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RECENSIONE: “25” di Adele – L’amore, l’abbandono, la nostalgia. Un disco d’altri tempi

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di Adrien Viglierchio

25” sono gli anni di una Voce Unica che ha la struggenza di Adele, un’ARTISTA eccezionalmente e concettualmente avanti con gli anni pur essendo giovane.

“25” è il disco che ti aspetti, molto classico e per certi versi molto prevedibile, confezionato superbamente, mixato con grande classe, con quella presenza sempre li davanti alle tue orecchie di quella voce potente e calda senza essere mai sguaiata, mai eccessiva, a volte trattenuta, a volte impetuosa…con un velo di malinconia generale e impercettibile tristezza data probabilmente dal vissuto di Adele Laurie Blue Adkins.

C’è un dato oggettivo però: i numeri dei sequel molto raramente pareggiano quelli dei blockbuster come “21”…quindi staremo a vedere. Per il momento mettiamoci calmi ad ascoltare.

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Adele non ha più 21 anni, non ne ha neanche 25 (che sono gli anni a cui ha iniziato a lavorare al disco). Non ne ha neanche 40, ma di sicuro non siamo più di fronte alla ragazzina dal cuore spezzato che interpreta canzoni in cui tutti si possono immedesimare. Non ha seguito il divismo, l’ego da super star, Adele sceglie di rimanere un passo indietro, di preservarsi e non sovraesporsi, ed è la mossa vincente.

Lei è una performer vintage per immagine big size, viso di porcellana e lineamenti puliti, colore vocale e interpretazione black.

Questo che sto per presentarvi è un album volutamente retrò, e in questo, sia che siano registrazioni da studio che performance live con qualche piccolo cedimento nella prima parte, lei è comunque praticamente perfetta.

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Hello Primo Teaser Trailer che preannunciava il suo saluto al grande pubblico. Seguito dal brano completo.

La conosciamo tutti ormai, quasi 400 milioni di visualizzazioni ad oggi del suo bellissimo videoclip patinato in carta seppiata. “Hello”, brano scritto da Greg Kurstin, segna il suo grande ritorno. Il suo viso grazioso e la sua corporatura dimagrita esplode in questo inciso dove la grinta del cantato in levare, sia il suo che dei cori, rilasciano la linfa essenziale del blues regalandoci la voglia di cantarlo e ricantarlo ancora. Un capolavoro di arrangiamento voce e piano in una melodia semplice, senza eccessi…non servirebbero.

Send My Love (To Your New Lover): Alterniamo subito con la ritmica per muovere il disco verso la danza d’ascolto, mossa intelligente passare da Hello ad accordi maggiori in chitarre acustiche, gran cassa, attimi di vuoto e ripartenza. Brano molto pop alla Taylor Swift. L’album promette bene. Scritta con Max Martin & Shellback, coppia di autori per la prima volta al lavoro con Adele ma di lungo corso nel pop (appunto dicevamo Taylor Swift e Britney tra i tanti nomi).

I Miss You: Se in questo disco cercavate la “Rolling in the Deep” di 21, l’avete trovata. Nell’Intro una batteria possente e incalzante, ma soprattutto asciutta e precisa nell’aprire il brano con l’amalgama di voci lontane. E Poi arriva la voce di Adele e spazza via ogni cosa: “I want every single piece of you/I want your heaven and your ocean too”. Scritta con lei da Paul Epworth (già al lavoro su “21”). Team perfetto non si cambia.

When We Were Young: Adele anticipa con la versione dal vivo in studio di questa bellissima ballata basata sul piano, e poco altro, delicatezze di arrangiamenti di classe e una struttura fatta per esaltare voce, che qua gioca più sull’emotività che sulla potenza, specialmente nelle strofe amiamo particolarmente i suoi bassi emozionanti e il suo timbro spesso sporco nell’interpretazione. Un brano con un melodia che resterà di certo ben impressa nel nostro background emotivo. Scritta con Tobias Jesso, Jr., giovane cantautore canadese alla Randy Newman il cui debutto “Goon” è stato uno degli hype di inizio 2015. “Do you still care?” un passaggio emozionale studiato alla perfezione per commuovere grandi e piccini, cori sul finale degni del pezzo perfetto per l’imminente Natale.

Remedy: Molti si aspettano da Adele la “Someone like You” di questo disco. Eccola. Ryan Tedder dei One Republic e uno degli autori/produttori più importanti degli ultimi anni, già presente in “21”, si mette al piano e con Adele crea la magia di quella che sarà forse la canzone più Coverizzata dei prossimi tempi. La melodia è tipicamente One Republic e da il meglio di se grazie all’impeccabile mixaggio che trasporta le corde dei tasti pianistici uniti alle corde vocali di Adele direttamente davanti all’ascoltatore.

Water Under The Bridge: L’alternanza dei brani nella tracklist di un disco è uno studio fondamentale per non stancare l’ascolto. E infatti qui torniamo al suono pieno, ritmato, poppeggiante, piano, chitarra in secondo piano e una ritmica che intervalla e riempie i secondi del Non Cantato. Energia pura, gioia corale in “Have I have asked for much/the only thing I asked is your love” e “Don’t pretend that your don’t want me/ our love ain’t water under the bridge”: richiami dal Gospel, tanta Anima Song scritta con Greg Kurstin, autore da Grammy con Kelly Clarkson e alla prima collaborazione con Adele.

