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domenica, Agosto 1, 2021

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Le canzoni della mia generazione: Dire Straits

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

In cattive acque, parlando di musica, non si è mai trovato. Nemmeno quando era timoroso di far ascoltare in pubblico la sua musica. Ma ci si trovò economicamente a un certo punto della sua vita. Mark Knopfler, scozzese di Glasgow con origini ungheresi, laureato in letteratura inglese, giornalista e insegnante, ha inventato un genere musicale che non esisteva, un rock che qualcuno, con acume, definì “friabile”, che ha contraddistinto un’epoca in cui tutto quello che poteva succedere nella musica è successo. In cui dovevi tenere le orecchie sempre tese, perché qualsiasi cosa venisse fuori dalla radio era potenzialmente un capolavoro.

Per i Dire Straits accadde tutto semplicemente, senza enfasi, senza atteggiamenti da rock star. Partirono in tre da un appartamento a Deptford, area sud-est di Londra a un passo dal Tamigi. A David, chitarrista e fratello di Mark, e John Illsley, bassista che lavorava in un negozio di dischi si aggounse lo stesso Mark, reduce da un matrimonio fallito. Suonava anche lui la chitarra per hobby in qualche gruppo e dava lezioni. La passione ce l’aveva da sempre. Da ragazzino desiderava una Fender Stratocaster rossa, ma il padre non poteva permettersi un regalo così costoso e gliene comprò una più economica. Negli anni precedenti, tra un lavoro e l’altro, Mark aveva scritto dei pezzi, ma non ci credeva granchè. E poi c’era quella sua ritrosia ad esibirsi, così poco adatta a farsi notare nel mondo della sfrontatezza e degli eccessi. Insomma tra Mark Knopfler e il successo c’era l’oceano. La traversata cominciò nella primavera del 1977 in quell’appartamentino vicino al Tamigi.

I tre partirono dai pezzi scritti da Mark negli anni precedenti. Arrivò anche il batterista, Pick Withers, che portò in dote il nome del gruppo, “Dire Straits” (terribili ristrettezze), suggerito da un suo amico per ironizzare sul fatto che i ragazzi non se la passavano benissimo. Anche perchè la musica limpida e sobria che proponevano era esattamente agli antipodi delle tendenze musicali di quegli anni, in cui punk e disco la facevano da padroni. Ma quei pezzi scritti da Mark in precedenza erano formidabili e la traversata fu inarrestabile: 1978 (Dire Straits), 1979 (Communiqué), 1980 (Making Movies), 1982 (Lover over Gold), un grande album all’anno, decine di canzoni indimenticabili.

Il mondo tributava ai Dire Straits un successo colossale mentre loro mantenevano quel profilo sobrio, tranquillo, come se nulla fosse cambiato dai tempi degli inizi a Deptford. “Brothers in arms”, che ho scelto per rappresentarli, conteneva almeno sei capolavori (Money for nothing, scritta e cantata da Mark insieme a Sting, Why worry, So far away, Walk of life, Your latest trick ed ovviamente la fantastica Brothers in arms). Fu il pubblico ad attribuire un ruolo storico a quel disco, con l’acquisto di ben 35 milioni di copie in tutto il mondo. I Dire Straits si sono sciolti nel 1992. Anni dopo Mark Knopfler disse in un’intervista:

“Negli ultimi anni eravamo diventati una struttura gigantesca: durante i tour mi capitava di mangiare con persone del nostro staff che non conoscevo nemmeno, mentre a me sarebbe piaciuto stare un po’ a casa con i miei figli e dedicarmi a ciò che so fare meglio, ossia scrivere canzoni. Considero i Dire Straits come un luogo meraviglioso da visitare, ma non in cui fermarsi per viverci.”

Mark il timido è rimasto timido. Il successo non l’ha cambiato e lui ha mantenuto la stessa modestia con cui suonava nei localini di Londra a metà degli anni 70. L’antidivo più famoso della musica mondiale. Chissà se ora crede un po’ più in se stesso… Una cosa certamente è cambiata: ora ha tutte le chitarre che vuole.

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