, ricreare questi suoni British e riportarli in un disco italiano in modo chiaro, netto e professionalmente adattato a un contesto d’Autore Italiano non era di certo impresa facile. Qui la collaborazione vede l’intervento di Roberto dell’Era detto “Dellera” bassista e compositore degli Afterhours, grandissimo gruppo Indie del nostro paese, molto sottovalutati. E ci piace molto anche la scelta del finale rallentato.

La mia Routine”: I suoni analogici scelti per il sound acustico dell’intero disco sono caldi e accoglienti, rendono l’ascolto piacevole e utilissimo ai nostri viaggi in auto nella nostra Routine canonica. Il testo è puntato sulla Ripetitività che prevede ciò che sarà, un gioco di parole con cui Daniele sa giocare incredibilmente bene. Ad ogni brano un piccolo tocco Vintage che rende il disco dotato anche di toni nostalgici.

Cosi Vicina”: Ah…ci voleva un po’ di respiro, torniamo al groove di una ballad anni 70 americana, questo pezzo andrebbe tradotto anche in inglese, una melanconica chitarra e una melodica voce di un Silvestri Blueseggiante, un azzardo ben riuscito.

La Verità”: Altra nota di carattere in questo disco è l’utilizzo degli strumenti a tastiera, organi, hammond, synth di vecchia costruzione magistralmente mixati. Anche qui il sapore retrò moltiplica il viaggio sonoro. Sembra di entrare nel Cotton Club di Duke Ellington e al sottoscritto avendone cantato e ricantato, piace molto. Storia di un immagine confusa tra l’accettazione di alcune Verità e la voglia di averle superate grazie a un Amore forte di un sentimento intatto.

Pensieri”: Giusta prosecuzione del viaggio con l’organo blues che lega la storia. I pensieri di perdersi dentro una donna senza sapere se ritornerà. Canto di ricordi conditi anch’essi di chitarra blues. Ben costruito. Un brano fratello del precedente.

Monolocale”: Torna a casa Daniele, nel suo Monolocale. E ci torna condito di Teatro Canzone, di parole soprattutto recitate sullo stile di Gaber, sembra quasi aspettarsi a breve una sua battuta. La quotidianità di una madre con tutti i suoi condimenti giornalieri. Un brano che in tour potrebbe avere un’ottima scenografia condita di divertimento. Anche perché alla fine del pezzo ci aspetta il colpo di scena.

La Guerra del Sale” (festa Caparezza): Quando si collabora con Caparezza, altro mietitore della parola, sappiamo già che abbiamo davanti un analisi accurata di un brano. Mixare Silvestri e Caparezza è stata una grande pensata. Brano dove torna il Sound e la Velocità del BPM, quasi un arrangiamento da SKIN. Si gioca sul Sale come metafora per raccontare vari concetti ed aprire all’inciso l’ingresso in scena di Mr Caparezza. Sale in Zucca, Pressione che Sale, Sali sul traliccio e Salirò Salirò…anzi SALERO’ SALERO’. Possibile nuovo Singolo.

A Dispetto dei Pronostici”: Passiamo dal Rock al Walzer, un Mood da Carillon. Daniele entra da cantastorie in questo brano arrangiato da colonna sonora Felliniana. “A dispetto dei pronostici c’è un piano di battaglia che a lei non piacerà”…dice al Generale protagonista di questa storia. La responsabilità delle accuse e dei pesi da dover sopportare per un incarico cosi brutale. Piacevole Ritratto.

Come Se”: Il salto temporale torna al Silvestri di oggi. Il Piano protagonista di accordi netti in levare su tempi composti, incisivi nel raccontare meglio questo dialogo tra lui e una donna. A metà brano il trittico di accordi distona appositamente come in un cambio emozionale e arrivano alcuni controcanti femminili e arriva il ricordo d’amore “Come Se” “Potrei Sorprenderti”.

L’Orologio”: Pezzo in collaborazione col bravo Cantautore Diego Mancino. Incentrato sul tempo che sfugge, tra Sax e Chitarre, qualche nota scordata volutamente ticchettante da un orologio scarico, perduto e che non si sa più quali ore riporti.

Bio-Boogie” (Feat. Funky Pushertz): Bellissimo spaccato sul tema del momento, il BIO, il KM 0, giustamente Daniele cavalca l’onda della moda d’oggi attraverso la sua visione Romanesca, quella di suo Zio che più che essere cibo BIO preferisce che sia cibo “SUO”, fino ai Funky Pushertz che sfoggiano il loro pensiero napoletano, la loro cultura controcorrente e verace. “Nu u Sacc se è giust o sbagliat”. Bellissimo e innovativo tormentone Funk. Altro super Singolo.

TuttoSport”: Piccolo intervallo nostalgico dedicato allo sport, raccontato da un Daniele Silvestri dal sapore che sa di “Jannacci”, un piccolo sipario che impreziosisce il disco, lo abbellisce di una bella novità.

Spengo la Luce” (Feat. Roberto dell’Era): Ed ecco che sul palco con Daniele rientra Roberto Dellera, un altra bella ballata danzante di chiusura notturna al fianco della propria donna, in ricerca del Sonno che non arriva, un violino ammaliante che affianca la sensazione del mal di testa, le voci dei vicini che non ti permettono di trovar Pace. La semplicità del quotidiano raccontata in un disco dai molti movimenti.

Alla Fine” (feat. Diodato): Esce dal campo Dellera e rientra Diodato sul finale, un brano titolato come già fece Zucchero in “Chocabeck”. “Alla Fine” rappresenta il perfetto finale leggero e sinuoso, chitarra e Synth in formato “Ambient”. “Alla fine si può anche mentire a fin di bene” dice Daniele seguito da alcuni vocalizzi che si perdono nell’Aere in sospensione dove l’ultima cosa che arriva all’orecchio è un “GUARDA” come per guardare nuovamente da quell’Oblò la vita funambolica di noi esseri umani sempre Acrobati.

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Adrien Viglierchio
Mi occupo di Musica e di Medicina Alternativa Olistica da oltre 22 anni. Unire queste 2 grandi Discipline Insieme è stato lo scopo della mia Vita. Il Pianoforte in Conservatorio, gli studi di Canto, le Esperienze col Jazz per 3 anni, con la Lirica per 7 anni e col Musical in Europa nei 4 anni successivi, mi hanno portato a realizzare il mio Disco d’Esordio Etno Pop “Il Dodicesimo Pianeta” come autore e compositore, mansioni che svolgo tutt’ora per altri Artisti ed Eventi. Ho unito la mia scrittura inserendomi con “La Voce che Guarisce” nel libro Accademia di Canto dell’amica e collega Vocal Coach Danila Satragno, conducendo la rubrica radiofonica “Vibrazioni Musicali” per Radio Oltre Roma e partecipando come special guest all’evento “Lumiere” San Gimignano 2014 con la colonna sonora ufficiale del 12°mo Pianeta. Sempre alla ricerca di Nuove Sculture Sonore in grado di far Vibrare i Grandi, ma soprattutto i Piccoli…i Nuovi Piccoli che dovranno cambiare la Nuova Era. Il Futuro per me è la Musicoterapia…realizzata con Studio, Evoluzione e Consapevolezza.

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