River Lea: Ed eccolo qui il gospel contemporaneo, col classico percorso verso la melodia aperta sul Reef. Il tappeto di voci mantiene Adele nella sua costanza vocale, qui ammorbidita con un testo che ripete forse troppe volte “the River Lea”, avrei accorciato alcuni secondi. Ma l’incedere è ancestrale e potente. Produce Danger Mouse con i suoi inconfondibili preset sonori (anche autore del brano stesso).

Love In The Dark: A differenza dei testi di “21”, questa volta è la stessa Adele ad aver spezzato il cuore di un’Uomo: “Please stay where you are, don’t come any closer, I’m being cruel to be kind, I can’t love you in the dark”. Il brano comincia con un tappeto forte e deciso per lasciare spazio agli archi sapientemente bilanciati con alcune parti di pizzicato e un ritornello di grandissimo effetto, anche questa volta mixaggio orchestrale perfetto. Il brano è scritto al fianco di Samuel Dixon, co-autore di Sia e bassista nel gruppo di Adele.

Million Years Ago: Caspita come amo questo pezzo. Non te l’aspetti un inizio cosi struggente in voce e chitarra, un ricordo nostalgico all’ennesima potenza che ricorda quei film sulla costiera francese in decappottabile. Un brano che racconta un tempo perduto e mostra un Adele più in la con gli anni, come fosse quarantenne nel cantare: “I miss the air, I miss my friends, i miss my mother, I Miss it when my life was a party to be thrown, but that was a million years ago”. E invece sono solo 25. Anche qui autrice con Greg Kurstin. E’ qualcosa forse di già sentito, anche nella sua stessa autocitazione nella cover di “Lovesong” dei Cure presente su “21”. Qui la nostra MINA nazionale potrebbe cogliere la palla al balzo e farne una versione italiana superlativa. (Adele la ricorda molto).

All I Ask: Parte il brano e sembra quasi di trovarci nella ricerca pianistica di un giro simile a “Turning Tables” ma poi la curva melodica muove diversamente e ci porta alle matrici di Bruno Mars (autore del pezzo…e si sente), per poi arrivare in più di un passaggio alle cadenze vocali alla Whitney Houston. Un brano che non mi aspettavo, forse un tantino fuori tema dalla grana calda che abbiamo appena sentito. Qui entriamo in un contesto troppo american style e meno inglese che a mio avviso non la riguarda e finiamo per considerare il brano più debole rispetto agli altri. (forse da non inserire nella tracklist…non sarebbe cambiato nulla).

Sweetest Devotion: Considero l’inserimento delle voci dei bambini un ingrediente quantomeno necessario nei dischi di oggi, una vera speranza per il futuro, quindi ottima scelta andando sul finale del disco. Chitarra a giro quasi Western sia in apertura che in chiusura. Forte il richiamo che Adele stia cantando di suo figlio, e che sia proprio la sua voce la dolce devozione del titolo: “With your loving there ain’t nothing that I can’t adore” e “There is something in your loving that tears down every wall”. Scritta con Paul Epworth, cantata quasi fosse un brano alla Shania Twain di grande energia.

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E qui il disco per molti potrebbe essere anche finito, perché nella versione classica i brani totali sarebbero 11. E invece noi siamo stati cosi fortunati da avere tra le mani una Special Edition denominata “Target Exclusive” con 3 Bonus Track di cui vado immediatamente a parlarvi.

Can’t let Go: Eccola la “Turning Tables” che tanto cercavamo. 3 minuti di perla preziosa voce e piano con quell’incedere minore su tastiera che chiama il bacio della sua voce. Subito familiare, orecchiabile, perfetta, dolce al punto giusto fino ai cori finali, puliti, mai troppo esposti ma delicati. Dura il giusto, riascoltiamola.

Lay me Down: Si riaprono le ritmiche, un album davvero ben congegnato nel movimento sonoro. Adele torna nel suo Soul regalandoci una perla suonata e cantata con grande impeto tenendosi per mano alle sue coriste tipicamente retrò degna del miglior locale musicale notturno.

Why do you love me: Si alza il volume sul finale aumentando i BPM e accelerando il suo incedere Vintage unitamente al suo corale swing group che la supporta con ritmo in levare nel portare a casa il premio come miglior album, miglior arrangiamento e miglior interprete femminile.

Un fiocchettino natalizio assolutamente da regalare ma solo a chi davvero ha voglia di mettersi una cuffia decente in testa o addirittura acquistandone la versione in Vinile, perché non possiamo permetterci di perdere nessuna sfumatura di questa registrazione cosi asciutta e precisa.

D’altra parte Adele ci ha abituato bene e questo non è certo un disco da Streaming su Smartphone tanto che la stessa Adele ha deciso di toglierlo da tutte le piattaforme con unica possibilità… la via del Download legale.

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